Censtro Studi Home Page
Brevi note di botanica medicinale di Martino Anzi
 

di STEFANO E SILVIA ERICINI
 

Il prof. Martino Anzi nacque a Bormio il 31 gennaio 1812 da Cristoforo e Domenica De Gasperi. Intraprese gli studi nel ginnasio comunale di Bormio, proseguendo poi a Brescia, quindi a Bergamo, e conseguendo onorevoli attestati (che la famiglia conserva ancora, gelosamente). Acquisita la maturità, iniziò il corso teologico il 14 marzo 1835. 
Esistono molteplici ipotesi sul luogo di esercizio sacerdotale dell’Anzi (forse Sant’Antonio Morignone, o Piatta in Valdisotto), ma le ricerche d’archivio non hanno al momento permesso di stabilire con certezza in quali località abbia prestato il suo servizio. La spiegazione definitiva è pervenuta dalle ricerche di Saverio Xeres (stato personale 1837). Lo studioso ritiene che l’Anzi sia stato ordinato a titolo di patrimonio formato di beni stabili, campagna o quant’altro che gli permetteva di mantenersi; ciò significava che non aveva bisogno di nomina e poteva quindi abitare con la madre nella loro casa in via Forte 145. Non avendo legami giuridici con una chiesa in particolare, era libero di prestare servizio con una certa autonomia, aiutando o supplendo altri sacerdoti. 
Per il suo ingegno e la sua instancabilità fu ritenuto idoneo ad altri uffici. La Curia di Como lo chiamò a sé e lo nominò cancelliere vescovile. Passò quindi al seminario come professore di teologia, insegnò anche storia universale, ecclesiastica e biblica. I colleghi ammiravano l’assiduità e la dedizione senza riserve dell’Anzi, che fu incaricato dai superiori anche della revisione del calendario ecclesiastico. Oltre all’italiano, conosceva il greco, il latino, il francese, l’inglese e il tedesco e si interessò anche di lingue orientali. Iniziò con grande passione ricerche e collezioni, dando alla scienza un patrimonio di sensibile incremento. Acquistò libri, studiò, sacrificò se stesso e i suoi risparmi. Per mezzo della ricerca e dello studio portò la conoscenza dei licheni da 37 specie conosciute nel 1834 a ben 541 verso il 1860, quando pubblicò il suo più importante lavoro il Catalogus Lichenum quos in provincia Sondriensi et circa Novum-Comum collegit et in ordinem systematicum digessit (Novi-Comi ex officina Caroli Franchi Bibliopolae 1860. Si veda anche la ristampa anastatica eseguita dalla Litografia F.A.R.A.P., San Giovanni in Persiceto. Tale edizione è reperibile presso la Biblioteca Parrocchiale di Isolaccia.). Questa prima pubblicazione fu molto ben accolta dal mondo scientifico, dal quale l’Anzi ricevette onori e congratulazioni. 
Anche il governo italiano riconobbe i meriti dell’Anzi naturalista il 12 agosto 1861 e lo iscrisse fra i cavalieri dell’Ordine Mauriziano. Saverio Xeres parla di una bellissima testimonianza sull’Anzi, stilata dal suo discepolo il Beato Luigi Guanella di Franciscio, poi fondatore di grandi opere benefiche. Nella sua autobiografia così ricorda il prof. Anzi: Il Professor Martino Anzi ci edificava con la assiduità dei suoi studi botanici. Nelle lunghe e fredde nottate di gennaio sedeva a scrutare con la lente il valore dei licheni di cui aveva piena la stanza. Il chierico sacrestano Io. Pietro lo invitava alle otto del mattino seguente a celebrare la Santa Messa; il professore, quasi svegliato dalla lunga estasi di studio, domandava: “Non sono ora le otto di sera”?
Questa era vera passione e impegno nella ricerca! Di certo doveva essere un personaggio molto originale. Per la sua foggia nel vestire piuttosto strana aveva quasi le fattezze di mago, stando almeno ai racconti di allora. Sembra che si aggirasse sulle montagne nei momenti più imprevedibili  in cerca di licheni e fu perfino sospettato di essere una spia. Il prof. Martino Anzi è descritto come persona di bassa statura, di corporatura robusta, di lineamenti irrilevanti, dall’occhio vivace da cui traspariva l’ingegno acuto, di persona benevola, con grande spirito di osservazione, vestito molto semplicemente. Parlava poco, concentrato com’era sempre nei suoi studi. Solo con gli amici si apriva volentieri, divagandosi in discussioni scientifiche. Persona sensibilissima di animo e di cuore, lasciò scritti molti rimedi semplici ma validi, ricavati per lo più dalle erbe della nostra terra, al servizio dei poveri, per aiutarli a guarire le loro infermità, ma non gli fu permesso dalle autorità ecclesiastiche di esercitare alcuna funzione erboristica o medica. 
In alcuni scritti della signora Virginia Castellazzi erborara di Bormio abbiamo trovato degli appunti con la trascrizione delle ricette e dei rimedi vari dell’Anzi. Sono state annotate nell’intenzione di tramandare qualcosa di prezioso ai posteri. Abbiamo pensato a molte possibilità, interpellando anche altre persone, ma non abbiamo risolto nulla. Ai posteri la soluzione. 
Don Martino Anzi era anche e soprattutto un sacerdote. In lui si intrecciarono fede e scienza come documentano i manoscritti conservati nel fondo Sertorio della Biblioteca parrocchiale di Bormio: tracce di spiegazioni catechistiche per giovani ordinandi e appunti  per prediche. Si ritrovano anche richiami accorati ai genitori perché si assumano le loro responsabilità nel correggere i propri figli senza ricorrere all’utilizzo della forza, ma con castighi adeguati, con una giusta educazione e con l’insegnamento fondato sull’esempio. Con fede profonda e sincera tratta anche il tema della grazia divina, fondamento e base della fede. 
Martino Anzi, una personalità complessa che riassume in se stessa il sacerdote, il professore, il botanico... Impariamo, per questa volta,  a conoscere il naturalista e i suoi rimedi.
 

