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IL BOLLETTINO
DEL CENTRO STUDI STORICI
ALTA VALTELLINA

INDICE DEL BOLLETTINO N. 9 - 2006 

Documenti valtellinesi della figurazione petroglifica denominata “tria”
DAVIDE PACE† *
Fra le innumeri figurazioni simboliche create dalla feracissima escogitazione religiosa – mistica mitica magica – dello spirito antico, va conquistando cospicuo rilievo nell’archeologia petroglifica la composizione che con altri appellativi non proprio congruenti ha quello relativamente accettabile di “tria” (1). L’espressione regolare del concetto figurativo è costituita da tre quadrati simmetricamente concentrici con quattro segmenti mediani che congiungono i quadrati senza invadere la superficie del quadrato minore.

La fondazione dell’ospizio per i poveri di Bormio
ILARIO SILVESTRI
Il passo evangelico dove Cristo esorta a prendersi cura degli affamati, degli assetati, degli ignudi, degli ammalati, dei forestieri (Matteo 25, 35-40) fu l’ispirazione alla pratica della caritas nella politica sociale della Comunità di Bormio, nelle istituzioni assistenziali delle Parrocchie, nelle associazioni di laici come le confraternite ed anche nell’esperienza di ogni cristiano.
Le “Sette opere di misericordia corporale”, la cui formulazione nacque, con ogni probabilità, nel Medioevo, dopo la Controriforma, divenne l’elenco di opere pie e meritevoli, ancora oggi tanto popolare, che entrò nella coscienza di ogni cristiano perché inserito nei primi catechismi, nel gruppo cioè di insegnamenti e preghiere che dovevano essere imparati a memoria…

Un inventario dei mobili nella sacrestia di S. Giorgio di Grosio del 1507 e note sui curati Rumoni
FRANCESCO PALAZZI TRIVELLI
Tra le imbreviature del notaio grosino Filippo Rumoni (1) si trovano anche le copie di una serie di atti interessanti la Chiesa di s. Giorgio e, tra questi, un atto del notaio Stefano Pini datato 31 maggio 1507 che contiene l’elenco degli oggetti ritrovati nella sacrestia della chiesa stessa al momento della presa in consegna da parte del nuovo curato, il sacerdote Filippo Rumoni, avo omonimo del summenzionato notaio. Prima di dedicare qualche commento a tale scritto sarà bene un’attenta lettura: il documento, dal canto suo, ha il non disprezzabile pregio di essere abbastanza conciso…

Un carmen del 1553 in lode della “Magnifica Terra”
FRANCESCO PALAZZI TRIVELLI
Non è difficile rinvenire nelle imbreviature notarili delle annotazioni talora relative a ricordi familiari, talaltra interessanti gli avvenimenti particolari, sia politici, sia a memoria di eccezionali eventi atmosferici quali rovinose frane con perdite di uomini e cose o grandi siccità, con conseguenti gravi danni all’agricoltura e causa di forti aumenti dei prezzi al dettaglio, cosa che non manca di essere sottolineata con particolare precisione, oppure, e più di frequente, eulogie o massime morali o concernenti l’arte o la figura del notaio, mentre è decisamente raro imbattersi in poesie, vuoi del notaio stesso che di terze persone. Nel caso che presentiamo il notaio Antonio Fogliani Bonetti ha voluto tramandare ai posteri l’opera del proprio genero…

Fontane di Oga nel 1558
REMO BRACCHI
In giorno di sabato, l’ultimo di aprile dell’anno 1558, giunge al Magnifico Consiglio di Bormio da parte di Giovanni Pietro detto della Roch, Cristoforo Salomoni, Baldassarre del fu Francesco di Pietro di Apollonio, Andrea della Gallina, Bartolomeo del fu Pietro di Cristoforo di Andrea e di Giacomo del fu Tonio di Cristoforo di Andrea, tutti e sei di Oga, in qualità di deputati della loro Vicinanza, una supplica con la richiesta che si conceda loro il permesso della cattura di una sorgente d’acqua da condurre in paese. La domanda prevede che, in prossimità dell’abitato, il corso venga suddiviso in due canali divergenti, da tracciare lungo solchi bene individuati, così che possano, per la comodità dei Vicini, alimentare due fontane da dislocare nei luoghi ritenuti più idonei per l’approvvigionamento…

