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Il Kuèrc’ di Bormio : notizie storiche e prospettive future 

di STEFANO ZAZZI
 
 

Da secoli la sua sagoma domina a sera la piazza principale della vecchia Bormio; una piazza irregolare che avevo tentato di analizzare urbanisticamente nel periodico Quaderni Valtellinesi (1). 
Ancora più insolita è, se vogliamo, la struttura del Kuèrc’, che ci è stata tramandata nell’attuale tipologia, formatasi a seguito dell’incendio che si sviluppò nel reparto di Dossorovina nel 1855; così lo evocano le cronache di quel tempo: “scoppiato nel cortile della casa del fu “Trombìn”, per la puerile imprudenza dei suoi figli, si propagò in breve nelle vie Alberti e Morcelli, distruggendo in poche ore ben 33 abitazioni, oltre la chiesa parrocchiale, l’oratorio e la torre campanaria; anche l’antico Kuèrc’, costruito in legno di gembro con tetto in scandole ed un’originale capriata, andò annientato in quel tragico 26 giugno. L’incendio uccise cinque persone, tra cui il sagrestano della plebana signor Cola Gervaso”.
Chi ama le cose antiche è sempre tentato dal desiderio di conoscere l’origine dei beni ed il loro primitivo aspetto.
Il catasto di Maria Teresa del 1810 ci informa che la pianta del manufatto era del tutto simile anche prima del summenzionato incendio ottocentesco. Le prime immagini fotografiche (1875) evidenziano la copertura in scandole e un diverso andamento del profilo della piazza nelle sue adiacenze.
Resta però in parte il mistero sulla sua nascita, ed in attesa di scoprire più puntuali riferimenti documentari, il terminus ante quem comunemente ammesso per la sua costruzione è la citazione nel “Quaternum Consiliorum” del 1387, in cui viene ricordato un “Copertum novum”.
Né ci viene in soccorso il “Liber Stratarum” del 1304 che pure menziona la vicina chiesa collegiata: nel I quaderno, 25 via, paragrafo 63, “ad clevum quo ad ecclesiam sanctorum Gervaxii et Protaxii…”, e nel II quaderno al paragrafo 134, “inter murum curie comunis ad palastratam porte et ayralis canonicorum sancti Gervaxii…”.
Al capitolo 132 del secondo quaderno (più preciso e minuzioso del primo) vi è un rifacimento al “coperti de platea”: ( …inter cantonum coperti de platea et murum canevelli de Magnoche…).
Si tratta comunque del Coperto vecchio detto anche “degli Involti” per le sue caratteristiche tipologiche.
Va chiarito infatti che nel Trecento, nella piazza di Bormio, i cosiddetti “Coperti” erano due: il coperto di sotto o vecchio, a portici con colonne, sovrastato da un loggiato, dove al piano terreno vi era la cantina del Comune ed altri locali in cui si beveva il vino.
Il coperto di sopra o nuovo, oggetto della nostra dissertazione, era “costruzione bizzarra ad ampia tettoia” come lo definì il Tazzoli (2).
“Nel coperto nuovo, riferisce il Besta (3), vi erano le botteghe del Comune, sotto un porticato che doveva far riscontro al porticato della canonica” (l’oratorio di S. Michele).
Altre informazioni ci provengono dall’ “Inventario dei beni del Contado” del 1553: 
“Parimenti possiede il Coperto nella parte superiore della piazza, sotto il quale si tengono le adunanze e si pronunciano le sentenze nella stagione estiva. Confina d’ogni parte con la piazza, col cimitero. A sera avvi uno spazio sul quale è posta la berlina”.
Alla sinistra del Kuèrc’, sulla pavimentazione della piazza, si può ancora trovare la pietra pressoché ortogonale che costituiva il basamento della cosiddetta “berlina”, una struttura che comprendeva in alto lo stemma del Comune ed era dotata di anello per incatenarvi il condannato. Remo Bracchi (4) ha recentemente indicato la funzione della berlina nel XV secolo: “Chi avesse recato oltraggio a qualche immagine sacra era tenuto a versare un’ammenda di cinque lire imperiali e restaurare il dipinto a sue spese. La condanna doveva essere eseguita immediatamente, appena datane lettura. Se il reo non avesse ottemperato entro il giorno successivo gli Statuti sentenziavano “quod postea ponatur super berlinam existentem super plateis communis” (StCrim, c. 35). Secondo quanto testimonia la copia pergamenacea, l’aggiunta fu fatta il 3 giugno del 1467. L’esposizione all’ignominia della berlina era prevista anche per chi avesse rubato cose di un valore inferiore ai 5 soldi imperiali e si fosse rifiutato di versare al comune la somma di 5 libre: “ponatur ad berlinam et ibi teneatur per tertiam partem diei (StCrim, c. 45).
Sandro Massera ed Ireneo Simonetti (5) ci informano che la berlina venne atterrata nel luglio del 1797 dal Conte Lechi, che sarà poi ucciso il giorno 23 dello mese stesso nell’eccidio di Cepina, un episodio ben noto della storia di Bormio.
Oltre all’inventario del 1553, numerosi documenti, anche anteriori, si riferiscono al “Kuèrc’” e ne precisano bene la funzione.
Esso compare ad esempio nel “Quaderno delle Sentenze Civili” del 1397 come “Coperto Nuovo, dove si rende giustizia”.
Un secolo più tardi, nel 1497, si apprende che i revisori dei conti del Comune erano tenuti, nel giorno di sabato, sotto il “Coperto juri”, a rendere pubblici i contratti stipulati con il medico, il farmacista, il maestro di scuola, per la locazione dei bagni, della taverna maggiore.
Glicerio Longa (6) identifica così il Kuèrc’: “Luogo sulla piazza maggiore dove anticamente si radunava il consiglio del popolo e si ricevevano gli ambasciatori stranieri”.
Se in secoli a noi più lontani sotto il Kuèrc’ si amministrava la giustizia ed alle sue colonne venivano affisse le sentenze, anche nell’Ottocento e nel Novecento “il Coperto” fu spesso testimone delle vicende del borgo. La suggestiva benedizione degli agnelli che ogni contrada conduceva alla Collegiata (7), sfociata nell’Ottocento nella tradizione ormai celebre dei Pasquali, ha sempre trovato nel Kuèrc’ l’edificio di riferimento per l’esposizione delle rappresentazioni.