Brevi note di botanica medicinale stralciate da un manoscritto inedito dell’insigne botanico bormiese professore don Martino Anzi

(Va segnalato che nella trascrizione dattiloscritta sono stati pedissequamente riportati accanto ad alcune “note” dei simboli particolari: puntini e uguali disposti dall’autore in varie combinazioni, il cui significato rimane purtroppo oscuro.)

Oftalmia. In qualunque oftalmia, si tenga il paziente in luogo scuro, evitare l’aria e ciò che muove le lacrime. Acqua fredda, chiara d’uovo in acqua di rose bianche.

Macchie alla cornea: contro la nuvoletta. Alito del finocchio mangiato, colliri con zafferano e canfora aggiunti alle acque di finocchio, di fiori di sambuco, di erba eufrasia.

Macchie della cornea. Latte espresso dal tarassaco fresco e se opera con troppa forza, con acqua di rose espresse. Se con grave insensibilità: celidonia maggiore, succo fresco o espresso sciolto nell’acqua, in collirio; digitale estratto, in acqua di rose, applicato.

Denti, dolori da carie. Oppio o gocce d’olio di garofano.

A nettare il tartaro: panbruciato, fragole; ossa di vitello bruciate, sal marino, scorza di limone.

Odontalgia reumatica: radice di achillea ptarmica, masticata, radice d’imperatoria e del Laserpitium.

Angina, forma leggera. Gargarismi di foglie del Mespilus germanicus C., e d’issopo. Putrida e cancrenosa: collutorio di Teucrium scordium fresco. Maligna, strettezza di respiro: suffumigi di aceto puro. Putrida e maligna con o senza scarlattina: peperoni internamente o gargarismi.

Singhiozzo ordinario: bere lentamente o lasciar fondere in bocca un pezzetto di zucchero. 

Ambliopia, indebolimento o oscuramento della vista, da lettura: alito della ruta masticata; vapore del suo decotto per imbuto. Traumatica: fomentazione di rosmarino come nell’oftalmia. Eufrasia officinalis internamente. 

Rossore, dolori e lacrimazione; rimedio: cataplasma, lozioni di aceto diluito. 

Cisp(os)ità; rimedio: la guarisce il tempo. Lavare gli occhi con acqua di finocchio, e di eufrasia con vino, acquavite, blandi purganti; vescicanti, setone, cauterio. 

Flusso fetente delle orecchie: estratto di camomilla sciolto nell’acqua, iniettato, come rimedio. 

Sordità, da cerume indurito: olio d’oliva a gocce; poi latte caldo e acqua iniettato. Acqua tiepida.

Con secchezza del meato e indurimento del cerume: pezzettino di sapone nel meato e soluzione saponosa nel latte.

Diminuzione d’udito con sussurro violento, da raffreddamento; rimedio: vescicanti dietro, poi pane caldo cotto con un cucchiaio di semi del Carum carvi, bacche di ginepro fino al suo raffreddamento (per più giorni).

Stitichezza abituale; da somma debolezza muscolare; rimedio: rabarbaro. 

Gengive che mandano sangue; rimedio: polvere di ratania; idem rilassante con ulcere e alito fetente; rimedio: collutorio con salvia.

Angina parotidea e maligna; rimedio: canfora. 

