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Dicembre 1493 – Bianca Maria Sforza promessa sposa
a Massimiliano I d’Asburgo transita da Bormio diretta a Innsbruck
di LUIGI CONATO
Gli storici presumono che al seguito della Serenissima Regina ci fosse
anche Leonardo da Vinci che poi nel «Codice Atlantico» avrebbe
commentato le prerogative di Bormio e della valli valtellinesi.
Nei primi giorni del dicembre 1493 – oltre cinquecento anni or sono
– Bianca Maria Sforza, nipote di Ludovico Sforza, detto il Moro, reggente
il Ducato di Milano, transitava da Como, Bellagio, ospite di Marchesino
Stanga amministratore del Ducato, Morbegno e Bormio, diretta a Innsbruck,
in Austria.
In Milano si erano celebrate le nozze, per procura, con Massimiliano
I d’Asburgo.
Tutti gli storici valtellinesi ricordano il passaggio del corteo nuziale
del quale, si vorrebbe, facesse parte anche Leonardo da Vinci (1).
Scrive lo storico Enrico Besta: “si pensa che accanto alla duchessa
Bianca fosse anche Leonardo da Vinci e che da quella diretta visione della
Valtellina traesse le impressioni che manifestò descrivendola”.
Fra le certe personalità del tempo presenti nel corteo: l’arcivescovo
di Milano Guidoantonio Arciboldi, il vescovo di Como Antonio Trivulzio,
Ermete Sforza, Gaspare Visconti, B. Pusterla, e Giasone del Maino,
ed Erasmo Brasca, oratore ufficiale.
Nel mutevole gioco delle alleanze, che meglio si potrebbe definire
intrighi di corte, Ludovico il Moro, uomo senza scrupoli – zio di Bianca
Maria Sforza – la promise sposa a Filiberto I duca di Savoia; a Giovanni
Corvino nonché ad altri rampolli blasonati dell’epoca e, finalmente,
in via definitiva, quale pegno dell’alleanza che gli Sforza cercavano con
gli Asburgo d’Austria (ma a danno del fratello della sposa, il povero Galeazzo)
al trentaquattrenne Massimiliano imperatore dei romani dal 16 febbraio
del 1486 e re di Germania dalla morte del padre Federico III. Massimiliano
era rimasto vedovo di Maria di Borgogna ‘che tanto amava’ e sceglieva di
sposare Bianca Maria Sforza ‘per cercare di assicurarsi il possesso dell’Italia
settentrionale’.
Felice Calvi così descriveva la sposa: “Bianca Maria, la dama
bionda, trasparente, deliziosa, ideale di bellezza quale la sognavano i
pittori lombardi della rinascenza e della scuola leonardesca.
Bianca, ventenne, era figlia dell’ucciso Galeazzo Maria Sforza, fratello
del Moro, e di Bona di Savoia”.
Il patto matrimoniale che legava gli sposi per procura era stato firmato
fra il 9 e l’11 luglio 1493 da Ludovico il Moro – come detto – zio della
sposa, e da lui considerata la prediletta. La cerimonia celebrata, ed ancora
gli storici la ricordano come tale, come uno dei più fastosi avvenimenti
dell’Italia rinascimentale.
Il Moro che con detto matrimonio mirava ad ottenere per gli Sforza
l’investitura imperiale del Ducato di Milano, accompagnò la sposa
con la spropositata dote di trecentomila ducati ai quali se ne dovettero
aggiungere altri centomila come tassa d’investitura, peraltro versata a
rate.
L.R. Lombardini commentando l’avvenimento pone questa domanda: “perché
poi fu scelto proprio il dicembre di quell’anno rivelatosi poi rigidissimo?
Forse il Moro non aveva potuto racimolare prima tutti quei ducatoni d’oro
che Sua Maestà Serenissima esigeva… e ci vollero ben ventiquattro
mule a portarlo dentro enormi ceste”.
Ovviamente l’ingentissima somma era stata spillata, come già
fatto per altri ‘impegni del ducato’, ai “nostri fratelli sudditi” primi
fra i quali, e non perché ne avessero molti ma perché li
dovevano dare, i valtellinesi in mezzo alle terre dei quali il corteo doveva
transitare con vivace accoglienza. Diremo poi come andarono i fatti.