Uno skyline di Bormio della prima metà del seicento
STEFANO ZAZZI
Nel contesto dei restauri delle cinque tele del presbiterio della collegiata, promossi recentemente dall’arciprete Don Giuseppe Negri, lo scorso giugno, è stato riposizionato sulla parete sinistra il primo dipinto. L’operazione di restauro, curata dal prestigioso laboratorio di Pinin Brambilla Barcilon in Milano, ha riconsegnato in splendide fatture la tela (le dimensioni sono di cm. 297 x 218) che raffigura l’incoronazione della Vergine con Bambino, in in basso stanno San Sebastiano, San Fabiano e San Rocco.

Della forza attrattiva delle idee
LORENZA FUMAGALLI
Un piccolo quaderno, semi bruciato, custodito all’interno dell’archivio storico del Comune di Bormio, contiene, grazie all’accurata trascrizione fattane da Ignazio Bardea, il pensiero filosofico del marchese inglese De La Tourrì sulla capacità attrattiva delle idee.
La sua posizione discordava con la tesi promossa da Isaac Newton, e rappresentava uno dei tanti pensieri scientifico – filosofici nati nel periodo illuminista per superare ed abbandonare le poche ed incerte conoscenze elettriche delle “pietre viventi” greche, il bastone magnetico del pastore Cretese, il dinamismo universale cinese dello Yin e Yang, la superstizione medioevale della contaminazione funesta e magica, e molto altro, per poter giungere alle recenti scoperte elettromagnetiche.

Brevi cenni sulla dignità parrocchiale attribuita alla chiesa di San Cristoforo in Premadio
ANNA LANFRANCHI
In data 12 luglio 1833 il parroco di Premadio Antonio Lazzeri scrive a monsignor Carfana, vescovo di Como, chiedendo che la chiesa di S. Cristoforo recentemente costruita nel centro di Premadio venga elevata al rango di Parrocchiale, escludendo quella più scomoda e distante di S. Gallo. La Parrocchiale, per sua stessa definizione e in conformità a precisi decreti ecclesiastici, deteneva una serie di funzioni che non potevano essere demandate alle chiese filiali e alle quali la popolazione doveva sottostare; inoltre essa era vincolata ad alcuni legati che condizionavano la sua attività…

Una storia d’amore e di vendetta: le peripezie del Gambarel
GRAZIELLA PINI e DARIO COSSI
Siamo tutti convinti che la vita moderna sia frenetica, a volte addirittura convulsa, piena di imprevisti e di contrattempi, che la nostra sia un’epoca in cui la vita è così movimentata anche perché è facile spostarsi e viaggiare per l’abbondanza di mezzi a disposizione, quali automobili, treni, aerei. E guardiamo al passato, all’epoca dei nostri bisnonni o trisavoli con un sospiro carico di nostalgia, convinti che un tempo si vivesse tranquillamente, senza particolari agitazioni e senza stress, se non quelli legati alla sopravvivenza. Pensiamo al mondo di allora, ristretto nei confini del proprio comune o tutt’al più a quelli limitrofi. Sorridiamo quando ci raccontano della fanciulla partita da Mondadizza per andare a svolgere l’umile lavoro di domestica a Milano. La giovane guardava dal finestrino del treno con trepidazione e curiosità il mutevole e ancora sconosciuto panorama. Al comparire del lago di Como, non appena superata la stazione di Colico, con ingenuità esclamò Giaa!, se l’è grènda l’Ada chilò…, caspita, com’è grande l’Adda, qui!
Ma anche i bei tempi andati riservano sorprese. Quanti nostri antichi compaesani hanno vissuto la propria esistenza in modo avventuroso, in mezzo a mille traversie e imprevisti…