Idrocefalo e spina bifessa. Regime dietetico: cibo leggero e piccante, bevande scarsissime, decozioni di bardana, leggero esercizio se possibile, ecc. (diuretici, rilassanti l’alvo, gialappa, sciroppo di cicoria con rabarbaro), di spin cervino ripresi dopo alcuni giorni; frattanto ossimele, vino scillitico, succo di petroselino, o di luppoli, gemma ammoniaco, decozione di Rubia tinctoria, di ginepro, conserva delle sue bacche e dei frutti della rosa canina, ecc. Se somma atonia dei solidi: tonici. Se il tumore scema, aggiungi frizioni, fomenti aromatici e fasci a sostenere il tumore; cauterio alla nuca, o setone, o vescicanti di cantaridi. Non mai tagliare il tumore della spina ad osso sacro: ed al setone, l’acqua uscirà soltanto a gocce. Nell’interno acuto e veemente, che è quasi incurabile; nell’esterno, cura chirurgica, con la cura interna.

Flictenside o pemfigo. Consiste in bolle grosse come nocciole, gonfie di siero giallo, con grande ardore e prurito, che vengono prima alla faccia, collo. Sia benigno che maligno è pericoloso per pericolo di cancrena. Se febbre veemente: salasso di principio (composto d’angelica, imperatoria, enula, zedoaria, ruta, salvia, bacche di ginepro, ecc. digerite con aceto ottimo, spremute e filtrate), antisettici con acidi: china. Rompere con la forbice le bolle, se non si rompono da sé. Se con angina maligna o ulcerosa, applicare i rimedi appropriati per le forme di angina maligna e ulcerosa.

Mancanza di energia vitale: vaniglia. 

Orecchioni o tumore delle ghiandole parotidi. Diluenti antiflogistici, vitto tenue, fomenti ammollienti; cataplasma di pane, latte, malva o di semplice polpa di pomo (mele) dolci. 

Angine catarrali leggere, e altre malattie della bocca: leggere ad astringere blandamente, decozione di bottoni di rose, anche aggiunti ai gargarismi; al principio: tintura di pimpinella sassifraga, gocce 20 - 60, inghiottire lentamente.

Angine abituali: gargarismi con decotto di salice.

Emottisi (sua cura): panini con aceto freddo sul petto e ventre. Sale con zuccaro, ecc. Radice di simfito officinale, decotto ridotto alla metà. Succo di radice di tarassaco o erba dello stesso; decozione di Campeggio, succo prugnale (brùmol) 4 ogni ora. 

Emottisi degli etici (sua cura): succo di Plantago latifolia. 

Infezioni di gola da atonia, afte: gargarismi di aceto, con salvia, china. 

Tabe dorsale (con senso di formiche discendenti dal capo nella spina), spermatorrea nell’evacuare il corpo e di notte. Purganti: siero (sarón), latte asinino, poi vaccino per 40 giorni in copia; per cena carni tenere, uccelli, uova fresche, fomenti, bagni tiepidi; china, ferro.

Cistite = infiammazione della vescica.
Iscuria = ritenzione totale d’urina.
Dissuria = difficoltà di orinare.
Stranguria = emissione a gocce con isforzo, dolore.
Enuresi = escrezione involontaria: ematuria con sangue. 
Renella = malattia causata dai calcoli.

Ritenzione: api 10 - 12 fatte cadere nell’acqua, messe in un vaso, versatevi sopra acqua bollente, infusione per mezz’ora. L’acqua decantata bevuta in un colpo: guarigione pronta.

Ritenzione da raffreddamento: frizioni di canfora, messa nel olio di mandorle dolci (dall’inguine al ginocchio).

Ritenzione e mal di pietra: Androsace lactea.

Ritenzione per paralisi nei vecchi: blenorrea dell’uretra e vagina; congestioni mucose renali e vescicali: a impedire la pietra; diuretico nei vecchi; corrobora gli organi orinari; senza irritazione e flogosi: bacche di ginepro.

Impotenza di orinare per rilassamento e polluzioni da debolezza dei genitali: Uva ursina. Paralisi: frizione pelle cosce, con canfora e salvia.

In tutte le dissurie e iscurie: decotto di altea. Difficoltà di orinare: decotto di malva internamente, Erigeron canadensis. 

Ematuria, iscuria da calcoli renali: decozione di foglie secche del pesco (persico).

Emorragia orinaria e dell’utero: decozione di Achillea ptarmica. Emorragia della vescica: olio di lino con rabarbaro e gomma arabica.

Enuresi da paralisi della vescica e affezioni paralitiche delle vie orinarie: aconito.

Incontinenza da rilassamento dello sfintere: decotto di quercia.

Bruciori d’orina: infuso di barba di mais (se verde in minor dose).

Catarro: infusione satura di millefoglio. 