Nel maggio del 1915, l’autorità militare requisì i muli ed i cavalli della Valtellina; la piazza di Bormio è convertita in luogo di consegna e sotto il “Coperchio” è improntato l’ufficio di perizia e classificazione dei quadrupedi. (Le truppe erano dislocate nell’area compresa tra Premadio, le Scale e la Prima Cantoniera dello Stelvio)
Il 17 giugno 1921 durante l’esecuzione degli scavi “per collocarvi i tubi di scarico delle ritirate pubbliche”, si rinvenne presso il Kuèrc’ l’antico livello di piazza Cavour, a mt 1.30 sotto il suolo; ritrovamento che avrà conferma nel 1995 a seguito dei lavori di rinnovo della piazza, nell’ambito delle indagini archeologiche condotte per alcuni mesi sui lati sud e ovest del suo perimetro.
Con la vicina chiesa dei santi martiri Gervasio e Protasio, il Kuèrc’ fu testimone dei “Trasporti” del Crocifisso di Combo ed in particolare delle processioni con cui, a partire dal Settecento, il Cristo veniva accompagnato solennemente alla parrocchiale.
Negli anni Cinquanta del secolo scorso, si sviluppò sulla stampa locale un vivace dibattito sulla sua minacciata demolizione e le modalità d’intervento per l’eventuale recupero.
Dopo aver richiamato il valore storico ed il suo contributo all’identità dell’alta valle, un “dotór de Cepina” osservava tra l’altro: “la donnetta che sale dalla Valdisotto o scende dalla Valfurva per il suo modesto commercio, in caso di improvviso rovescio dal cielo, trova un rifugio sotto il suo tetto ospitale”.
Il Gianoli, Conservatore del Museo Valtellinese di Storia ed Arte, elogiandone la particolare architettura e gli artistici grifoni in ferro battuto, aggiungeva (8): “Se tale insulto ai ricordi storici di Bormio, che interessano l’intera Valtellina essendo da secoli legati alle sue vicende, dovesse avere effetto, quali sentimenti proverebbero un Alberti, un Bardea, un De Simoni, i due Longa, il cav. Pietro Rini anima candida e profondamente devota al natio Borgo, e in particolare Tullio Urangia Tazzoli ed Enrico Besta i più recenti storici delle Alte Valli dell’Adda? Non altro che di sdegno e giusta rampogna per quanti si permettono novità che contrastano col buon senso e tentano di intaccare i valori della cultura e dello spirito”.
In altra nota del 1952, ancora il Gianoli riporta un’interessante testimonianza: “Noi ben ricordiamo, anche se è passato mezzo secolo, come il caro Sindaco Rini, sicuro conoscitore della storia del Contado bormiese ed esatto portavoce di fatti tramandati, guidandoci un giorno in visita per Bormio a quel tempo ancora ricca delle sue caratteristiche d’arte, ebbe a descrivere l’antico Kuèrc’. Costruito in legno di gembro a guisa di loggia con tetto che pare fosse a scandole, cioè in scaglie di legno, ma forse anche di beole o piode, aveva intagli di pregio e, del tutto originale, la capriata con travi a torciglione di cui esempio tuttora sussiste nei solai della casa Colturi in Riparto Dossiglio.
Il Coperto di sopra andò poi annientato a causa del grande incendio verificatosi nella Borgata il 26 giugno 1855, disastro del quale rimane tipica testimonianza l’ex voto, fatto dipingere per volontà popolare, in occasione appunto del sinistro, dedicato al Santo Crocefisso di Combo.
Per rimettere il monumento in sesto non rimane, quindi, che attenersi alla tradizione locale badando a non falsarla con superfetazioni in contrasto specialmente con la massiccia torre retrostante, così che l’arengo venga a formare nota leggera e decorativa nella piazza tutta scorci impensati e a linee sorprendentemente movimentate”.
Nell’aprile del 1952, dopo che molte voci si levarono spontaneamente in difesa del Kuèrc’, le tesi distruttive furono nettamente soverchiate da quelle conservative.
Poi per un po’ tornò il silenzio “sull’illustre infermo”, come qualcuno definì il monumento.
Nel 1958 il dibattito rifiorì sulle modalità del restauro. Il Circolo Culturale “Adelio Occhi”, assai attivo in quegli anni in Bormio, coinvolse tra gli altri il prof. Albino Garzetti, allora docente all’Università Cattolica del S. Cuore. Egli espresse “il vivissimo desiderio che il Kuèrc’ sia conservato con i debiti restauri”, e aggiunse: “Mi compiaccio gradevolmente dell’interessante dibattito che è nato, e mi auguro non resti limitato al Kuèrc’, ma si estenda a tutto quanto il problema della conservazione e valorizzazione dei ricordi storici bormiesi”.
Prese parte a quelle riflessioni il prof. Festorazzi di Chiavenna che fece la proposta di un motto per il Kuèrc’; su un Rathaus della Germania ebbe occasione di leggere: “Libertatem quam maiores peperere studeat servare posteritas” ed egli riteneva che in quel modo si poteva sostanziare la fedeltà al passato.
La struttura del Kuèrc’ fu oggetto nel tempo di vari interventi di recupero e trasformazione. “La guida ricordo di Bormio e Santa Caterina”, edita dal Clementi nel 1903 riporta a pag. 58 che “… sulla piazza… rimane ancora in piedi, restaurata di fresco, una tettoia ad anfiteatro dove si amministrava la giustizia” coram populo.
Oggi, nell’imminenza dei programmati restauri, auspichiamo possa avverarsi l’augurio del prof. Festorazzi di scrivere il motto a graffito sull’intonaco dello storico “Coperto”.
Gli interventi dovrebbero comprendere anche una indagine archeologica, per valutare l’esistenza in profondità di antichi pavimenti a lastre.
La copertura dovrebbe tornare ad essere in scandole di larice, un materiale ancora reperibile artigianalmente e di grande resistenza, che assicurò un’adeguata copertura al manufatto per oltre cinquecento anni, dalla seconda metà del Trecento agli inizi del Novecento.
Nella parte centrale dell’abside potrebbe essere collocato un ampio schermo, per proiettare immagini turistiche e culturali del bormiese.
Così, ben curato e riportato per quanto possibile ai materiali della situazione originale (copertura, pavimentazioni, intonaci), il Kuèrc’ potrà degnamente ospitare le premiazioni dei prossimi eventi mondiali di sci alpino, che hanno tra l’altro favorito il suo auspicato restauro.
Paradossalmente, mentre i campionati del 1985 non ebberro gran rispetto per il Kuerc, quelli del 2005 dovrebbero consegnarlo con splendide finiture.

