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Il commercio di vino tra Bormio e la Media Valtellina
durante il Cinquecento: il caso di Poggiridenti (*)
di FRANCA PRANDI
Sul commercio del vino valtellinese praticato dai mercanti bormini si
è detto molto, soprattutto in merito ai privilegi che il contado
ha goduto già nel tardo Medioevo, tuttavia meno si sa su dove e
da chi fosse acquistato; questo studio, forzatamente limitato sia in senso
spaziale (area dell’odierna Poggiridenti con riferimenti a Montagna, Sondrio
e Tresivio), sia temporale (il Cinquecento), ha la sola pretesa di fungere
da stimolo per una ricerca approfondita ed esauriente sull’argomento, magari
ad opera di qualche giovane laureando.
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La felice collocazione geografica in cui è sorta Bormio ha favorito
lo sviluppo economico, demografico ed urbanistico del borgo, tanto da far
dire a L. Martinelli che la nascita, l’esistenza stessa, l’importanza economico
– politica che la terra di Bormio assunse durante i secoli del tardo Medioevo
sono strettamente legate alla sua posizione geografica, che fece di essa
un luogo di transito notevole, se non unico, per gli uomini e le merci
che valicavano le Alpi in direzione nord – sud ed est – ovest (1).
Al centro di un grande quadrivio, da lì si diramavano importanti
vie di comunicazione che attraverso il Foscagno, la valle di S. Giacomo,
il passo dello Stelvio e di S. Maria raggiungevano il nord (3), dove veniva
condotto il vino valtellinese e tratto il sale del Tirolo (3); a est, per
il passo del Gavia, la Valcamonica; verso sud, attraverso Serravalle, la
Valtellina, con la quale erano stretti i rapporti commerciali.
E’ difficile, infatti, pensare alle fortune di Bormio senza far riferimento
al commercio del vino che ha garantito al borgo alpino, non solo la sopravvivenza,
ma anche un certo benessere. D’altro canto, non si può pensare alla
diffusione che ebbe a nord il vino valtellinese, l’unico prodotto di esportazione
(4) della valle, senza Bormio che ne garantisse la distribuzione in ambienti
dove, oltre che assente, era anche molto ricercato. Appare quindi chiara
l’integrazione fra le due economie: quella della Valtellina, agricolo –
pastorale, e quella del Contado, pastorale – commerciale. Solo una piccola
percentuale di vino usciva dalla valle attraverso altre vie, o altri passi
alpini, come quello del Muretto, in Valmalenco (5).
Naturalmente le fortune commerciali dei bormini furono il frutto di
un lungo processo che ebbe il suo culmine durante la dominazione viscontea,
prima, e sforzesca dopo, benché già sotto il dominio comasco
l’attività fosse florida; seguì, poi, durante la dominazione
grigione, un lento declino dell’attività che ebbe fine con i mutati
sistemi di collegamento, dovuti alla costruzione, nella seconda metà
dell’Ottocento, delle grandi direttrici ferroviarie nord – sud che esclusero
le nostre vallate dalla nuova rete viaria e commerciale che si era creata
e alla comparsa della fillossera che distrusse in larga parte i vigneti
(6).
La posizione della terra mastra, posto chiave anche nelle complesse
vicende politiche che si svilupparono dall’alto Medioevo fino alla dominazione
grigione, e la relativa grande forza di contrattazione che poté
assumere, portarono il comune di Bormio ad ottenere larghi benefici che
i dominatori che si avvicendarono si affrettavano a concedere per garantirsi
la fedeltà dei loro sudditi. Benefici che previdero, soprattutto
durante la signoria visconteo – sforzesca […] un trattamento privilegiato
rispetto alla Valtellina sia per quanto concerne la protezione dei suoi
commerci che continuarono a svilupparsi sia per l’autonomia che il Comune
mantenne in misura assai ampia insieme alla integrità delle proprie
istituzioni (7) e che continuarono a godere sino alla fine del dominio
delle Tre Leghe (8). I privilegi viscontei che furono accordati ai bormini,
in merito all’acquisto e al commercio del vino, datano almeno al 1404,
quando il duca di Milano concesse loro l’esenzione da dazio e gabella per
il vino necessario al paese (9), seguiti, nel 1421, dalla proibizione agli
uomini di Teglio di condurre vino in Germania, attraverso la Val Venosta
(10) e, nel 1461, dall’esenzione del dazio per plaustri 300 di vino da
estrarsi dalla Valtellina (11), seguita da una successione di conferme
e nuovi privilegi ed esenzioni da dazi che portarono a 1.500 i carri esportati
porto franco (12).
Certo qualche intoppo arrivò a turbare questa felice situazione
(13); soprattutto la pace di Ardenno (1487), stipulata fra il ducato di
Milano e le Tre Leghe, che avevano invaso la Valtellina, aveva incrinato
il monopolio bormino, infatti esse ottennero il libero transito dei Grigioni
attraverso i passi di Bormio e il libero commercio nelle terre del Contado,
servendosi di mezzi di trasporto propri (14).
Successivamente, nel 1561, un decreto dei rappresentanti delle Leghe
Grigie permise a qualsiasi mercante di passare liberamente con ogni tipo
di merce nel territorio soggetto alla giurisdizione di Bormio, lasciando
sconcertati i bormini; solo vent’anni dopo (1581) la dieta di Ilanz ripristinò
gli antichi privilegi, mentre nel 1599 fu ordinato che solo i Bormiesi
possono condurre vino nelle parti di Coira e Germania, con l’obbligo di
avvisare i cavallanti di tale privilegio ed in che consista, essendo proibito
farne oggetto di mercanzia; e che li stranieri non devono accettarsi per
patrioti o terrieri, né loro si può affittare case senza
la licenza del Consiglio generale del popolo in ordine a un decreto seguito
li 29 maggio 1599 (15).
Per finire Bormio, fin dal 1201, era riuscita ad affrancarsi dal pagamento
del dazio alla città di Como e neanche i Grigioni poterono scalfire
questo diritto secolare (16).
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Del commercio del vino vi è testimonianza nel Quaternus eventariorum
(17) di Bormio già nel Duecento, quando si annotavano le spese sostenute
dal comune per l’acquisto di prodotti di vario genere, fra cui al primo
posto spicca il vino comperato dai Quadrio di Ponte, Lambertenghi, Rusca,
Beccaria e Baliaca, tutte famiglie di origini comasche, che avevano proprietà
e residenza nella media Valtellina (18) e che, almeno alcune di esse, detenevano
in Bormio tradizionali diritti detti fiscaricie (19).
All’inizio del Trecento il comune doveva del denaro a Baldezarolus
Brochus di Tresivio per vino che aveva acquistato da lui (20); nel 1325
il notaio Zaninus Gervaxius Agnexie saldò a ser Prencivallo Quadrio
di Ponte £ 389 imp. de solucione vini ab eo empti pro comune, mentre
nel 1306, sempre allo stesso, si saldò un conto per 35 anfore di
vino (21); del 1316 è un confesso a favore di ser Rizardo Lambertenghi
e dell’anno successivo due altri, uno per £ 200 a Gaspare Rusca,
il secondo per £ 121 e soldi 7 imp. a un Lambertenghi di Como e a
Manuele de la Porta di Mendrisio, ma abitante a Como, sempre per vino;
segue un terzo nel 1320 a favore di ser Ristazi de Laqua; l’ultimo di £
200, datato 1335, era a favore del dominus Pietro, sicuramente un Quadrio,
di Ponte (22). Tra i fornitori vanno inoltre annoverati i Lazzaroni di
Teglio e gli Interiortoli di Montagna (23).