Ai soggetti al mal della pietra: in cibo, cavolo bianco ordinario, radici di carota e succo recente e decotto di Pastinaca sativa.

Affezioni di pietra: camomilla, siero, foglie di calùda (mirtillo rosso o Vaccinium vitis). 
  
A provocare l’espressione dell’orina e l’espulsione dei calcoli: decotto di bardana.

Litiasi: acquavite di fragole.

Affezione dolorosa degli organi orinari: empiastro di josciamo e linimento col suo olio.

Renella rossa, tendenza ai calcoli, litiasi, acidità delle orine, diabete: magnesia. 

Nei vizi di digestione, debolezza intestinale: decozione o infusione di trifoglio fibrino.

Cattiva digestione; acidi; zavorre; se debolezza dei visceri addominali: cime fiorite d’assenzio.
Da semplice atonia: china. 
Lenta penosa: pepe. 
Difficili, inveterata, con atonia, imbarazzo, congestioni atoniche addominali, conseguenti amenorree, debolezza atonica con tendenza a congestioni mucose: senape.
Atonia debole: semi di Carum carvi. Ad aiutarla: infuso di Salvia officinalis a guisa di caffè.

Accessi di dispepsia (cattiva digestione): noce moscata.

Atonia: imperatoria. 

Difficili  digestioni; appetito distrutto: scorza di portogallo.

A rinforzare la digestione, eccitare l’appetito, cacciare le flatuosità: infuso-tintura di ginepro.
Ad accrescerla e contro l’inerzia dello stomaco: Melissa officinalis gr. 15 - 20 in polvere ad infuso, un bicchiere avanti il pasto. Inf(uso) d’issopo.

A rinforzar le forze gastriche ai convalescenti: infuso di gariofillata a cucchiai.

Nelle indigestioni: decotto di nepeta cataria. 

Ad agevolare la digestione ed aumentare l’appetito nei flemmatici: genziana a piccole dosi (non per molto tempo). 

Infezione della vescica e reni: emulsione di semi di canapa. 

Se da congestioni epatiche della vena porta: zafferano; internamente. 

Nella pirrosità e atrofia da ingrossamenti ghiandolari: arnica. 

Con rammollimento o indurimento di parte del fegato: decotto di foglie o radici di Saponaria officinalis. 

Debolezza di stomaco: Calamintha off(icinalis), infusione di Marrubium vulgare. Tazza d’infusione o cucchiaiate di gelatina di lichene islandico, avanti il pasto. 
Infusione o decozione di luppolo, dopo il pasto (stomatico e tonico).

Respiro, accessi notturni di soffocazione: infuso di Veronica officinalis a tazze. 

Alterazione della voce (parafonia): succo o infuso di erba di Erysimum officinale. Afonia: Lavandula spica e latifolia.

Ostruzione di genere vario, congesti: cataplasmi di radice di Convallaria polygonatum. Delle ghiandole: succo recente di edera terrestre. 

Gotta; atonica e podagra e ulceri padagrose: frizioni con olio di merluzzo. 

Podagra; a mitigarne i dolori: fichi ammolliti nel latte, freschi o secchi, tagliati  per mezzo. Cataplasma di buon enrico, cùgul de montàgna.
Podagra atonica: con lenta circolazione addominale; viziosa assimilazione: graziola. 
Podagra e reumi; cronici, nervosi, con anormali secrezioni ed escrezioni: zafferano internamente.
Podagra antica, atonica con grave spossatezza: vino. Suoi accessi: fragole, frequentemente. 

Irritazione cerebrale e suo delirio: aberrazione degli organi dei sensi, senza congestione al capo: muschio. 

Letargia: flagellazione con le ortiche. 

Commozione cerebrale: fomentazioni col vino, rasi i capelli. 

Astenie universali e irritazione: infuso concentrato d’Origanum vulgare. 

Rilassatezza delle membrane mucose e vasi linfatici: decozione concentrata di Uva ursi. 

Agli sfiniti e tisici: minestra di riso con latte o brodo. 

Pleurite: cataplasma al petto con farina di semi di Lolium temulentum, frizioni alla parte dolente con unguento di gemme di pioppo. Semi di Cardeius marianes. 

Diuretici nelle idropisie: aglio, cren, rad(ice) del pungitopo, in decozione, poltiglia di cipolla pasta sul ventre e nell’ascite. Coronilla varia, gr. 20 al giorno, radice di Athamanta cervaria; insalata con olio e aceto, di foglie di Sambucus nigra e sua radice. Radice di Ononis spinosa in decozione, fumenti con panni, con fumo di bacche di ginepro e sue frizioni. Decozioni di Equisetum arvense. 

Debolezza del tubo intestinale e conseguenti malattie: decozione o infuso di trifoglio fibrino. 

