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Il taglio del Bosco del Conte e la flottazione
del legname fino al lago di Como
di BOSCACCI ANTONIO
Introduzione
“Immensa è la quantità dei boschi che vestono il pendio
ed anche le vette dei monti in cui trovasi richiusa la Valtellina (1).
Molti non pertanto di tali boschi perivano per l’addietro inoperosi sullo
stesso suolo che diede lor vita: il che specialmente seguiva nel distretto
di Bormio, ove la non ancor conosciuta possibilità del trasporto
li privava di un valore. Dacchè non di meno si è esteso ivi
pure il sistema delle flottazioni, i boschi, fors’anco di troppo, hanno
animate e promosse le ricerche degli speculatori” (2).
La flottazione (o fluitazione), che il De Pagave dice essersi diffusa
in quei primi decenni dell’Ottocento anche in Alta Valtellina, era un sistema
molto praticato nel resto della valle già da molto tempo. Il metodo
usato ce lo descrive con molta efficacia Pietro Caimi in un suo scritto
del 1847:
“Dopo che gli arditi Boscajoli hanno compito il lavoro dell’atterramento
delle piante acquistate e non acquistate, si fanno essi a precipitare nella
valle sottostante tutto quanto giace atterrato nel bosco, col mezzo delle
così dette vallette, valgelli o voghe. I lunghi fusti e le grosse
borre, che precipitano dall’alto, danneggiano e schiantano le piante che
incontrano, e per tal modo giungono nel fondo della valle, frammiste a
terreno e macigni, migliaja di piante adulte con migliaja di piante novelle,
che doveano restare illese per restaurare il bosco diradato. Un metodo
meno dannoso per tradurre il legname dal monte al piano, é quello
delle sovende, le quali consistono in guide a piano molto inclinato, costrutte
e sostenute con parte di quello stesso legname che si vuole estrarre dal
bosco. In queste sovende o sdruccioli, si fa correre dell’acqua nella stagione
invernale, e congelata che sia, vi si colloca sopra il legname, che deve
precipitare per forza di gravità, senza pericolo che la veemenza
dell’attrito possa accendere la sovenda; e con questo mezzo giunge prestamente
ai punti destinati per l’accatastamento e per la flottazione. In località
opportune per arrestare il corso delle acque che percorrono le valli, e
poco superiormente alle grandi masse di legname ammonticchiate, si costruisce
ordinariamente una serra, più o meno alta, con una o più
porte, a norma del bisogno; e quando il livello delle acque, trattenuto
dalla serra, è portato all’altezza calcolata, allora si aprono le
porte della chiusa, e le acque irrompenti sollevano e spingono innanzi
il legname; di maniera che, ripetendosi per alcune settimane il giuoco
della serra, si arriva ben presto con tutto il legname alla foce del torrente
nel fiume, che riceve il tributo delle acque laterali alla linea che si
vuol percorrere colla flottazione”. (3)
Accatastati i tronchi sulle rive dell’Adda, il trasporto lungo il fiume
avveniva solo in periodi particolari dell’anno, per lo più in concomitanza
con le fasi del disgelo primaverile o delle piogge autunnali ma, fino ai
primi decenni dell’Ottocento, la flottazione lungo l’Adda non venne sottoposta
a particolari restrizioni temporali.
Sicuramente però, fin dall’inizio della storia della flottazione,
ci si rese conto che il legname lasciato libero di muoversi seguendo la
forza del fiume, poteva costituire un grave danno per le sponde del fiume
stesso e per tutto ciò che era in qualche modo legato al fiume (ponti,
pescaie, mulini, segherie, gualchiere…).
Per questo venivano regolarmente emanati provvedimenti, che prevedevano
la tutele di tutte queste opere: chi si apprestava a trasportare del legname
lungo il fiume, era tenuto a provvedere anche alle opere di difesa e, in
caso di danneggiamenti, a rifondere i danni.
Si prescriveva che i ponti “dovranno essere sorvegliati durante il
passaggio del legname e di giorno e di notte d’abili Borellai in numero
non mai minore di 3 [per] cadaun ponte, estensibile fino agli 8 pei ponti
di lunga portata, i quali dovranno costantemente impedire gli ammassamenti
dei legnami. I ponti medesimi saranno poi difesi da bricconi, cavalletti
e griglie a norma del bisogno e secondo lo stato delle acque” (4).