Il vino di qualità, quindi, veniva acquistato nella media Valtellina,
poi condotto a Bormio per mezzo di carri, seguendo la via regale, e sistemato
in apposite botti, dette carere (24). Qui veniva messo nelle cantine ad
invecchiare, poi prendeva la via del Tirolo, della Germania centro – orientale
e dei Grigioni (25), dopo essere stato sistemato in barilotti od otri di
pelle e trasportato a soma.
Il comune di Bormio gestiva la vendita del vino nell’ambito del suo
territorio secondo un criterio monopolistico, allo scopo di evitare le
speculazioni private (26); del vino condotto dalla Valtellina almeno 6
staia per ogni carro dovevano essere destinate alla cantina comunale, dove
veniva imbottato (27); rigide erano le norme che garantivano la qualità
del prodotto. Onde evitare tentazioni, il taverniere non poteva tenere
acqua nella cantina e tantomeno poteva annacquare o rubare il vino, pena
la sospensione da ogni ufficio, inoltre era vigilato dagli zalapoteri (28).
La mescita del vino era prerogativa della taverna comunale e i tavernieri
dovevano misurare con precisione, conformemente alle leggi, il vino dato
agli acquirenti (29). Si verificavano, però, degli abusi, pertanto
il Consiglio generale del popolo, nel maggio 1558, stabilì che nessuno,
di qualunque condizione, grado ed età, potrà gestire osterie
o locande in nessuna località del bormiese, né dar da mangiare
o da bere, a pagamento o a credito, nella propria casa o fuori […] Si fa
eccezione per i Livignaschi e gli abitatori fissi di Trepalle, che non
abbiano abitazione fuori dal paese (30).
L’eccezione era estesa anche all’osteria del cortivo (31), ubicata
nella piazza principale, il cui oste potrà dare da bere e da mangiare
a chicchessia, tuttavia doveva vigilare che nessuno potesse giocare in
nessun momento (32). Vietato era anche l’acquisto di vino per la rivendita
a terzi (33).
Nella terra di Bormio erano cinque le taverne periferiche, date in
appalto, che offrivano vitto e alloggio ai viandanti e ai mercanti e che
potevano vendere vino; si trovavano tutte lungo le più importanti
vie di comunicazione. Secondo il Celli (che si rifà parzialmente
al Besta (34)) a Morignone, verso la Valtellina; a Migliavacca, sulla strada
del Gavia; a Cazzabella in Val Fraele (35), sulla strada per l’Engadina
e Livigno; ai Bagni Vecchi, sulla via della Val Monastero e della Val Venosta
(36). La Martinelli, invece, riferendosi al cap. 325 degli Statuti, elenca
quelle di Livigno, Trepalle, dei Bagni, del Passo di S. Maria e di S. Giacomo
di Fraele (37).
Le figure ufficiali legate alla taverna del cortivo (38) erano i procuratori,
il caneparo, i misuratori e il notaio (39). I procuratori di taverna, uno
dei quali doveva far parte del Consiglio, erano due e venivano nominati
ogni anno nel mese di ottobre, restavano in carica un anno, controllavano
che non venisse a mancare il vino e ricevevano un compenso di £ 8
ciascuno. Il caneparo doveva essere dei Monti (40) e alla fine del mandato,
che durava solo quattro mesi, doveva rendere conto del suo ufficio che
gli veniva ricompensato con £ 4. I due misuratori, eletti con i procuratori,
restavano in carica un anno; dovevano misurare sia il vino acquistato,
sia quello venduto dalla taverna. Il notaio doveva invece registrare il
vino in entrata o in uscita, ma solo su espressa richiesta dei misuratori.
Figure altrettanto importanti erano quelle dei compratori deputati
dal Consiglio generale a trattare l’acquisto di vino per la taverna maggiore.
A garanzia dei loro negozi portavano con loro lo strumento di nomina (41),
rogato dal notaio cancelliere del comune, sigillato con il sigillo di Bormio
(42), per il quale stipulavano e si impegnavano finanziariamente, comperando
a credito.
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La coltivazione della vigna in Valtellina è molto antica; imponenti
dissodamenti hanno ridisegnato il versante retico sicuramente dopo l’anno
1000. Ad essere interessati per primi furono, probabilmente, i conoidi
di deiezione dei torrenti laterali, come quello della Fiorenza, formato
dal Rhon, fra Tresivio e Ponte (43), in seguito i terrazzi di origine glaciale,
che rompevano i pendii boscosi.
Al 2 maggio 1083 risale la prima citazione conosciuta per il territorio
che interessa questo studio: de loco Pendolasco (44) ad locum ubi dicitur
Vinea Novella (45). Il toponimo (46) richiama scassi, da non molto tempo
effettuati, e la messa a dimora di viti; permane tuttora, designando, però,
delle vigne poste a ovest del torrente Albadina, ormai in territorio comunale
di Montagna, ed altre poste a monte della contrada di Ca’ Ferrari, a ovest
del torrente Rogna. Altri toponimi ricordano la bonifica di terreni destinati
alle colture: Runcàsc, Runcanöf, Runchèt, a Surana;
i Runch, a monte della contrada di Pendolasco. Tutti rievocano il termine
roncare, cioè l’opera di scasso dei terreni, per purgarli dalle
pietre che venivano allineate ai lati dei fondi in grandi muri ordinati
(47), o, soprattutto, utilizzate per costruire i muretti di sostegno.
Per trovare altre testimonianze sulla vigna dobbiamo arrivare al XIII
sec., quando il 14 settembre 1214, l’arciprete di Tresivio Mainfredo, a
nome anche dei canonici della chiesa dei SS. Pietro e Paolo, fece un cambio
con Alberto Berlende di Pendolasco; gli cedette petiam unam terre cum vitibus
in parte et in parte ortolivam et in parte incultam cum arboribus et puteo
et plantis arborum iacentem in territorio Montanee in loco ubi dicitur
Pendolascum apud domum ipsius Alberti contro petiam unam terre et vinee
iacente in territorio Trisivi Plani in Costa *** (48).
A partire dal XV sec. si può finalmente iniziare ad attingere
ad una documentazione decisamente molto più abbondante e sistematica,
opera principalmente del notaio di Pendolasco, Gallolo Galli, e di altri
suoi colleghi che operavano a Montagna (49).
Grazie ad essa possiamo delineare un primo assetto dello spazio agrario.
Le aree a pendenza minore erano, per la maggior parte, coltivate a campo,
inframmezzate da pezze campive e tirampolate, dove cioè le viti
erano lavorate a pergola, sotto le quali si seminavano i cereali. La cronica
penuria di questi ultimi prodotti faceva sì che ogni minimo spazio
fosse destinato alla coltivazione di frumento, segale, siligine, domega,
miglio e panico (50). Nel piano i prati si alternavano a terreni a campo,
ma soprattutto vi erano pezze caregive e isolive (51).