Leggeri accessi nervosi: the di fiori e foglie di Primula veris. 

In alcune affezioni nervose di donne delicate: bagni di saponaria. Malattie nervose da studio profondo, tristezza, alimenti soverchi e pasti: riposo 

Nevropatie da ostruzioni al basso ventre: miele. 
Nevrosi da vermi: frizioni pel ventre d’olii Juniperi ether con oli grassi. 
Nevrosi da stimolo seminale: canfora. 

Tremore delle membra, torpore, vertigini, paralisi: arcangelica in forte dose. 

Insulti nervosi con febbre intermittente: decotto di quassia.

Paralisi della lingua: radice di piretro, Achillea ptarmica o Pimpinella saxifraga, masticato o decotto di quest’ultima, tenuti in bocca. 

Nella lingua e organi della deglutizione e condotto intestinale: senape masticata e gargarismi.

Nelle estremità inferiori, da reumatismo: grammi 5, per 3 volte al giorno di polvere (di) erba Rhododendrum ferrugin(eum). Gradatamente ai grammi 35. 

Artrite: decotto di gramigna; di bardana, a letto, digiuno. Cibo: carote, caffè, the con bacche di ginepro, uso frequente, sussidiario anche esternamente.

Cecità della neve: laudano. 

Epistassi: polvere del Symphytum officinale, annusata. 

Catarri: Ruta muraria. 

Mali di petto catarrali, con irritazione, catarri cronici: decozione di gramigna (Triticum repens). 
Catarri dei fanciulli: pomata di mandorle a cucchiaini. Manna. 

Nell’atonia dei polmoni: the d’issopo officinale. 

Espettorante e corroborante nelle malattie croniche di petto: decotto di Polygala amara. 
Espettorante e incidente: infuso di capelvenere, Scolopendrium officinale, Ruta muraria, Asplenium adianthum nigrum. 
A migliorarla, se fetida e nauseosa, e nelle febbri consuntive: succo recente di cocomeri. 
Negli sputi sanguigni: colla da legnaiuolo, siero (sarón). 
Mite espettorante: decozione di foglie di Borrago officinalis. 
Catarro soffocativo, paralisi polmoni; intervento: arnica.

A scemare gli stimoli lascivi: canfora allo scroto, lungamente. 
Spermatorrea: bagni freddi, mani fuori del letto, latte fresco, bevande astringenti, esercizio violento muscolare; castità. 

Diarree marciose: pén (latticello); con sommo rilassamento: cioccolato; radice di cinquefoglie in decozione. 
Con dolori nei crassi intestinali e tenesmo dissenterico: clisteri di valeriana. 
Diarree mucose: millefoglio. 
Diarree abituali, flussi mucosi e cruenti: gariofillata. 
Mucose, con grande rilassamento: salice internamente e clisteri. 
Mucose e sierose: castagne d’India. 
Da debolezza di stomaco e del tubo intestinale: salice.
Da inerzia degli intestini: rosa rossa o gallica. 
Da eccesso di stimolo: Lithrum salicaria. 
Con coliche spasmodiche: menta crespa. 
Diarree delle puerpere: salep. 
Diarree dei fanciulli: cataplasma di camomilla; verdastre e coliche: finocchio.
Dissenteria, diarrea tifoidea; con sudore e muco fetenti: radice d’Arnica montana, con amari e mucillagini. 

Vene varicose: aceto e fasciatura. 

Nell’irritazione del sistema vascolare, e pletora addominale; e disposizione del sangue ad infezioni e al coagulo: tarassaco. 

Tosse ferina: polvere di Paris quadrifolia, scrup(olosamente) uno ogni sera (erba). Frizioni al petto con tintura di cantaridi. Sinapis al petto ed epigastrico.

Pertosse: Polygala amara, menta. 

Flogosi tifoidee, con flatulenze, nausee, vomito: menta piperita. 

A togliere l’insensatezza dopo le febbri tifoidee: pannolino inzuppato in infuso vinoso di spec(ie) aromat(iche) applicato sul capo. 

A distruggere la materia morbosa: fomenti sul petto, con panni di soluzione canforata e fumigazioni. 

In generale: lavanda; cataplasmi al basso ventre di feccia di birra, e avena mandata, con clistere di schiuma di birra.

Preservativi, come diaforetici: canfora con oppio, bagno caldo, riposo in letto. 
Stimolo cutaneo, frizioni di canfora con saliva ad olio, o spirito di vino, alle cosce, piedi spina dorsale; clisteri. 

Nelle putrido tifoidee: infusione di arcangelica nell’acqua. Anche nei luoghi paludosi: aglio bulbi 1,5, mattina e sera.

Emorragia colliquat(iva) del tifo, quando per tosse, diarree, non è tollerato l’acido solfori(co): allume. 