Particolarmente vivaci furono sempre i contenziosi legati ai danni
arrecati ai ponti, alle pescaie, agli opifici in genere ed alle proprietà.
I danni, a causa del frazionamento delle proprietà, erano ripartiti
su un gran numero di piccoli e piccolissimi proprietari, per giunta poveri
o poverissimi e quindi non in grado di far valere le loro ragioni. (5)
I ponti venivano inesorabilmente investiti dalla furia dei tronchi
e non era raro il caso che i colpi subiti ne minassero la stabilità
e li rendessero pericolanti; la stessa cosa succedeva anche alle pescaie
che, essendo per loro natura delle palizzate messe di traverso al fiume,
erano molto spesso colpite dai tronchi e seriamente danneggiate.
Nel 1839 utilizzando la piena dell’Adda, che si gonfiò in modo
straordinario, venne fatto scendere verso il lago di Como, un gran numero
di tronchi. La violenza dell’acqua, unita a quella dei tronchi, determinò
gravissimi danni lungo tutto il corso del fiume. (6)
A seguito di questo fatto vennero emanati due provvedimenti, il 16
Dicembre 1841 e il 26 Ottobre 1844, che regolamentarono in modo più
restrittivo i periodi delle flottazioni nell’Adda e nei torrenti della
Provincia. (7)
Il Bosco del Conte e i boschi di Sondalo
I documenti che seguono ci permettono di ricostruire quella che, probabilmente,
fu la più lunga ed imponente flottazione di legname lungo le acque
della provincia di Sondrio, legname in gran parte proveniente dal bosco
del Conte.
Questo grande bosco, che ha un nome molto antico, si trova in valle
Viola, a sud ovest di Semogo, all’inizio dell’ampia dorsale che separa
la valle Cardoné dalla valle Verva e si affaccia sul solco del torrente
Viola. Una voce popolare dice che il bosco appartenne al conte Lechi (passato
alla storia come Conte del Diavolo); altri dicono che era di proprietà
di un nobile che se ne dovette disfare perché oberato dai debiti.
Di certo si sa che appartenne alla antica e nobile famiglia degli Alberti.
Nei primi decenni dell’Ottocento il bosco era però nelle mani
della ditta Pellegrini, Bonsignori e Compagni, la stessa ditta che nel
1819 fa la richiesta all’Imperiale Regia Delegazione Provinciale di poter
far fluire lungo il torrente Viola e l’Adda circa 30000 tronchi di Abete
rosso (Picea abies, peccio), Larice (Larix decidua), e Pino cembro
(Pinus cembra), in parte provenienti da questo bosco e in parte da altri
boschi di proprietà di abitanti di Mondadizza, Sondalo, Grosio,
Grosotto e Villa.
Il trasporto sull’Adda era reso possibile dal fatto che il fiume aveva
una buona portata media e le acque avevano un deflusso non interrotto da
captazioni e sbarramenti come succede ora (il caotico sfruttamento idroelettrico
delle acque provinciali era ancora di là da venire).
Secondo dati di fine ‘800, l’Adda aveva al ponte di Premadio una portata
media di 7,5 mc di acqua al secondo e, dopo aver ricevuto le acque del
torrente Viola, raggiungeva, a valle del ponte di S. Lucia, i 18,9 mc/s.
Più giù, sotto il ponte del Diavolo la portata era di 25
mc/s, a Grosio di 28, a Vervio 42, a Tirano 48, ad Albosaggia 82 e alla
foce nel Lago di Como 115. Il torrente Viola aveva invece una portata media
di circa 12 mc/s. (8)
L’iter della domanda fu un po’ complicato, ma la ditta ottenne alla
fine il permesso.
Purtroppo l’atto steso dal notaio Balestra di Castione, preliminare
al trasporto, non ci permette di sapere di più, né sul taglio
né sulla flottazione.
Però, nell’incartamento dello stesso notaio, che raccoglie gli
atti da lui stilati tra il 1818 ed il 1823, c’è un altro interessante
documento che ci aiuta a meglio comprendere quali erano i patti che si
stipulavano tra coloro che si aggiudicavano un’asta per il taglio di un
bosco e i boscaioli addetti al taglio del bosco stesso.
Si tratta di un accordo del 1821 nel quale vengono minuziosamente descritte
le condizioni che regolano (e questa sembra essere la norma) il rapporto
tra committenti ed esecutori dei lavori di taglio di alcuni boschi nella
zona di Sondalo.