Torniamo alla circostanza nuziale. In Milano, per dare maggior risalto
all’avvenimento, venne esposto dinanzi alla reggia di Porta Giovia il modello
della statua equestre, eseguita da Leonardo da Vinci, rappresentante in
proporzioni colossali l’eroico Francesco Sforza. Il quattro dicembre –
del 1493 – il corteo nuziale è a Como. I festeggiamenti in onore
della sposa vengono, anche qui, considerati il ‘maggior avvenimento mondano’
che la città abbia mai ospitato. Il sei dicembre il corteo approda
a Bellagio, come detto, ospite della ‘reggia’ di M. Stanga. Il sette si
lascia il centro lago per Gravedona e l’otto, con uno scritto corale, la
comitiva conferma il proprio arrivo a Morbegno dove si sosta per due giorni.
Quindi Sondrio e Tirano dove apriva splendidamente il suo palazzo Ulderico
Quadrio, poi Grosio e ultimo Bormio. Bormio sforzesca? Dimostrava bene
di esserlo quando mirava a un suo fine e già aveva festeggiato con
grandi falò l’annuncio dell’amicizia tra il Moro e Sua Maestà
Massimiliano.
Scrive Enrico Besta, il più quotato storico delle Valli Valtellinesi
che nell’attesa della futura sposa “si riacconciarono i ponti diroccati
e le strade sfossicate. Archi trionfali furono eretti a Morignone ed all’ingresso
della Villa: il pittore Menico ebbe un bel da fare a dipingere insegne
sforzesche su carte e timpani e papiri che dovevano essere esposti lungo
il percorso”. Nel proseguio del racconto storico il Besta scrive “(…) e
venne la leggiadra Bianca Sforza… bionda e diafana signora, bianca di perle
e bella più che il sole”.
Nell’archivio comunale di Bormio esiste una raccolta di delibere pergamenacee
– del 1494 – dalle quali testualmente si estrae: “Il Comune di Bormio
paga soldi sessanta a Casa Alberti perché un lenzuolo di lino, prestato
in occasione della presenza della Serenissima Regina è andato perso”.
“Il Comune paga lire nove di Verona ad Agostino degli Alberti per completo
rimborso delle spese da lui sostenute in Val Venosta per assoldare balestrieri
ed altre persone del tempo che la Regina Serenissima era in terra teutonica”.
Ovvia l’ospitalità che la Famiglia Alberti ebbe ad offrire alla
regale sposa. Ciò risulta anche dalla lapide marmorea posta sulla
torre ubicata nell’attuale via Roma dalla quale risulta “Palazzo di Nicolò
degli Alberti, ambasciatore per la contea (Contado di Bormio) alla corte
di Madrid. Ospitò Bianca Maria Sforza nel 1943, Beatrice d’Este
con il marito Ludovico Sforza ‘Il Moro’ nel 1496”.
Lungo l’impervia salita del passo dell’Ombraglio la futura sposa si
avviava verso i nuovi destini “movendosi verso le nevose vette dello Stelvio
per recarsi ad Innsbruck incontro al suo reale sposo, l’accompagnò
con la ammirazione, l’augurio della buona gente bormiese. Le fecero ala
i balestrieri del comune…” come ricorda il Besta.
E Leonardo? Nel 1888 presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano appariva
il “Codice Atlantico”, una raccolta di note scientifiche e disegni redatti
da Leonardo da Vinci.
Sul foglio 214 v.e del predetto preziosissimo documento, fra l’altro
si legge:
- “A Bormi. A Bormi sono i bagni…
- … in testa alla Valtolina è le montagne di Bormi, terribili
e piene, sempre di neve. Qui nasce ermellini”.
Dunque: Leonardo ospite di Bormio?
Nessuna delle peculiari caratteristiche del territorio bormino – allora
Contado nelle Magnifica Terra – è sfuggita all’attenta genialità
d’osservazione del grande naturalista.
Osservazioni che, nel più vasto panorama dell’intero paesaggio
valtellinese (che per il Vinciano abbraccia anche la Val Chiavenna) comprende
la citazione di “montagne sterili ed altissime, con grandi scoglie - qui
nascono abeti, larici e pini, daini, stambucche, camozze e terribili orsi”.