A sciogliere il muco tenace, e febbri gastriche: rabarbaro.

Febbri biliose: brùmol (frutti del(la) Prunus spinosa) invece del tamarindo. 
Bevande: fragole stemperate nell’acqua, raddolcite con zucchero; anche nelle infezioni: succhi di frutta del Ribes rubrum, con zucchero, allungato con acqua, refrigerante. 

In ogni tipo di febbre: decozioni di gramigna, ridotte a metà a tazze da the. 

Atassiche: spenta la flogosi delle meningi, encefaliche e spinali; ad assorbire la sierosità del cervello: arcangelica. 

Accessi spasmodici isterici: infuso saturo di millofoglio. 

A mitigare le eruttazioni acide dopo il pasto: acqua di zucchero. 

In generale: decotto di gramigna se sopportata, imperantoria, Laserpitium asperum, o latifolium, trifoglio fibrino, sugo di tarassaco, di fumaria, di radice di cicoria, Tanacetum vulgare, melissa, vino, uva. 

Da cause addominali: bagni con sale.

Sordità reumatica: bambagia con succo d’aglio nelle orecchie; promuove una suppurazione salutare. 

Angine di petto: in generale, Asperula cynanchica, pezzetto di canfora al naso, bocca, occhi. Alsine media applicata fresca.
Pediluvi con aceto, unita a decozioni di camomilla con china. 

Tosse convulsa: erba del Muscj arborei. 
Espettorazioni sanguigne dei tisici, negli irritabili: 3 - 4 dec(ine) foglie di rose, due tre volte al giorno. 
Pneumoniti tifose e loro declin. con astenia: imperatoria.
Mucosità del petto: Origanum vulgare, infuso. 

Diarrea astenica: radice del Laserpitium asperum o latifolium. 

Diarrea da somma debolezza intestinale: pappina del rhum, zucchero, tuorlo, 4 - 8 cucchiaini ogni giorno. 

Varici dell’ano: Stramonio, josciamo nero, cataplasmi di buon enrico. 
A intonacare e rilassare (retto). Clistere con erba o radice di altea. 
Prurito dell’ano, da ascaridi: clisteri d’olio con canfora, aloe, ecc.
Emorroidi, nei copiosi profluvi emorroidali: lichene islandico. 

Stitichezza ostinata: olio di ricino con succo d’arancio; assafetida; clisteri di graziola, camminare a piedi nudi su pavimento freddo. (Folh) Sapone con fiele di bue, gomma resina fetida, amari solventi, ecc. 

Purganti: Rumex alpinus, radice dramme una. 
Boletus laricis, dr(agma) mezza-1: Soldanella alpina.
Rhamnus cathartica, scorza interna: piccole bacche in decozione dr(agme) 2, o succo: 15 - 20 frutti; poi subito bevanda mucillaginosa.
Prunus spinosa, fiori in infusione: dosi minime (molta prudenza).
Per la senna: Caronilla emerus. 

Stitichezza con stato spasmodico ed emorragie intestinali: olio di linosa. 

Carminativo dei fanciulli: menta crespa. 

Colica biliosa: manna, o sughero perfettamente bruciato, con cucchiaino d’acquavite, zucchero e noce moscata.

Meteorismo: (1° stadio di timpanite): lozioni, bagni, fomenti di vino. 

Timpanite: clisteri d’aceto. 

Spasmi addominali: 01. Absinthii ether. 
Spasmi dei fanciulli e dei bambini: frizioni con maggiorana. 
Spasmi acuti, cronici degl’intestini, da dentizione, con acidità: magnesia. 
Spasmi addominali d’ogni maniera, da causa reumatica, artritica, raffreddamento o vizio sessuale: canfora. 

Colica saturnina, da biacca dei pittori; e profilattico: aceto acqua saponata, albume d’uovo; latte. 

Da veleni astringenti: piombo, arsenico: olio di ricino con oppio. 

Amenorrea da commozioni d’animo: artemisia; e da inerzia d’utero: tisana usuale, tonico astringente dell’utero: cannella. 
A sollecitare i mesi: Artemisia rupestris, glacialis, spicata, vallesiaca. 
Mesi dolorosi: soppressi, scarsi, copiosi: camomilla. 
Arrestati: segale cornuta, a piccole dosi. 
Amenorrea atonica: imperatoria. 
Menostasia (accumulo del sangue nell’utero) con congestioni addominali, bile: succo dell’erba o radice di tarassaco. 
A fortificare qualche parte: assenzio, esternamente, fumo di bacche di ginepro poste sui carboni, o frizioni coll’alcoolato.

Parti indebolite; gambe dei vecchi, per infiltramento: fomentazioni di rosmarino, salvia. 