In questo secondo caso non sappiamo se e come vennero fatte le domande
per la flottazione del legname lungo l’Adda, che però, sembra di
capire, dovevano già essere state presentate.
DOCUMENTO 1. (9)
Sondrio, Capoluogo della Provincia, il giorno 7 Ottobre dell’anno 1819
(mille ottocento
diciannove): regnando S.M.I.R.A. Francesco I.
Il signor Bartolomeo del fu signor Pietro Bels, possidente, domiciliato
in Milano dichiara, che la ditta Pellegrini, Bonsignori, e Compagni di
Milano, della quale è socio ed anche rappresentante in questa provincia
per la flottazione di circa trentamila (30000) borre, chiesta da essa ditta
all’I.R. Delegazione Provinciale di Sondrio con suppliche delli 18.29.30
luglio passato prossimo, avendo a termini dell’avviso della stessa I.R.
Delegazione 3 Agosto 1819, del quale si acclude la copia autentica, ottenuto
la licenza di flottazione negli ultimi giorni di Settembre dalla suddetta
I. R. Delegazione sotto i N. 7365/1350 per far passare le dette borre sul
fiume Adda, senza però che essa ditta abbia potuto valersi di tale
licenza né in persona né per mezzo dei suoi commessi, attesocchè
queste borre furono colpite, il giorno 20 dello stesso Settembre, di un
sequestro ottenuto dal signor Lorenzo Polet dall’I.R. Tribunale Civile
di prima istanza in Milano, e stato intimato, nel luogo del Bolladore,
al predetto signor Bels per mezzo dell’I. R. Pretura di Tirano, e più
diffusamente, come appare dallo stesso sequestro; e dovendogli perciò
rimettere l’ottenuta licenza e l’accennato Avviso al signor Vincenzo Cristoforetti
di Tirano, qual depositario nominato dall’I. R. Pretura di Tirano, per
continuare la flottazione; quindi il predetto signor Bels per tutti i corrispondenti
effetti di ragione ha depositato, e deposita presso l’infrascritto Notaio
l’avviso in copia autentica, e la licenza di cui sopra, e dei quali siegue
il tenore per semplice controlleria.
Allegato A. Al N. 5683/1078 Acque e strade
Regno Lombardo Veneto
Imperiale Regia Delegazione della Provincia di Sondrio
Avviso
La ditta Pellegrini, e Bonsignore di Milano intende eseguire la condotta
di circa 30 mila borre di peccia, larice, e gembro con mezzo dei fiumi
Valviola ed Adda, le quali provengono in parte dal bosco di sua proprietà,
detto del Conte nella valle di Semogo, ed in parte da acquisto fatto da
diversi particolari di Sondalo, Mondadizza, Grosio, Grosotto, e Villa;
la condotta avrebbe principio entro il corrente mese di Agosto, e sarebbe
terminata collo scadere di Maggio del 1820; raccogliendo tutto il legname
al lago di Como.
Le Deputazioni all’Amministrazione de’ Comuni, ed i possessori dei
terreni, ed edificj, i quali si credessero esposti a pericolo di danno
per tale condotta, dovranno produrre le loro eccezioni, e pretese nel perentorio
termine di giorni quindici, onde a senso del decreto 24 Novembre 1810 si
possa procedere come sarà di ragione. Le borre saranno marcate V
romano e con lettere P. C.
Sondrio, li 3 Agosto 1819
Il Consigliere di Governo, I. R. Delegato
De Pagave
L’I. R. Segretario
A. Sertoli
Allegato B. N. 7365/1350
L’Imperiale Regia delegazione Provinciale
Vista la domanda presentata dalla ditta Bonsignori, e Compagni per ottenere
il permesso d’eseguire una flottazione d’una partita di borre di peccia,
larice, e gembro, nel quantitativo di circa trentamila borre, la quale
dovrebbe aver principio nel corrente anno, e d’ultimarsi collo scadere
del mese di Maggio del prossimo venturo anno 1820; derivandola dai territori
di Samogo (10), Isolaccia, Valle di dentro, Valfurva, e Valle di Sotto
nel distretto di Bormio, e da quelli di Sondalo, Grosio, Grosotto, e Villa
nel distretto di Tirano, e dai boschi sovrastanti il lago di Poschiavino;
onde poi per mezzo del fiume Adda continuarla nel lago di Como. Visto,
che in seguito all’accennata domanda vennero pubblicati, e diramati in
tutte le comuni, che possono avervi interesse analoghi avvisi, di cui se
ne unisce un esemplare in copia allegato A.