Malgrado le numerose approfondite ricerche fatte da molti in diversificate
direzioni, sino ad ora non è stato possibile rintracciare un qualsiasi
documento che, inequivocabilmente, attesti la presenza di Leonardo da Vinci
in Bormio.
Un documento di attestazione che potrebbe anche risultare superfluo
considerate la indiscutibile esattezza, quindi conoscenza, con la quale
il Grande ha succintamente descritto la Magnifica Terra (2).
Note:
(1) Primo fra questi Anton Giuseppe Della Torre di Rezzonico
(sulla sponda occidentale del Lago di Como) vissuto dal 1709 al 1785. Fu
questi un approfondito cultore di Leonardo così che da un suo trattato,
scritto in latino, si apprende che il Grande “fu anche nel bergamasco,
nel lecchese e ripetute volte peregrinò in Valsassina e in Valtellina,
ove si occupò di studi geografici e principalmente del fiume Adda,
per vedere se mai potesse farlo servire alla navigazione ed al traffico
“fluviale”, cioè la fluitazione: trasporto di tronchi d’albero mediante
le correnti d’acqua”.
(2) ILARIO SILVESTRI, a pag. 29 de Le strade dell’Umbrail
e dello Stelvio dal Medioevo al 1900, Ed. Parco dello Stelvio – Bormio
2001, ipotizza che: “È però più verosimile che (Leonardo)
fosse tra i cortigiani del duca di Milano nel 1946 quando quest’ultimo
s’incontrò a Mals con Massimiliano per preparare la conquista di
Pisa: Leonardo era infatti nel ristetto numero dei consiglieri del duca”.
Aggiungasi: “ingegnere di corte, disegnatore esperto d’armi di ogni tipo,
dai fucili ai cannoni e bombarde”. Anch’io, da molto tempo, ho fatto questa
congettura (Leonardo in Val Venosta) ma i documenti a mie mani non provano
questa tesi. Una quindicina d’anni or sono ho interpellato il conte Graf
Johannes J. Trapp, proprietario di Castel Coira – Churburg – di Sluderno
in Val Venosta, l’Ufficio Archivi, Biblioteche Storiche ed Etnografiche
della Provincia Autonoma di Bolzano e l’Amt der Tiroler Lander, il Tiroler
Landesarchiv di Innsbruck senza ottenere alcuna notizia sull’argomento
e ciò ‘malgrado gli approfonditi esami dei documenti’. Ultimamente
ho rinnovato la richiesta di notizie, senza però ricevere risposta
positiva. Quanto detto non contrasta ovviamente con l’ipotesi del Silvestri
e mia: la questione resta aperta.
FONTI BIBLIOGRAFICHE
Enrico BESTA, Bormio antica e medioevale, ed. Giuffrè,
Milano 1945.
Enrico BESTA, Le valli dell’Adda e della Mera nel corso
dei secoli, vol. I – Nitri – Lischi Edit., Pisa 1940.
Felice CALVI, Bianca Maria Sforza Visconti, regina dei
romani, imperatrice di Germania e gli ambasciatori di Ludovico il Moro
alla corte cesarea, Edit. Vallardi, Milano 1988.
ARCHIVIO COMUNALE DI BORMIO, Quaternus consiliorum, sorte
primaverile, 1494.
Martino FATTERELLI, I nobili Alberti di Bormio in otto
secoli di storia.
Benedetto GIOVIO (1471 – 1545) autore della Historia
Patria che con Tristano Calco e Francesco Muralto fu lo storico ufficiale
dello sposalizio di Bianca Maria Sforza – Larius – pag. CXIII, CXIV – primo
volume).
Pietro Angelo LAVIZZARI, Memorie Istoriche della Valtellina,
Stamperia A.Pfeffer, Coira MDCCXVI.
Leonardo DA VINCI, Codice Atlantico – Biblioteca Ambrosiana,
Milano.
Lina RINI LOMBARDINI, Un grandioso corteo nuziale valica
il passo dello Stelvio, Corriere della Valtellina.
Santo MONTI, Lodovico Maria Sforza, Il Moro, Società
Storica Comense, 1932, fasc. 111 – 112.
Fonti enciclopediche varie. |