Emiplegia: belladonna; dopo la scarlattina: Chenopodium ambrosioides. 
In tutte le paralisi; senza irritazione o pletora cerebrale: vino. 

Paralisi in generale: ruggine; rubefaciente mezereo, elleboro bianco; olio di garofani, frizioni d’olio Juniperi ether, con spirito di ginepro. 

Nefrite; cura: non canfora né cantaridi. Bevande tiepide a sorsi interrotti, evitare il calore del letto, e il decubito del dorso. Si modera il vomito sintomatico con emulsioni arab(iche) e bevande tiepide; linimento d’olio blandamente fatto; da principio non da calcoli: poi tiepidi emollienti, semicupio, emuls(ioni) arabiche, tisana d’orzo, radice di saponaria con miele. Senapismi ai reni. 
A promuovere scariche: olio di ricino. In generale olio d’oliva; fiori e foglie di persico, succo o linfa di betulla. 
Difficoltà di orinare: decotto di malva. Erigeron canadensis. Emorragia della vescica: olio di lino con rabarbaro e gomma arabica. 

Infezioni della vescica e reni: emulsione di semi di canapa. 

Mestruazioni copiose: succo di prugnale (brùmol), dr(agma) 1 ogni ora Paterium sanguisorba. 

Mesi troppo scarsi, o troppo copiosi nelle giovani: the leggeri di millefoglio con camomilla e melissa; infuso di Salvia officinalis. 
Con torpori nella zona addominale: graziola. 
Anomalie: Tanacetum vulgare. 
Da ostruzioni addominali: bacche di ginepro.    
 
 

L'uso dei semplici: superstizione popolare?
 

Dott.ssa ROSANNA PIUSELLI
 
 