Visto che dietro i diversi riclami insinuati in conseguenza della pubblicazione
degli avvisi medesimi furono percorse dall’Ingegnere in Capo tutte le sponde,
lungo le quali deve passare la flottazione, ed in concorso delle Rappresentanze
Comunali, e parti interessate, riconosciute e prescritte le opportune cautele,
ed i necessari ripari per impedire, che la ripetuta flottazione arrechi
alcun danno ai rispettivi Territori, Ponti, ed Edifici, come risulta dai
Processi verbali, che si uniscono in copia sotto i numeri, e le lettere
seguenti 1.2.3.4.5.6.7.8.9.10.11.12.13.14.15.16. A.B.C.D.E.F.G.
Sentito il f.f. d’Ingegnere in Capo
Visto l’atto di cauzione prestato dalla sunnominata ditta, e Compagni,
che si unisce in copia allegato B.
L’I. R. Delegazione concede alla ditta medesima il permesso di eseguire
la suddetta condotta da cominciarsi, ed ultimarsi come sopra, sotto l’osservanza,
e nei modi previsti dal Decreto 24 Novembre 1810; e semprechè adempisca
in tutto alle discipline, e cautele proposte dal f.f. d’Ingegnere in Capo
nei singoli casi determinati nei processi verbali summenzionati. Il legname
di cui si concede la flottazione verrà marcato colle lettere B.C.,
e col numero VI.
Si ritiene oltrecciò garante la concessionaria ditta Bonsignori
e compagni, di tutti quei danni, che dalla flottazione medesima potessero
derivare, al qual’effetto, oltre al deposito fatto di lire quindici Mille
Italiane, ed all’ipotecaria cauzione prestata nella Persona, e Beni del
sign. Antonio Ruffoni di altre lire tre Mille pure Italiane; si dichiara,
e ritiene obbligato nella sua totalità il legname cadente nella
flottazione.
Le spese della presente sono a carico della ditta concessionaria.
L’I. R. Delegato
De Pagave.
Ciò premesso ha inoltre dichiarato il predetto signor Bels, che
deve rimarcarsi essere incorso sbaglio nel rilascio dell’atto di concessione
per essere senza data. Al che però suppliscono i numeri del Protocollo
7365/1350, e perché si è in essa detto, che il legname, di
cui si concede la flottazione verrà marcato colle lettere B.C. e
col numero VI; quando invece, e coerentemente alla domanda della succennata
ditta fatta all’I.R.Delegazione, ne è da questa emanato l’avviso
3 Agosto 1819 diramato in stampa in tutte le comuni della Provincia, e
regolarmente pubblicato, portante la dichiarazione, che le borre e legnami
sarebbero stati marcati con un V romano, e colle lettere P. C.
Dichiara lo stesso signor Bels, che in seguito a tale licenza, e avviso
rimessi a tempo debito al signor Depositario Cristoforetti, quali però
li ha restituiti al suddetto signor Bels appena riconosciuti gli errori
per l’opportuna correzione, la flottazione ebbe la sua continuazione con
facoltà al suddetto Depositario di prevalersi tanto dei commessi,
che dei borrellai già in servizio della ditta per tale opera e condotta
fino al suo destino sulle rive di Gera, e Domaso, con ordine ai suddetti
di seguire quanto sarà loro per ingiungere da buon economo, e per
l’interesse delle parti contendenti l’anzidetto signor Depositario.
Per ultimo il predetto signor Bels fa osservare altresì, che
la domanda di cui sopra ed il correlativo annesso avviso accennano, che
la flottazione in discorso è per conto della ditta Pellegrini, Bonsignori,
e Compagni, e che nell’ottenuta concessione non si fa cenno, che della
ditta Bonsignori, e Compagni, omesso il nome di Pellegrini.
Di tutto ciò il predetto signor Bels ha ordinato all’infrascritto
notaio di eseguire questo processo verbale, per ogni effetto di ragione,
e perché in un cogli atti depositati, come avanti, rimanga ad perpetuam
rei memoriam presso del notaio medesimo, il quale però non potrà
rilasciarli originalmente, che al predetto signor Bels, od a chi lo rappresenterà;
e perché in fine siano rilasciate le opportune copie, e notizie
a chi di ragione, nonché al suddetto signor Depositario, acciò
non venga interrotto l’andamento della flottazione fino al suo destino.