Prima di congedarmi dagli amici che condividono la passione per la Bormio antica devo tuttavia formulare alcuni interrogativi e riflessioni conclusive.
La pianta ad anfiteatro che le mappe teresiane documentano a partire dal primo Ottocento aveva quelle caratteristiche anche nei secoli anteriori?
Esaminando i conci del portale laterale, ora murato, dell’attuale sala colonne ed altre porte appartenenti all’edificio a monte, si può valutare il livello delle originarie soglie oltre 1.50 metri al di sotto dell’odierna sede stradale di via Valenti; su queste basi anche il Kuerc poteva essere quasi per intero fuori terra ed i suoi muri laterali non essere ascendenti verso la torre come ora risultano.
Oppure questi muri furono pensati così din dall’inizio ed emergevano maggiormente dal profilo della piazza? Gli scavi archeologici dell’estate 1995, condotti da Roberto Caimi, hanno permesso di stabilire che in epoca alto – medioevale i livelli della piazza avevano pendenza contenuta, e solo due, tre secoli dopo, a causa di franamenti, l’andamento della superficie andò inclinandosi maggiormente da  monte verso valle.
E ancora che il Kuerc era già esistente all’epoca in cui si verificarono gli eventi alluvionali, provenienti dai versanti della Reit con gravi danni ai fabbricati allora esistenti sul lato occidentale della piazza. Le ceramiche ritrovate nelle unità stratigrafiche considerate sono collocabili 