L’incendio di Teregua, 16 ottobre 1869
ELIO BERTOLINA
Nelle righe di chiusura delle 29 lettere che Giuseppe Bertolina spedisce a casa tra il novembre 1885 e l’aprile 1889 (1) si leggono spesso i saluti per parenti e conoscenti di Teregua e una volta viene specificamente citato Ricu Mavarin classe 1866, futuro norcino che morirà di sincope uccidendo il maiale di Clemént Mag(h)iór nella primavera del 1940.
Ancora in anni recenti però Ricu Mavarìn era ricordato a Teregua quale amico d’infanzia di Luis Chim, perché proprio giocando con quest’ultimo sarebbe stato corresponsabile di un incendio che aveva distrutto una parte della piccola frazione…

Al marzaröl de Òga, festa di primavera
CATERINA VITTORIA CASA
Forse qualcuno può pensare di no, ma Oga racchiude nel suo grembo di comunità, cresciuta a mezza costa tra i prati, una grande ricchezza, una magnifica eredità culturale che tuttora viene trasmessa con cura da ogolino a ogolino. È proprio in questa piccola frazione della Valdisotto, infatti, che continuano a venire celebrate festività che tuttora permangono avvolte da un alone misterioso di magia e hanno luogo incontri e ritrovi dall’intenso profumo di antichi riti pagani risalenti a molti secoli fa…
La “caccia alle streghe” nel contado di Bormio dal XV Secolo al XVIII Secolo

DAVIDE DEI CAS
Questa breve lettura – rispetto al tema ed alla documentazione esistente in merito – prende le mosse dalla ricerca che, ormai oltre 20 anni or sono, avevo compiuto per redigere la mia tesi di laurea nonché – e soprattutto – dalle successive, appassionate e competenti ricerche svolte dal noto studioso di storia locale Ilario Silvestri nell’archivio storico del Comune di Bormio che contiene la documentazione dal 1256 al 1797 della Communitas Burmii, ovvero delle vallate di Valfurva, Valdidentro, Valdisotto, Livigno, oltre chiaramente a quella di Bormio, allora detta “terra mastra”.
Patrimonio inestimabile ed unico per la continuità e per l’integrità di informazioni con cui si è conservato nel tempo, oltre che per la quantità e l’ottimo stato di conservazione della documentazione esistente, esso ha ottenuto nel luglio del 2002 una degna collocazione in Via del Ginnasio presso l’antica sede del Pio Istituto Scolastico…

Ricostruzione di una ortografia sintetica di tipo letterario per la lingua Lombarda (ISO 639-3) a partire dalle varietà dell'alta Valtellina, del Grigioni e della val San Giacomo, con una versione alpina della parabola del figliuol prodigo.
CLAUDI MENGHIN
Quest'articolo si propone di illustrare le linee guida e i criteri per la formazione di una ortografia comune di tipo letterario per le varietà linguistiche Lombarde. L'esigenza di un'ortografia del genere può essere ravvisata, ad esempio, nella sorprendente scarsità di produzione di prosa (in evidente contrasto con l'ancora largo ammontare di poesia) in questa lingua. Le ragioni socio-linguistiche di questa situazione sono oltre lo scopo di questo breve saggio; rinunceremo anche a una dettagliata analisi del rapporto tra i sistemi grafici scritti e il linguaggio parlato. La nostra proposta si situa nel filone di pensiero che vede nel linguaggio scritto un sistema relativamente indipendente dal linguaggio parlato (si veda e.g. [Aaron-Malatesha]), una tesi che rimonta di fatto al Circolo linguistico di Praga [Cercle Linguistique de Prague, 3.a, 3.b]. Il lettore interessato ad approfondire il punto di vista opposto potrà consultare [Humboldt], [Saussure] e [Bosoni] per le conseguenze sul Lombardo di quest'ultima impostazione concettuale…

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