Nell’area di costiera già esistevano i primi vigneti (52) strappati
alla roccia e ai boschi di rovere, allora molto frequenti. A quel tempo
sono noti i seguenti toponimi: Albadìnico, Somsàssa, Festizóno,
Albüsàna, Carbunèra, Culumbèra, Arbulàsc,
Arbulé, la Bànca, Càmbra, Funtanèla, Garzéda,
Runch, Guàst, (a Pendolasco e Dosso Boisio); Infèren (53),
Librùs, Mulinèra, Rat, Paradìs, San Martìn
(in territorio di Tresivio Piano); Guèra, Quadrèl, Ràta,
Rìgul, Runchèt, S. Martìn, Valbüi (a Surana).
Fu solo nel Cinquecento che, aumentata la richiesta di vino per il
mercato grigione, anche le aree più impervie vennero messe a coltura,
ampliando notevolmente l’area di produzione di vino di qualità.
Allora si dissodarono nuovi terreni, a volte anche marginali e caratterizzati
dalla massiccia presenza di roccia: Castelàna, Còsta, Cràp
o Sàsa (sotto Somsàsa, dove dal Seicento sorge la chiesa
del Carmine), Sangìna, Franscìna, Füsìna, Lòdola,
Sgarbelèra, La Pòrta e Ruòsula; oppure posti a quote
intorno ai 700 m: Mùnech, Puirö, Scalügia, Bòlga,
dove la vite allignava, benché il prodotto finale non fosse di grandissimo
pregio (54).
***
Al Cinquecento risalgono anche le maggiori testimonianze documentarie
di vendita di vino acquistato nell’attuale comune di Poggiridenti in larga
parte da mercanti bormini (55). Raramente se ne trovano per il Quattrocento,
anche se la presenza di persone dell’alta valle non era infrequente. Il
17 febbraio 1457, Mozetus q. Giacomo Mozzi di Pendolasco aveva ottenuto
un prestito di 50 £ imp. da Fredulfo q. Simone Marioli di Bormio,
al quale promise di restituire entro la festa di S. Andrea, il denaro contante,
oppure plaustra quatuor vini pulchri boni et sufficienti consignandi in
Pendolascho et hoc pro illo precio (56).
Sicuramente le compravendite erano numerose anche allora, tuttavia
mancano le registrazioni, mentre, a partire dalla prima metà del
Cinquecento, si infittiscono.
I mercanti provenivano innanzitutto da Bormio (57), quindi dalla Valdisotto
(nell’ordine Cepina, Morignone, Piatta, Piazza, Fumarogo e Tola), dalla
Valdidentro (Premadio, Molina), dalla Valle di Livigno (58), nessuno dalla
Valfurva.
Nella maggior parte dei casi erano acquirenti privati che esportavano
il vino e che dovevano pagare un dazio al Comune; non infrequenti erano
i deputati dal Consiglio di Bormio, che acquistavano il vino destinato
alla taverna maggiore, per la vendita al minuto, il cui monopolio era comunale.
Nel secondo caso, di solito, si rivolgevano alle famiglie più
in vista e benestanti, avendo necessità di acquistare grossi quantitativi
di merce: Gio. Eugenio erede del ramo dei Beccaria della Rogna, la nobildonna
Faustina de Prata, vedova del nobile Enrico Lavizzari, madre e tutrice
dei figli Gio. Francesco e Gio. Enrico, il dottor fisico Francesco q. Pietro
Paravicini e Giovanni e Gabriele q. Gio. Giacomo Paravicini, tutti abitanti
a Sondrio, ma con beni e, alcuni, anche stabili e cantine a Pendolasco
e al Dosso Boisio; i Beccaria del Castel Masegra, il dominus Gio. Antonio
Sormani e il dominus Paolo Schenardi di Tresivio.
I privati preferivano i piccoli produttori, oppure si rivolgevano al
dominus Antonio Sermoni (59) del dominus Martino, protagonista di un gran
numero di contrattazioni, come i fratelli Girardoni di Sondrio. Proprietario
della torre già dei da Pendolasco, Antonio possedeva un consistente
sedime di più edifici (60) a nord della stessa, dove era sita anche
un’apotheca, cioè la bottega da cui gestiva i suoi negozi. Le sue
non lontane origini bormine e le fitte relazioni che intratteneva con personaggi
del luogo, giustificano questa sua preminenza e l’attenzione rivolta a
questo piccolo villaggio di viticoltori da parte dei mercanti bormini.
Le sue transazioni concernevano spesso, oltre al vino, altre mercanzie
non meglio precisate, spese cibarie, per il pranzo consumato presso di
lui dagli acquirenti, e il cavallo da impiegare nel trasporto (61).
Tra gli acquirenti incontrati ho potuto rilevare anche la presenza
dell’hospes balneorum de Burmio, il dominus Giovanni Mazzolati q. Battista
di Bormio; egli nel 1562 acquistò 10 carri di vino, per una somma
di £ 700 imp., dal dominus Vincenzo q. Gio. Brunoro de Prata di Montagna
e l’anno successivo un quantitativo minore, per un totale di £ 179
imp. (62).
Le modalità di pagamento prevedevano, nella stragrande maggioranza
dei casi, il saldo in contanti, oppure in altri beni, soprattutto sale
(63), (i Beccaria e i Girardoni spesso lo richiedevano in contraccambio
(64)), oppure granaglie (65) e, perfino, candele boni sepi (66).
Interessante è vedere l’andamento dei prezzi, allora peraltro
molto stabili; normalmente si valutava il vino al condio, oppure al carro
(67); dagli atti esaminati si ricava che il prezzo poteva variare da un
minimo di 3 £ imp. al condio (68), fino ad un massimo di £
7 (69), nel periodo che va dal 1542 al 1558; la differenza era dovuta alla
qualità del vino, grazie alla miglior collocazione dei vigneti (come
quelli posti tra il paese e il fondovalle), oppure alle annate più
o meno buone o al fatto che fosse nuovo, vecchio o dolce. Lo stesso vale
per il prezzo di ogni carro che oscilla fra £. 53 (70) e £.
58 (71) imp. per il periodo 1558 – 59, con un massimo di £ 70 al
carro pagato nel 1562 (72), dovuta sicuramente all’eccezionale qualità
del prodotto e all’avvenuto invecchiamento.
Gli atti notarili che si occupano delle compravendite di vino sono
tutti degli obblighi e prevedevano l’acquisto a credito, abitudine probabilmente
consolidatasi dopo il privilegio concesso ai bormini dal duca Gian Galeazzo
Visconti, nel 1378 (73); i termini di pagamento naturalmente dipendevano
dalla data d’acquisto, tuttavia prevalevano S. Martino, scadenza del pagamento
dei fitti nella media Valtellina, S. Michele, stessa scadenza per il Contado,
S. Andrea (in questi ultimi due giorni a Bormio si tenevano due delle tre
fiere annuali; l’altra era a S. Bartolomeo), le calende di gennaio, quelle
di giugno, S. Tommaso e S. Pietro.