DOCUMENTO 2. (11)
Sondrio li 31 Gennaio 1821 (mille ottocento vent’uno)
Li qui presenti infrascritti Socj Rocco Petrelli del fu Rocco di Albaredo,
Pasquale figlio di Pasquale Ferrè di Rasura e Giovanni del fu Giacomo
Delfini del Lago Maggiore ora abitante a Delebio; li medesimi tutti e tre
in solidum hanno convenuto ed accordato come convengono ed accordano colli
Sigg. Socj Lorenzo Brunoli del fu Giovanni, possidente, domiciliato in
Morbegno ed il Signor Pietro Poli
Nominalmente di tagliare tutto quel bosco esistente nella comune di
Sondalo dalli medesimi Sigg. Socj rilevato all’asta; colli sotto seguenti
patti e condizioni convenute fra le parti.
1. Li suddetti tre Socj Petrelli, Ferrè, e Delfini si obbligano
di tagliare detti Boschi, e di fabbricare tutto quel legname di peghera
(12), e larice, cioè tutte quelle piante resinose che trovasi in
detti Boschi, e di tagliare detto legname nella lunghezza di braccia cinque
ed un quarto di Milano (13) senza la ghirlanda (14), e ciò per le
sole borre che ritrovansi non minori d’once sei di larghezza misurate alla
loro metà; in quella di braccia otto di lunghezza, e once quattro
di grossezza i cosidetti tondoni, due dei quali formeranno una borra; in
quella di braccia 6 di lunghezza, e once quattro di grossezza le così
dette ponciette misurate alla loro estremità, tre delle quali formeranno
una borra; e finalmente in quella di braccia 5 di lunghezza li tarocchi,
ogni quattro dei quali formeranno una borra. Tutte le suddette misure potranno
essere attarate in più o in meno sino alla concorrenza di un braccio,
e ciò a solo dettame dei Sigg. Socj.
2. Qualora li appaltatori del taglio sapessero colla loro diligenza
condurre in secco nel luogo prefisso dei legnami tali che sorpassassero
nelle loro dimensioni quelle prescritte per la borra, in modo che un solo
pezzo ne formasse due, tre, o quattro, verrà dai Sigg. Socj loro
corrisposta una mercede nella seguente serie progressiva; ogni pezzo da
due sarà pagato per borre tre, ogni pezzo da tre sarà pagato
per borre quattro e mezza, ogni pezzo da quattro per borre sei, e così
in seguito, ritenendosi obbligati i tagliatori a consegnare il pezzo della
doppia, tripla o quadrupla lunghezza della borra, e del diametro costante
di once 6 preso tante volte quante saranno le borre rappresentate dal pezzo
di legname.
3. Sarà a carico delli suddetti Compadroni Socj di dare e di
mostrare a loro spesa alli soci Petrelli, Ferrè e Delfini tutte
dette piante, che sieno marcate col segno del bollo della marca che fu
da loro fissata colla scrittura originaria.
4. Sia a carico delli Sigg. Compadroni di conteggiare e numerare tutti
li capi di detto legname d’ogni qualità che si formeranno dai detti
lavoranti, e da contarsi nel proprio bosco, e da consegnarsi nota del risultato
di detto numero, a spesa dei Sigg. Proprietari Socj.
5. Li suddetti tre Socj condottieri si obbligano di consegnare tutto
il suddetto legname d’ogni qualità sopra già indicata [nel]
posto alla ripa dell’Adda, entro in quel termine, che si fisserà
dalli Sigg. Socj Compadroni sempre però che sia un termine doveroso
ed accettabile dalle Parti.
6. Tale Contratto viene conchiuso e stabilito col prezzo convenuto
in soldi 19 di Milano (15) per ogni borra bona della grossezza non minore
di once 6 come sopra, col patto espresso che si obbligano li detti condottieri
di consegnare detto legname tutto posto alla detta ripa dell’Adda in quel
luogo più comodo che sia fattibile alli detti conduttori senza alcun
pregiudizio.
7. Sarà a carico delli suddetti Sigg. Compadroni Socj di pagare
a proprie di loro spese tutti i danni che si potranno cagionare per causa
delle condotte che si proseguiranno col detto legname in ogni tempo sino
alla detta ripa dell’Adda.