Considerazioni urbanistiche conclusive:infatti tra la fine del XVI, come ha ripeto l’architetto Andrea Perin.
Probabilmente l’andamento ad arco del suo muro a monte contribuì a reggere l’impatto del materiale, deviandolo lateralmente.

In attesa di ritrovare un giorno il documento della primitiva costruzione del Kuerc, è parso utile il tentativo di rovistare nella sua lunga vita: la vita di un protagonista dell’intensa storia del Contado di Bormio.
 

Note:

(1) S. ZAZZI, Bormio e la sua piazza tra scoperte storiche e valorizzazioni future, in “Quaderni Valtellinesi” n. 55,  luglio 1995.
(2) T. URANGIA TAZZOLI, La Contea di Bormio – Vol. IV La Storia, p. 33.
(3) E. BESTA, Bormio antica e medioevale, Milano 1945, p. 186.
(4) Relazione di Remo Bracchi dal titolo: “Urbanistica e paesaggio agricolo – forestale negli statuti di Bormio”, p. 11.
(5) . S. MASSERA – I. SIMONETTI, La fine del dominio grigione a Bormio e l’eccidio di Cepina del 23 luglio 1797, Sondrio 1974, p. 26.
(6) G. LONGA, Vocabolario bormino, (ristampa anastatica, Tirano 1975), p. 119.
(7) Menzionata come chiesa battesimale nei documenti di Carlo Magno (801) e Lotario (824) diviene collegiata sin dal secolo XI.
(8) Cf. “Corriere della Valtellina”, 29 dicembre 1951.

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