Non sempre, tuttavia, i debitori riuscivano a saldare i conti nei tempi
prestabiliti; dovette essere il caso di Martino q. Lorenzo olim Facino
di Sondalo che abitava a Morignone, il quale, nel 1558, vendette ad dominus
Antonio Sermondi, abitante al Dosso Boisio, l’utile dominio su due appezzamenti
posti in territorio del comune di Bormio; si trattava di un campo in contrada
de Spinadazio, che il suddetto Facino aveva venduto al q. Pietro q. Cristoforo
detto Tirindredi, e di un prato ad la Torrerazeam supra viam per qua itur
ad Sanctum Bartholomeum, il tutto al prezzo di £ 300 imp. (74). Anche
il mastro Antonio ferarius detto Panguetus q. ser Cristoforo di Bormio
non riuscì a saldare i debiti contratti all’atto dell’acquisto di
32 condi di vino che gli aveva venduto, fin dal 1549, Pietro Antonio q.
Battista Bonfadini di Boffetto detto del Joannello, pertanto, il 30 aprile
1552, contrasse un nuovo obbligo con il suo creditore, con il quale si
impegnava a pagare il conto entro il S. Martino seguente, insieme al fitto
annuo del 7 %, conteggiato a partire dalla scadenza del primo obbligo (75).
Per non aver onorato gli impegni presi il dominus Giovanni q. dominus Zaccaria
Sermondi di Bormio, il 28 aprile 1558, fu costretto a vendere al dominus
Paolo q, dominus Battista Schenardi di Tresivio un campo di circa 5 pertiche,
sito nel territorio di Bormio, in Canexia, al prezzo di £ 500, di
cui £ 443 per vino comperato dal creditore il primo gennaio 1557
(76).
Poteva succedere, quindi, che il venditore si premunisse nei confronti
del mercante, stipulando dei patti che lo garantissero nel recupero della
somma a lui spettante (77).
Tutto il vino esportato dalle tre contrade veniva misurato alla pesa
pubblica che era stata affidata alla cura di S. Fedele, poco dopo la sua
separazione dalla chiesa matrice di S. Giorgio di Montagna, avvenuta nel
1514, quale fonte di sostentamento economico. L’incanto della misuradura
del vino, ovvero della brenta, della stadera e dell’hosteria veniva incantato
ogni anno sulla piazza della chiesa, il 31 dicembre, giorno di S. Silvestro
(78); alla cura spettava il compito di far aggiustare e bollare le brente,
lo staio, la mina e le stadere e di rifare i bolli della pesa (79), come
previsto dagli Ordini del 1570 (80).
Riassumendo la trafila: il mercante bormino assaggiava il vino, offertogli
dal produttore, con il quale contrattava il prezzo; sorvegliava che quello
comperato fosse spillato dalla stessa botte, quindi lo sistemava sul carro.
Stipulato il contratto davanti al notaio, provvedeva a fare la misuradura
assistito dal venditore, pagava il dovuto all’appaltatore della brenta,
infine, assicurato il prezioso carico, prendeva la via maestra (81), quella
cioè che correva a mezza costa sul versante retico e si portava
verso l’alta valle ed il Contado, curando che gli scossoni del carro non
gli facessero perdere per strada troppo di quel liquido per lui così
prezioso.
Appendice documentaria
Dosso Boisio (82), 1533 maggio 30
Cristoforo q. Giovanni olim Cristoforo Casolari di Bormio promette
al dominus Antonio figlio del dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio,
entro S. Lorenzo, £ 116 per vino datogli.
A.S.So., Notarile, n. 974, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1533 dicembre 31
Ser Giovanni q. dominus Zaccaria Sermondi e Gabriele q. Taddeo de Meltis
di Sondalo, ambedue abitanti a Bormio promettono ai domini Gio. Giacomo
e Gabriele Paravicini di Caspano, £ 600 imp. per 200 condi di vino,
venduto loro nelle cantine di Pendolasco. Segue un patto secondo il quale
ab ipso termino citra placuerit dictis fratribus creditoribus velle habere
sal ab ipsis debitoribus quod teneantur consignare dictum sal illo comuni
pretio quo vendebitur tunc temporis in ipsa terra de Sondrio.
A.S.So., Notarile, n. 974, Giovanolo Nobili
Sondrio (83), 1534 gennaio 19
Giovanni q. Gottardo de Permalio si dichiara contento di ricevere da
Togno q. Domenico de Uprando 50 condi di vino chiaro prodotto in parecchi
e diversi villaggi, al computo di £ 4 al condio, a completa soluzione
di quelle £ 200 che gli doveva.
A.S.So., Notarile, n. 974, Giovanolo Nobili
Dosso Boisio (84), 1536 marzo 1
Ser Romerio q. ser Otto e Gio. Bartolomeo q. Gasparino del Johaneto
di Bormio promettono a Iseppo q. Zoia Prandi di Surana, £ 120 per
40 condi di vino al prezzo di £ 4 al condio.
A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili
Sondrio (85), 1540 dicembre 31
Dominus Giovanni q. dominus Zaccaria Sermondi di Bormio promette al
magnificus eques Nicolò q. magnifici equitis Castellino Beccaria,
abitante nel Castello Masegra di Sondrio, entro S. Giacomo, £ 148
e soldi 5 imp. a soluzione delle £ 248 e soldi 5, cioè £
107 e soldi 5 per condi 16 e staia 3 di vino dulci et merchantilis, da
lui acquistato, e £ 141 per condi 20 e staia 4 di vino dulci et merchantilis
dato da Castellino a Giovanni e Giacomo, famigli di ser Gabriele Imeldi
di Bormio.
A.S.So., Notarile, n. 773, Paolo Ferrari
Sondrio (86), 1540 dicembre 31
Dominus Gaspare q. dominus Nicolò de Angelis di Bormio promette
al magnificus eques Nicolò q. magnifici equitis Castellino Beccaria,
abitante nel Castello Masegra di Sondrio, £ 392 e soldi 19 e ½,
cioè £ 277 e s. 19 e ½ entro S. Giacomo e £ 115
entro S. Michele per condi 67 e staia 4 di vino dulci et merchantilis.
A.S.So., Notarile, n. 773, Paolo Ferrari
Sondrio (87), 1540 dicembre 31
Ser Sigismondo q. ser Taddeo Inmeldi di Bormio si impegna, nei confronti
del magnificus eques Nicolò q. magnifici equitis Castellino Beccaria,
abitante nel Castello Masegra di Sondrio, quale fideiussore del dominus
Nicolò de Angelis di Bormio, per £ 97 e soldi 2, cioè
per condi 16 e staia 4 di vino.
A.S.So., Notarile, n. 773, Paolo Ferrari
Sondrio (88), 1540 dicembre 31
Leonardo detto Leonardelus q. Domenico del Chila di Bormio si impegna,
nei confronti del magnificus eques Nicolò q. magnifici equitis Castellino
Beccaria, abitante nel Castello Masegra di Sondrio, quale fideiussore del
dominus Nicolò de Angelis di Bormio, per £ 50 e soldi 11 e
½ , cioè per condi 11di vino.