8. Saranno obbligati li suddetti Signori Compadroni, e Socj di somministrare
ai detti tre Socj Condottieri tutti quei utensili che potranno abbisognare
per detta condotta, cioè tutte quelle corde d’ogni qualità,
zapponi, e ferri di mina (16), e livere (17) per qualunque bisogno di formare
la strada per la sovenda onde condurre il legname.
9. Le borre saranno numerizzate sul bosco, e garantite dagli appaltatori
se nel condurle all’Adda si taroccassero (18), ed alfine di rilevare le
taroccature si obbligheranno gli appaltatori suddetti di impilarle alla
riva dell’Adda, se così parerà alli Direttori, colla corresponsione
in caso, di soldi 2 per ogni borra buona, e come di pratica. Le borre che
si converranno taroccate si dedurranno dalla numerazione delle borre buone
fatta sul bosco a meno che non fossero li tarocchi suddetti in piccolo
numero come dell’uno %.
10. Gli Appaltatori avranno il carico di raccogliere tutta la scoza
di peghera (19), e di custodirla in modo che non abbia a bagnarsi sul bosco,
e ciò senza verun compenso, e solo con una regalia che riceveranno
dalli Proprietarij proporzionato all’incomodo e premura che avranno fatto
conoscere di aver avuto.
11. Gli Appaltatori raccoglieranno tutti li borelli ad uso di fuoco
fabbricandoseli colle cime delle piante che si saranno atterrate, e con
quelle che possono cadere sul bosco o che si trovassero di già in
terra, e che non vi fosse la convenienza di convertirle ad altro uso migliore
per li Proprietarij, e ciò a decisione dei Direttori al taglio li
quali avranno la cura di fare dirigere questa operazione dai loro commessi,
e si corrisponderà agli appaltatori in ragione di soldi 8 di Milano
al % ben inteso che mancando la misura in lunghezza di once 62 almeno e
di once 3 di diametro nel mezzo due borelli si conteggieranno per uno.
12. Le borre dovendo essere condotte all’Adda per la metà di
Agosto (20), sarà a carico degli appaltatori qualunque danno proveniente
dal ritardo del taglio, e ciò s’intende per le condotte autunnali
cominciando dall’anno corrente e successivi sin al termine del taglio totale;
il medesimo onere incomberà agli stessi appaltatori per quelle da
eseguirsi in primavera, cioè alla metà di Marzo dell’anno
1823, e successivi, e ciò se parerà e piacerà ai predetti
Socj Compadroni. Il luogo de tagli annuali si fisserà da Sigg. Socj
Compadroni come vedesi al capitolo 16.
13. Li Proprietari non riconosceranno che un solo dei Conduttori per
la consegna degli utensili, e commestibili, e si nomina d’accordo sia esso
Pasquale Ferrè figlio di Pasquale di Rasura non cessando di essere
nonostante obbligati in solidum tutti li tre Socj Appaltatori per la buona
custodia dei suddetti oggetti.
14. Riceveranno gli Appaltatori gli utensili, come pure il Formaggio
e il Grano turco alle Prese il tutto franco di porto, e resta stabilito
per il formaggio il prezzo di soldi 32 di Valtellina (21) al peso di Morbegno
(22), ed il grano turco al prezzo di soldi 10 parimenti di Valtellina allo
staio (23); ben inteso d’anno in anno, cosichè se negli anni avvenire
variassero in più o in meno, varieranno egualmente in proporzione
per gli appaltatori.
15. saranno obbligati gli Appaltatori di stare sempre sul lavoro, e
allontanandosene sarà libero ai Direttori del taglio di sostituire
altro soggetto di loro confidenza, ed a spese degli Appaltatori stessi
come garante l’uno per l’altro.
16. Riguardo ai tagli da farsi annualmente a dilucidazione degli articoli
3-12 s’intende che gli intraprenditori non porranno mano se non alle Piante
che verranno dalla Comune alli Sigg. Socj Compadroni, e che saranno marcate
colla impronta convenuta della Comune stessa, le quali in forza dei patti
dovranno essere di qualità buona e mercantile. Il taglio poi per
l’anno 1821 corrente s’intende ch’abbia ad estendersi sui boschi Bedognè,
Peugra, e Sortenna (24), dai quali si leverà tutto il numero di
borre che sia fattibile, e queste dovrano mettere per la metà del
venturo mese d’Agosto alle ripe dell’Adda; si aggiungerà di più
il preventivo taglio di circa quattro mille Piante dal bosco di Fumer,
valle di Rezzent (25), perché abbiano ad essere portate sulle ripe
dell’Adda per la metà di Agosto dell’anno 1822. Riguardo poi alle
condotte autunnali, e fiorili (26) successive si rimetteranno i Condottieri
a quanto verrà prescritto dai Sigg. Soci Compadroni.