Esaminando le note di botanica medicinale di Martino Anzi, datate verso l’anno 1840 circa, ciò che si evidenzia è che di note, appunto, si tratta. Ordinate secondo un criterio clinico (i diversi disturbi sono raggruppati per organi ed apparati), molto stringate, con richiami e aggiunte sparsi nelle pagine; verrebbe da pensare che sono state affidate alla carta con l'intenzione, chissà, di ricavarne un'opera più completa, oppure forse rispondevano soltanto a una esigenza di consultazione veloce.
Stupisce inoltre che alcune patologie siano riportate con abbondanza di particolari e che di altre, invece, non vi sia traccia, ad esempio dei disturbi della gravidanza, del parto e dell'allattamento.
D'altra parte, considerando il modo un po’ avventuroso con cui le note sono giunte a noi (il manoscritto originale è scomparso), si può ragionevolmente supporre che parte di esse sia andata perduta o non sia stata trascritta.
Entrando nel merito delle prescrizioni contenute nelle note, si può osservare come le specie citate siano per lo più reperibili localmente, anche se compaiono canfora, zafferano, china, vaniglia, noce moscata, chiodi di garofano, ratania.
Esaminando per esempio i rimedi suggeriti per i disturbi mestruali, troviamo camomilla, achillea millefoglie, artemisia, salvia, melissa, tutte specie ben note alla moderna fitoterapia, per le quali sono state confermate “scientificamente” le indicazioni degli antichi.
A volte è proprio il nome che la tradizione ci ha tramandato a illuminarci sull'uso della specie in esame: è questo il caso della camomilla, detta Matricaria chamomilla, dal lat. matrix, utero, citata da Galeno (II secolo d.C.), da Dioscoride (I secolo d.C.), tenuta in gran considerazione dai Greci e dagli Egizi, specialmente per la provata efficacia come emmenagoga, antidismenorroica e nei disturbi menopausali.
La ben nota azione sul sangue dell'achillea millefoglie, che prende il nome dall'eroe greco a cui il centauro Chirone insegnò i segreti delle pianta, in particolare per curare le ferite, è deducibile anche dai nomi popolari che la identificano: erba del taglio (a Bormio èrba del tài), stagnasangue, erba del soldato, sanguinella, in inglese yarrow (millefoglio) nose bleed (sangue da naso).
Non meraviglia quindi la sua indicazione in campo ginecologico laddove occorre, come dice l'Anzi, curare “i mesi troppo copiosi”, sfruttando la comprovata attività emostatica  e in generale regolatrice, dove il camazulene unisce la sua azione ai flavonoidi (entrambi presenti anche nella camomilla).
“A sollecitare i mesi” e “nell'amenorrea da commozioni d'animo” l'Anzi consiglia l'artemisia, sia con la dizione generica (cioè la vulgaris), sia specificando il tipo di specie: rupestris, glacialis, vallesiaca.
È risaputo che le molte specie del genere artemisia possiedono uno spettro d'azione comune: tonico-stimolante generale, digestivo, emmenagogo e antiparassitario (funzione questa ben rappresentata nel nome tedesco Wurmkraut e inglese wormwood, erba dei vermi appunto), e ciascuna di esse esalta un tipo di azione.
L'Artemisia vulgaris ha le maggiori indicazioni come specie emmenagoga, pur conservando le proprietà amaro-stomachiche e digestive.
Tali differenze di indicazioni erano ben note all'Anzi, se pure non fa mai riferimento, nel caso delle patologie ginecologiche, alla specie di artemisia più nota, e cioè l'assenzio, che invece viene citato nelle note “negli spasmi addominali, cattiva digestione, acidi, zavorre, debolezza dei visceri addominali”, sottolineandone quindi le proprietà toniche e digestive, in analogia con la caratteristiche marziane della pianta, tanto amata da Plinio.
Quanto alla salvia e alla melissa, della prima, chiamata Salvia salvatrix dalla scuola salernitana, sono comprovate le azioni emmenagoga ed antisudorale, che la rendono particolarmente utile nei disturbi menopausali, e della seconda non sfugge al nostro autore l'importanza della spiccata attività sedativa e antispasmodica.
Da notare che la salvia viene citata più volte nelle note anche come importante rimedio per le infiammazioni della bocca e come digestivo.
Per quanto riguarda le patologie oculari, nelle note troviamo citata l'eufrasia (eye bright herb in inglese, erba dell'occhio luminoso, e Augentrostkraut in tedesco, conforto per gli occhi!) e l'acqua di rose dalle note proprietà antinfiammatorie.
Una trattazione sistematica di tutte le specie citate nelle note richiederebbe numerose pagine ed esula dagli scopi di questo articolo. Mi limiterò quindi a segnalare, qui di seguito, alcune delle erbe menzionate dall'Anzi, che conservano ancor oggi le indicazioni che egli stesso ha segnalato.
Per esempio, nel campo urologico (reni-vescica), sono tuttora usati il mirtillo rosso, la bardana, l'uva ursina, gli stimmi del mais o barbe del mais, l'equiseto, l'Ononis spinosa, la cipolla.
Come lassativi troviamo il rabarbaro, lo spinocervino (Rhamnus cathartica), il romice; come digestivo e per aumentare l'appetito ecco la genziana, l'assenzio, il lichene islandico; nelle coliche addominali la camomilla e la menta, nelle afonie non poteva mancare l'erisimo, detto erba cornacchia o erba dei cantanti.
Una nota particolare merita il salice, dalla conosciutissima azione antinfiammatoria, antipiretica, antidolorifica e antireumatica, che tanto successo ha avuto come base estrattiva per l'acido acetilsalicilico, altrimenti detto aspirina.
In questo caso il consiglio della tradizione di usare la “planta tota”, cioè quell'unicum che è l'espressione del perfetto laboratorio alchemico naturale, è quanto mai saggio: l'efficacia della corteccia di salice (peraltro nota anche ai nativi dell'America Settentrionale) è dovuta alla salicina e ai suoi precursori, che rappresentano un “pro-farmaco”dell'acido salicilico.
Per azione della flora batterica intestinale, la salicina viene scissa in saligenina, come tale assorbita e ossidata nel sangue o nel fegato ad acido salicilico, evitando così la comparsa dei tipici effetti collaterali da aspirina.
Ai lettori le conclusioni!
 
 
BIBLIOGRAFIA
 
ANGELINI A., Il serto di Iside. Quaderni di erboristeria alchemica, voll. I e II,  ed. Kemi,  Milano, seconda edizione 1999.
ANGELINI A., Il volo dei sette ibis, ed. Kemi, Milano, seconda edizione 1999.
BERGERET C. - TETAU M., La nuova fitoterapia, ed. Del Riccio, Firenze, 1987.
BRIGO B., Fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica, ed. La grafica briantea, Como, seconda edizione 1987.
FERRARA PIGNATELLI M., Viaggio nel mondo delle essenze, ed. Franco Muzzio, Padova, seconda edizione 1994.
Manuale di fitoterapia, Inverni Della Beffa, ristampa anastatica, 1951, Milano (ristampa anastatica).
MASSARA G.F., Prodromo della flora valtellinese, Sondrio 1834 (rist. anast. A. Forni, Bologna).
MAUGINI E.,  Botanica farmaceutica, ed. CLUSF, Firenze, 1976.
Piante officinali per infusi e tisane - Manuale per farmacisti e medici, ed. OEMF, Milano, 1993.
PENZIG O., Flora popolare italiana. Raccolta dei nomi dialettali delle principali piante indigene e coltivate in Italia, voll. I e II, Edagricole, Genova 1924.
POMINI L., Erboristeria italiana, ed. Vitalità di Minerva Medica, Torino, 1990.

home bollettino