A.S.So., Notarile, n. 773, Paolo Ferrari
Dosso Boisio (89), 1542 febbraio 2
Francesco q. Romerio olim Toni detto de Bernardo di Cepina promette
al dominus Antonio q. dominus Martino Sermandi del Dosso Boisio, £
250 imp. per vino ed un cavallo datigli; £ 50 entro le calende di
giugno, £ 100 entro S. Michele e le rimanenti 100 entro Natale.
A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili
Tresivio, 1542 maggio 17
Giovannino q. Bartolomeo del Capella e Pedrotto q. Rinaldo de Crapino
di Bormio promettono al dominus Antonio q. dominus Martino Sermondi del
Dosso Boisio £ 68 e soldi 12 imp. entro S. Martino (Giovannino £
21 per condi 4 e staia 4 di vino e Pedrotto £ 47 per 10 condi e 3
staia di vino, a £ 4 e s. 10 al condio), in buoni denari o in tanto
sale da consegnare al Dosso Boisio in casa del venditore.
A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili
Sondrio, 1542 giugno 3
Leo q. Rainaldo di Cepina promette a ser Baldassarre q. ser Bernardo
Panighetti di Sondrio, entro S. Martino, £ 60 e soldi 17, per tanto
vino, oltre le £ 32 di cui era debitore.
A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili
Pendolasco (90), 1543 gennaio 24
Mastro Antonio ferarius de Panguetis di Bormio, deputato con il dominus
Giacomo Alberti dal Consiglio generale ed anche in suo nome, promette alla
domina Faustina de Prata madre e tutrice di Gio. Francesco e Gio. Enrico,
figli suoi e del q. nobiluomo Enrico Lavizzari di Sondrio £ 900 per
condi 201 di vino, entro le calende di settembre.
A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1543 marzo 21
Ser Giovanni q. ser Zaccaria Sermondi, di Sondalo, e ser Giacomo q.
ser Bartolomeo de Scheriis dicti de Malpelinis, anche a nome di ser Gabriele
q. ser Taddeo Sermondi, tutti e tre abitanti a Bormio, promettono a Zane
q. Giovanni Pelizzatti de Monte di Montagna, che stipula anche a nome del
fratello Martino e del nipote Giacomo del q. Antonio loro fratello, £
200, entro S. Michele, per tanto vino dato loro. In calce all’atto, il
notaio, in data 24 settembre 1543, annotò il pagamento del debito,
avvenuto davanti alla chiesa di S. Narbore, a Sondrio.
A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1545 gennaio 26
Bernardino q. Simone de Posolis di Bormio promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro le calende di giugno,
£ 148 e soldi 10 imp., per tanto vino datogli.
A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1545 settembre 14
Ser Nicolò q. ser Giovanni Antonioli di Bormio promette al dominus
Antonio q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro la Quaresima,
£ 112, soldi 6 e denari 4 per tanto vino datogli.
A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili
Sondrio, Castello di Masegra, 1546 novembre 24
Ser Nicolò q. ser Giovanni de Antoniolo di Bormio promette al
dominus Camillo figlio separato magnifici equitis Nicolò, abitante
a Sondrio al Castello Masegra, entro S. Pietro, £ 104, soldi 18 e
denari 8 e, entro S. Michele, £ 90 per tanto vini novi bruschi et
dulci de pulveris et naturalis nec non veteris (91); la prima rata o in
buoni denari, oppure in tanto sale albo sive sagro sive sludro (92).
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio, Castello di Masegra, 1546 novembre 24
Ser Battista q. ser Giovanni de Antoniolo di Bormio promette al notaio
scrivente Gio. Giorgio Interiortoli, che agisce a nome del dominus Camillo
figlio separato magnifici equitis Nicolò, abitante a Sondrio al
Castello Masegra, entro S. Martino, £ 92 e soldi 2 e ½ per
tanto vini novi bruschi et dulci de pulveris et naturalis nec non veteris
che il creditore potrà pagare in tanto sale albo sive sagro sive
sludro.
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio, Castello di Masegra, 1546 novembre 24
Simone q. Gottardo de Franzio di Livigno, comune di Bormio, promette
al dominus Camillo figlio separato magnifici equitis Nicolò, abitante
a Sondrio, £ 62 entro S. Michele, per tanto vini novi bruschi et
dulci de pulveris et naturalis nec non veteris che il creditore potrà
pagare in tanto sale albo sive sagro sive sludro.
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (93), 1547 ottobre 14
Simone q. Gottardo de Franzio di Livigno, comune di Bormio, promette
al dominus Camillo figlio magnifici equitis Nicolò, abitante a Sondrio,
entro le calende di gennaio, £ 53, soldi 7 e denari 3 (comprese £
4 e ½, debito rimanente della vendita dell’anno precedente), per
condi 6 e staia 4 e ½ di vino vecchio, vendutogli dalla domina Caterina,
moglie di Camillo, al prezzo di £ 6 e ½ al condio.
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio, 1547 novembre 15
Ser Angelo di ser Taddeo de Piro di Bormio promette al dominus Camillo
figlio separato magnifici equitis Nicolò, abitante a Sondrio, entro
un mese, £ 142 per condi 15, staia 4 e boccali 13 di vini dulci a
pulveris, vendutogli dalla domina Caterina, moglie di Camillo.
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Pendolasco (94), 1548 febbraio 8
Ser Francesco q. dominus Alberto Alberti di Bormio, a nome della Comunità
di Bormio, promette alla nobildonna Faustina de Prata vedova del nobiluomo
Enrico Lavizzari, entro le calende di gennaio, £ 884 per 124 condi
di vino nuovo, a £ 6 imp. al condio, e 20 condi di vino vecchio a
£ 7, al condio.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Sondrio (95), 1548 marzo 6
Ser Angelo di ser Taddeo de Piro di Bormio promette al dominus Camillo
figlio separato magnifici equitis Nicolò, abitante nel castello
sopra Sondrio, £ 663 (comprese le £ 142 di cui era debitore
per il vino vendutogli l’anno precedente), cioè, la metà
entro le calende di maggio e l’altra, entro S. Michele, che potrà
pagare in tanto sal bonum.
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (96), 1548 giugno 14
Gottardo q. Cristoforo Gottardi di Premadio promette al dominus Camillo
figlio separato magnifici equitis Nicolò, abitante nel castello
sopra Sondrio, £ 369 e soldi 15 per vino datogli di più botti,
col patto che potrà pagare in tanto sale.