17. Incombendo agli Appaltatori la refusione dei danni cagionati pel
ritardo del taglio, e potendo questo dipendere da una dilazione di consegna
delle Piante, si conchiude sin d’ora che le Piante delle condotte autunnali
saranno consegnate nel mese prossimo d’Aprile per l’anno corrente, e negli
altri mesi d’Aprile per i successivi; ritenendosi che mancando la precisa
consegna si dovranno concedere altrettanti giorni di ritardo agli Appaltatori,
quanti sono stati quelli scorsi dopo il mese prefisso della consegna stessa.
18. I pagamenti poi dei lavori saranno fatti ogni quindici giorni anticipati
per ciò che sia commestibili, posticipati per ciò che sia
denaro. I lavori saranno riconosciuti dal Commesso delegato dai Sigg. Socj
Compadroni, e saranno dal medesimo stimati; il loro valore sarà
diviso in terzi, e costituito sull’intrinsico e non sulla quantità;
due terze parti del detto valore saranno pagate agli Appaltatori comprendendo
in questi l’importo dei commestibili somministrati al prezzo indicato dall’articolo
14, e l’altro terzo si riterrà dalla stazione appaltante per cauzione
del lavoro seguente.
19. Chiunque delle parti mancasse alla conservazione dei sopra esposti
patti, si ritiene per nulla la presente scrittura di contratto; essendo
esclusiva facoltà della stazione Appaltante il rescindere tali convinzioni
[condizioni] ogni qual volta riconoscesse negli Appaltatori della malafede,
del dolo, o delle rilevanti mancanze agli obblighi loro incombenti.
20. Il sopra nominato ed uno dei tre nominati Socj Appaltatori Giovanni
del fu Giacomo Delfini del Lago Maggiore non essendo intervenuto alla compilazione
della Presente Scrittura di Contratto, quand’anche prevenuto da lettera
del consocio Rocco Petrelli, e dalli verbali avvisi del Sig. Giuseppe Desimoni,
ne risultando esso vincolato a tale contratto da nessun atto valido legale;
le due parti contraenti cioè li suddetti Lorenzo Brunoli e Pietro
Poli per la stazione Appaltatrice, convengono di unanime accordo di escludere
totalmente e legalmente il suddetto Giovanni Delfini, ritenendosi come
non nominato in tutto il corso della presente scrittura, e stipulandosi
sin d’ora che il su espresso contratto sia a totale carico delle sottoscritte
parti, non potendo il ripetuto Delfini ne personalmente ne per rappresentanza
in qualunque abbenchè minima parte del contratto stesso per tutta
l’epoca a cui egli è duraturo, aver ingerenza ne come socio ne come
colaboratore, ne sotto a qualsivoglia impiego qualunque.
Sondrio, capo-luogo della Provincia, nella sala piccola della locanda
Salis situata nella Contrada di Piazza (27).
[Letto e confermato. Seguono le firme]
note:
(1) G. DE PAGAVE, Descrizione della Valtellina e delle grandiose strade
di Stelvio e di Spluga, Milano 1823, p. 84. L’opera in realtà non
è firmata dal De Pagave, in quegli anni Imperiale Regio Delegato
a Sondrio, ma è stata sicuramente scritta da lui. Si veda anche
l’interessante introduzione alla ristampa anastatica di quest’opera realizzata
dalla Provincia di Sondrio, a cura di B. Ciapponi Landi.
(2) La distruzione del patrimonio forestale della Valtellina e Valchiavenna
è ben documentata da Pietro Rebuschini. Basandosi sul numero delle
segherie presenti in provincia di Sondrio nel 1833, l’autore calcola che
ogni anno vengano tagliati circa 17.000 alberi. Questa cifra, secondo la
facile profezia del Rebuschini, avrebbe portato in tempi brevi al “totale
esterminio de’ boschi resinosi” . Si veda: P. REBUSCHINI, Descrizione statistica
della provincia di Valtellina, giusta lo stato in cui trovasi l’anno 1833,
edizione a cura della C.C.I.A.A. di Sondrio, 1983. Si può inoltre
consultare: A. BOSCACCI, Distruzione dei Boschi e trasporto del legname
nella Valtellina dell’Ottocento, Rassegna CCIAA, Sondrio, Gennaio-Marzo
1986.