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Pendolasco, 1548 novembre 9
Martino q. Lorenzo de Fazino di Morignone promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £ 100 imp. per tanto
vino ed una cavalla duxeline
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Sondrio, 1548 dicembre 5
Ser Giovanni detto del Presto q. ser Pietro de Zanonibus di Bormio,
deputato assieme a ser Nicolò q. dominus Giacomo Foliani di Bormio
ad emendum vina pro taberna comunitatis Burmii, come da deputazione fatta
nell’anno presente il 25 novembre e sigillata con il solito sigillo della
comunità nella cera rossa, promette al dominus Francesco Paravicini,
dottor fisico abitante a Sondrio, entro le calende di gennaio, £
736 e soldi 10 per 105 condi, 1 staio e 5 boccali di vino, al computo di
£ 7 al condio.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Sondrio (97), 1549 gennaio 9
Ser Gio. Bartolomeo Marioli q. ser Bernardino di Bormio promette al
dominus Camillo figlio separato magnifici equitis Nicolò, abitante
nel castello sopra Sondrio, entro S. Andrea, £ 266 per condi 34 e
staio 1 di vino, col patto che potrà pagare in tanto sale.
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (98), 1549 gennaio 6
Antonio q. Vasino Gottardi di Premadio e Bernardo q. Nicolò
di Piatta promettono al dominus Camillo figlio separato magnifici equitis
Nicolò, abitante nel castello sopra Sondrio, quanto segue, cioè
Antonio £ 20 e soldi 8 e Bernardo £ 40 e soldi 1 in buoni denari,
sive in tanto sale et blado pretio currente in Sondrio per vino venduto
loro in giornata.
Notaio: Notarile, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio, 1549, febbraio 20
Ser Giovanni detto del Presto q. ser Pietro de Zanonibus di Bormio,
deputato assieme a ser Nicolò q. dominus Giacomo Foliani di Bormio
ad acquistare vino per l’osteria di Bormio, promette alla nobildonna Faustina
de Prata vedova del nobiluomo Enrico Lavizzari, £ 1120, soldi 12
e denari 8 per 160 condi e ½ staio di vino; anticipa £ 331
e soldi 5 e promette di saldare il resto entro le calende di gennaio.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Dosso Boisio (99), 1550 maggio 14
Ser Bernardo q. ser Antonio olim ser Francesco Alberti di Bormio promette
al dominus Codeo S. Benedetto del Dosso Boisio, entro le calende di febbraio,
£ 104 e ½ per 19 condi di vino a £ 5 e soldi 10 il condio
e ciò oltre ad altri 64 condi datigli in precedenza.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Sondrio (100), 1550 novembre 22
Bernardo detto Scariotinus q. Nicolò olim Cristoforo Pietro
de Plata abitante a Premadio promette al dominus Francesco q. dominus Andrea
Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, che agisce anche a nome dei fratelli
Giorgio, Gio. Pietro e Andrea, entro le calende di gennaio, £ 77
e soldi 7 per tanto vino.
A.S.So., Notarile, n. 661 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (101), 1551 aprile 13
Ser Baldassarre figlio di ser Andrea de Polonie di Bormio promette
a ser Giacomo q. Giovanni di Lanzada, Val Malenco, entro S. Pietro, £
79 per vino da lui acquistato il primo di marzo trascorso.
A.S.So., Notarile, n. 1057 Vincenzo Cappucci
Sondrio (102), 1551 aprile 20
Ser Battista q. Giovanni de Antoniolo detto Papa di Bormio promette
a ser Giacomo q. Giovanni de la Ganda di Lanzada, Val Malenco, abitante
a Sondrio, entro S. Michele, £ 176 per 32 condi di vino.
A.S.So., Notarile, n. 1057 Vincenzo Cappucci
Sondrio (103), 1551 giugno 2
Vasino detto Speseghinus q. Giacomo della Monica di Molina promette
al dominus Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio,
che agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, entro
S. Michele, £ 233 per una certa quantità di vino datogli in
giornata.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (104), 1551 ottobre 31
Pedrotto detto Niger q. Cristoforo detto Cirupus (Zirupo) di Livigno
promette al dominus Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante
a Sondrio, che agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro
e Andrea, entro le calende di febbraio, £ 153 per una certa quantità
di vino datogli in giornata.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (105), 1551 novembre 6
Francesco figlio di Adamo de Viviano di Livigno promette al dominus
Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, che
agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, entro
le calende di dicembre, £ 92 e ½ per una certa quantità
di vino datogli in giornata.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (106), 1552 febbraio 17
Ser Gottardo figlio separato di ser Cristoforo Gottardi di Premadio
promette al dominus Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante
a Sondrio, che agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro
e Andrea, £ 800, cioè £ 400, entro la metà di
giugno, e l’altra metà entro S. Lorenzo, per vino datogli in giornata.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Pendolasco, 1552 novembre 18
Giacomo q. Martino Calveto di Morignone promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio £ 131, cioè £
99 entro le calende di giugno, e £ 32 entro S. Andrea dell’anno 1553,
per tanto vino ed un cavallo falchi.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Sondrio (107), 1555 marzo 15
Antonio detto Tonino q. Vasino Gottardi di Premadio promette al dominus
Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, che
agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, £
302, cioè £ 202, entro le calende di giugno, e £ 100
entro le calende di agosto, per tanto vino.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (108), 1555 marzo 20
Leo q. Antonio de Anexis di Bormio promette al dominus Giorgio q. dominus
Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, che agisce anche a nome
dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, £ 420, cioè
£ 202, entro le calende di giugno, e £ 120 entro S. Michele,
per tanto vino.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Pendolasco, 1555 novembre 14
Martino q. Lorenzo de Facino di Morignone promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £ 234 e ½ (metà
entro le calende di giugno e metà entro S. Martino del 1556), parte
per debiti vecchi, e parte per vino e due cavalli datigli.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1556 gennaio 24
Giacomo q. Antonio de Fanchino di Bormio promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro S. Michele, £
180 circa restus debiti quaterni (109). Fra i testimoni compare Nicolò
fu Vitale de Laqua di Bormio.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1556 dicembre 7
Martino q. Lorenzo de Facino di Morignone promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £ 350 e soldi 5 e cioè,
entro la metà di gennaio 10 some di segale a £ 15 la soma
ed il resto metà entro le calende di giugno e metà entro
S. Martino; il tutto per debiti vecchi e per vino datogli in giornata.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Sondrio (110), 1556 dicembre 7
Antonio detto Tonino q. Vasino Gottardi di Premadio promette al dominus
Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, che
agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, £
870, cioè £ 370, entro le calende di giugno, e le rimanenti
entro le calende di gennaio, circa tante quantitatis vini et drapi lane.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (111), 1556 dicembre 19
Gio. Giacomo q. Simone olim Giovanni de Leone promette al dominus Giorgio
q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, che agisce anche
a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, £ 344, cioè
£ 70, entro tre settimane, £ 91 soldi 6 e denari 8, entro le
calende di giugno, £ 91 soldi 6 e denari 8, entro le calende di settembre,
altre £ 91 soldi 6 e denari 8, entro S. Martino, per condi 10 di
vino e due cavalli pilli rubei.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Pendolasco, 1556 dicembre 23
Domenico q. Antonio olim Giacomo de Belloto di Bormio promette al dominus
Antonio q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro l’anno seguente,
£ 282 e soldi 10; £ 80 per saldare, entro gennaio, il debito
del fratello, il q. Giacomo, di cui £ 50 in tanto sale.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1557 marzo 3
Andrea q. Antonio de Sancto Brizio di Bormio promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £ 580 in denaro per
vino e spese cibarie, metà entro le calende di giugno e l’altra
metà entro S. Martino.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1557 marzo 15
Melchione figlio di Menico Melchione di Cepina promette al dominus
Antonio q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro S. Michele,
£ 231 e soldi 11, per vino datogli e per resto di un debito vecchio.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1557 maggio 10
Pietro q. Cristoforo de Grana di Tola promette al dominus Antonio q.
dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £ 64 e soldi 11 per tanto
vino e spese cibarie.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1557 maggio 19
Nicolò q. Vitale de Laqua di Bormio promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £ 300 per vino ed altre
cose datigli; la metà entro S. Michele e l’altra entro le calende
di gennaio.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Sondrio (112), 1558 maggio 28
Agostino q. Giovanni Claoti di Livigno promette a ser Pietro Antonio
de Nivola q. mastro Battista di Sondrio £ 863, soldi 6 e denari 9,
cioè £ 700, soldi 6 e denari 9, entro la metà di giugno,
e £ 163 entro S. Michele (non si specifica per quale tipo di mercanzia).
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (113), 1557 luglio 15
Cristoforo figlio di Vitale olim Toni de Platingheriis di Bormio promette
al dominus Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio,
che agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, £
149, cioè la metà entro 15 giorni, e l’altra metà,
entro S. Michele, per tanta quantità di vino, oltre a £ 32
e ½ che sono il resto di £ 90 e ½ che gli doveva precedentemente.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (114), 1557 luglio 16
Giovanni q. Antonio olim Giovanni de Antoniolo di Bormio promette al
dominus Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio,
che agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, £
363, cioè £ 200 entro agosto, e £ 163, entro settembre,
per tanta quantità di vino. La prima rata di £ 200 dovrà
essere pagata in tanto sale entro le calende di agosto e della cifra si
fa garante Maddalena, moglie dell’acquirente.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Pendolasco, 1557 agosto 9
Bartolomeo q. Giovannino del Capeloto di Piatta promette al dominus
Antonio q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro le calende
di gennaio, £ 291, boni valoris seu tanti salis consignati in dicta
contrata dela Rognia loco denariorum.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1557 settembre 16
Gio. Pietro figlio separato di Machino di Cepina promette al dominus
Antonio q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £ 355 e soldi
9 entro la festa di S. Pietro Apostolo, per tanto vino. Fra i testimoni
compare Melchione q. Lorenzo de Melchione di Cepina.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1557 settembre 16
Melchione q. Lorenzo de Melchione di Cepina promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro la festa di S. Pietro
Apostolo, £ 308 per tanto vino. Fra i testimoni compare Gio. Pietro
di Machino di Cepina.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1557 ottobre 4
Melchione q. Lorenzo de Melchione di Cepina promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro S. Michele del 1559,
£ 173 e soldi 10, per vino datogli, comprese £ 60 e soldi 10
per vino dato da Antonio a Gaspare figlio separato di Peregrino del Soldato
di Cepina, a nome di Melchione.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Sondrio (115), 1557 ottobre 11
Vasino figlio di Tonino di Premadio promette al dominus Andrea q. dominus
Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, entro le calende di giugno,
£ 122 per equi nigri plaxii e ciò oltre ad un altro obbligo
fatto da Vasino in favore di Francesco, fratello del dominus Andrea Girardoni.
Col patto che si infra mensem unum proximum futurum ipse Vaxinus venerit
Sondrium et vellet habere ab ipso dicto domino Andrea qui alias Thonii
Trabaghi de Sancta Maria Vallis Monasterii qui erat et est pilli rubei
quod ipse dominus Andreas teneatur illum dare et consignare ipsi Vaxino
ipso, videlicet Vaxino similiter consignante equum predictum ut supra sibi
hodie datum ut supra ipsi domino Andreae […] et casu quod ipse Vaxinus
[…] non vellet habere ipsum equum rubeum […] ipse dominus Andreas non teneatur
nec obligatus sit alios equos rehabere ab ipso Vaxino..
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (116), 1557 ottobre 19
Giacomo e Andrea figli di Vasino de Platino di Premadio promettono
al dominus Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio,
che agisce anche a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, entro
22 giorni, £ 120 per tanta quantità vini veteris et dulcis
a pulvere.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (117), 1557 ottobre 19
Francesco q. Tonino de Pellono di Cepina promette al dominus Giorgio
q. dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, che agisce anche
a nome dei fratelli Francesco, Gio. Pietro e Andrea, entro 22 giorni, £
124 e ciò oltre £ 610 e soldi 9, quest’ultima somma per somarum
4 salis grossi et somarum 13 salis sagris et somarum 13 frumenti et somarum
14 sichalis da consegnare a Bormio nei mesi di giugno e luglio, il tutto
per tanta quantità di vino e drapi lane.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (118), 1557 ottobre 19
Tonino q. Vasino Gottardi di Premadio promette al dominus Andrea q.
dominus Andrea Girardoni di Olesio, abitante a Sondrio, entro 22 giorni,
£ 152 in buoni denari e ciò oltre £ 500 imp.(119), oltre
altre £ 609 per cui si è obbligato in giornata verso i fratelli
Girardoni, cioè sachos 44 salis sludri, sachos 16 salis grossi et
sachos 2 salis sagri da consegnare a Bormio nei mesi di giugno, luglio
e agosto.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Sondrio (120), 1557 novembre 24
Gottardo figlio separato di Baldassarre q. ser Giovannino Gottardi
di Premadio promette al dominus Giorgio q. dominus Andrea Girardoni di
Olesio, abitante a Sondrio, £ 354, cioè la metà, entro
15 giorni, e l’altra metà, entro i 15 giorni seguenti, per una quota;
e per un’altra £ 150, entro le calende di giugno, il tutto per vino
datogli. Gottardo dichiara che in quella somma sono compresi 28 fiorini
del Reno, in moneta tedesca, rilevati dallo stesso da Lorenzo Lutii di
Monastero, Val Venosta (sic), per il valore di pesi 100 e libbre 6 salis
sludri avuti a Bormio, per il valore di £ 70 e soldi 9.
A.S.So., Notarile, n. 662 Gio. Giorgio Interiortoli
Pendolasco, 1557 dicembre 1
Francesco figlio separato di Nicolò Polonii di Cepina promette
al dominus Antonio q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £
258, cioè £ 158 entro S. Pietro e £ 100 entro S. Andrea,
per tanto vino ed un cavallo. Fra i testimoni Nicolò q. Vitale dell’Acqua
di Bormio.
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Pendolasco, 1558 gennaio 31
Dominus Simone q. dominus Giovanni e Ludovico q. Simone, ambedue degli
Alberti di Bormio, promettono al dominus Gio. Eugenio q. dominus Gio. Andrea
Beccaria di Sondrio, £ 450 per tanto vino. Simone pagherà
entro Ognissanti £ 100 e £ 146 entro S. Andrea, per 41 condi
di vino, vendutigli oggi al Chioso in comune di Monte dell’Acqua, al prezzo
di £ 6 al condio; Ludovico verserà, entro le calende di gennaio,
£ 204 per 35 condi di vino, vendutogli nello stesso luogo, oltre
ad un condio datogli soprammercato e ciò oltre ad altri 50 condi
pagati dallo stesso Ludovico, al computo di £ 6 al condio
A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili
Monte dell’Acqua (121), 1558 giugno 3
Vasino q. Agostino de Garaldis di Cepina promette al dominus Gio. Antonio
Sormani, entro S. Martino, £ 43 per condi 6 e staia 2 e ½
di vino, al prezzo di £ 6 e soldi 15 al condio.