(3) P. CAIMI, Additare la migliore e più facile maniera per
rimettere i boschi nelle montagne disboschite dell’alta Lombardia e per
conservarli e profittarne, Milano, 1847, p. 43.
(4) G. DA PRADA, Pianeta Acqua, quinto volume de La Magnifica Comunità
et li homini delle fusine, Villa di Tirano, 1988, p.102.
(5) F. VISCONTI VENOSTA, Studi di Storia e statistica Valtellinese,
Milano, 1844.
(6) I danni vennero quantificati in circa 600000 lire austriache, una
somma ingentissima. I danneggiati vennero risarciti in misura del 15% circa
(P. CAIMI, op. cit, p. 44).
(7) Per ulteriori informazioni sulla situazione dei torrenti, dei boschi,
dei mulini, delle pescaie, ecc, si veda, ad esempio: M. GIOIA, Statistica
del Dipartimento dell’Adda (1811), riproduzione anastatica ed edizione
critica a cura di f. Sofia, ISTAT, Roma, 2000; A. BOSCACCI, Pescaje, paludi
e navigazione sull’Adda, BSSV (n. 36), Sondrio 1983; S. JACINI, Sulle condizioni
economiche della provincia di Sondrio, Milano-Verona, 1858.
(8) C. VALENTINI, Corsi d’Acqua della Valtellina, Quadrio, Sondrio,
1896.
(9) Archivio di Stato di Sondrio, notaio Balestra Davide Maria fu Ludovico
di Castione, Fascicolo Atti 1818-1823, atto n. 1540. Vedi anche: G. DA
PRADA, Fluitazione del legname attraverso l’Adda, da Semogo a Gera Lario,
Alpes Agia, n. 6, 1993.
(10) Semogo.
(11) Archivio di Stato di Sondrio, notaio Balestra Davide Maria fu
Ludovico di Castione, Fascicolo Atti 1818-1823, atto n. 1575.
(12) Il termine indica un bosco di abeti.
(13) Il braccio di Milano equivaleva a 59,4936 cm ed era suddiviso
in 12 once (quindi un oncia corrispondeva a 4,9578 cm)
(14) Senza i rami.
(15) La lira milanese era divisa in 20 Soldi e ogni Soldo in 12 Denari.
Ufficialmente, con il Decreto 21 Dicembre 1807, i conti si sarebbero
dovuti fare in Lire Italiane di 100 centesimi, ma nelle transazioni commerciali
private si continuò ad usare la Lira milanese (detta anche Lira
corrente). Vedi: A. MARTINI, Manuale di Metrologia, Editrice E.R.A., Roma,
1976.
(16) Punte di ferro, appositamente temperate, per bucare la roccia.
(17) Sbarra di ferro di varia lunghezza, usata come leva.
(18) Rovinassero.
(19) La scorza degli alberi, raccolta, sminuzzata e schiacciata, era
utilizzata per la concia delle pelli, in quanto ricca di tannino. Per pestare
la corteccia veniva usata la pila (macchina idraulica per lo più
usata per pestare i cereali o le castagne).
(20) In attesa delle piogge autunnali che avrebbero aumentato la portata
del fiume.
(21) La lira Valtellinese corrispondeva a circa 10 soldi milanesi.
Ogni lira era divisa in 20 soldi ed ogni soldo in 12 denari (VISCONTI VENOSTA,
op. cit.)
(22) Il peso di Morbegno era pari a 8, 0337 kg ed era suddiviso in
10 libbre.
(23) Uno staio di Morbegno corrispondeva a 17,6 litri.
(24) Boschi in Comune di Sondalo: Sortenna si trova a monte di Sondalo,
Bedogné a monte di Le Prese (in prossimità dell’alpeggio
Suìla); Peugra è probabilmente una errata italianizzazione
di Pöera che è appunto un bosco che sovrasta Le Prese, nella
zona denominata Val del Còrn.
(25) Fumero, nel comune di Sondalo, all’imbocco della valle di Rezzalo.
(26) Primaverili (da Fiorile, ottavo mese del calendario rivoluzionario
francese).
(27) Di questa contrada di Sondrio, anticamente, facevano parte l’attuale
via Scarpatetti e le frazioni di Colda e Ponchiera. |