A.S.So., Notarile, n. 1556, Eugenio Quadrio
Tresivio, 1558 giugno 13
Ser Salomone q. Andrea olim Salomone de Fumaroli [Fumarogo] di Bormio
promette al dominus Gio. Antonio Sormani £ 466, cioè, entro
S. Michele, £ 156 soldi 4 e, entro S. Martino, £ 308 e soldi
15, per plaustri 8, staia 4 e ½ e boccali 3 di vino.
A.S.So., Notarile, n. 1556, Eugenio Quadrio
Pendolasco, 1558 dicembre 19
Dominus Ludovico q. Simone e dominus Simone q. Giovanni, ambedue degli
Alberti, e mastro Gervasio q. Romerio de Groxino di Bormio promettono al
dominus Gio. Eugenio q. dominus Gio. Andrea Beccaria di Sondrio, £
1504, entro le calende di gennaio del 1560, per il valore di 19 plaustri
di vino nuovo, dato loro oggi al prezzo di £ 56 al carro. Pagano
cioè 5 botti di vino che hanno prelevato al Chioso, in comune del
Monte dell’Acqua, e una botte prelevata al Dosso Boisio, nell’involto degli
eredi del q. dominus Codeo S. Benedetto, che è la penultima nella
fila destra entrando. Di questo vino Ludovico ne preleva 9 carri e ½,
Simone 6 e ½ e Gervasio 3, oltre ad un condio dato loro soprammercato.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Contrada della Rogna (122), 1559 gennaio 11
Ser Giovannino q. ser Romerio de Johaninolis seu de Rainoldis di Bormio
fu deputato con ser Nicolò q. ser Giacomino Foliani di Bormio ad
acquistare vino pro taberna maiore. Nicolò, come rilevatore dell’osteria,
diede piena autorità al compagno mio messer Zovanino Zaninolo de
poter contrahar uno instrumento de obligation cum messer Eugenio de Sondrii
de uno mercha fatto de botte dieci de vino a nome della predetta comunità
et tutto quel che esso prometterà obligar a davero per fermo a nome
di essa comunità. Mi Nicolò ho scritto in fede me sono soprascritto.
Giovannino promette quindi al dominus Gio. Eugenio q. Gio. Andrea olim
Baldassarre Beccaria di Sondrio, £ 1392 in buoni valori e £
5 di candele boni sepi entro le calende di gennaio, per il valore di 27
carri di vino a lui dati, al computo di £ 56 al carro, e 2 condi
di vino dati soprammercato e ciò oltre a £ 120 che i deputati
di Bormio devono consegnare al dominus Bartolomeo de Crotis di Mazzo, a
nome del dominus Gio. Eugenio Beccaria.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Dosso Boisio (123), 1559 gennaio 26
Antonio q. Domenico Colturi detto Pedenales di Fumarogo promette a
mastro Togno q. Michele Ferrari della Rogna, £ 190, entro S. Andrea,
per condi 28 e staio 1 di vino, al computo di £ 53 al carro.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Pendolasco (124), 1559 febbraio 1
Sebastiano q. Zanino Telerexii di Bormio promette ad Andriolo q. Giacomo
Bormini del Dosso Boisio £ 132 e ½, entro S. Andrea, per 20
condi di vino a £ 53 il carro.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Pendolasco (125), 1559 febbraio 1
Sebastiano q. Zanino Telerexii di Bormio promette al mastro Andrea
del Senestrario di Pendolasco, che stipula anche a nome dei suoi fratelli,
£ 80 entro S. Tommaso, per vino datogli.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Pendolasco (126), 1559 maggio 11
Giovanni q. Giovanni de Boratis di Piazza promette al dominus Antonio
q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, entro le calende di gennaio,
£ 106 in denaro, o in tanto sale, per vino datogli.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Dosso Boisio (127), 1559 giugno 5
Domenico q. Antonio olim Giacomo del Capeloto di Bormio promette al
dominus Antonio q. dominus Martino Sermondi del Dosso Boisio, £ 111
e soldi 10 in danaro, o tanto sale, da consegnargli entro S. Pietro, per
vino datogli in passato (vedi Giovanolo Nobili, 1556, dicembre 23), per
£ 282 e soldi 10. Fra i testimoni Cristoforo figlio di Gottardo olim
Vaxini de Gotardis di Bormio.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Dosso Boisio (128), 1559 novembre 15
Ser Sebastiano q. ser Tamino detto Telerexii di Bormio promette ad
Andriolo q. Giacomo Bormini del Dosso Boisio, entro S. Tommaso del 1560,
£ 113 per 2 carri di vino a £ 54 e ½ al carro.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Dosso Boisio (129), 1559 novembre 15
Ser Sebastiano q. ser Tamino detto Telerexii di Bormio promette al
mastro Giacomo de Marugis del Dosso Boisio, entro S. Tommaso del 1560,
£ 132 e ½ per 2 carri e ½ di vino, a £ 53 il
carro.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Dosso Boisio (130), 1559 novembre 15
Ser Sebastiano q. ser Tamino detto Telerexii di Bormio promette ad
Andriolo q. Giacomo Bormini del Dosso Boisio, che stipula anche a nome
dei fratelli Giovanni e Guglielmo, entro S. Tommaso del 1560, £ 54
per 1 carro di vino.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Dosso Boisio (131), 1559 novembre 15
Ser Antonio q. Domenico Colturi detto Pedenales di Fumarogo promette
al prete Michele q. mastro Togno Ferrari (132) di Boisio, che stipula anche
a nome dei fratelli Stefano e Giovanni, entro S. Andrea del 1560, £
170 per condi 24 e staia 2 di vino, al computo di £ 7 al condio.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Pendolasco, 1559 dicembre 4
Dominus Ludovico q. Simone Alberti, dominus Melchione q. dominus Melchione
olim domini Blaxii de Florinis, mastro Gervasio q. dominus Romerio de Groxino,
anche a nome del dominus Simone q. dominus Giovanni Alberti, tutti di Bormio,
promettono al dominus Gio. Eugenio q. Gio. Andrea Beccaria di Sondrio £
1740, di cui £ 100 entro Pasqua ed il resto entro le calende di gennaio
del 1561 per 30 carri di vino, oltre 2 condi dati loro soprammercato, a
£ 58 il carro e cioè a Ludovico 12 carri, con 1 condio omaggio,
a Melchione 5 carri, a Gervasio 8 e a Simone 5 carri ed un condio omaggio
da dividersi con i due precedenti, con il patto che siano tenuti a prelevare
tutto il vino entro le calende di aprile. Il vino proviene da 6 botti che
si trovano nelle case di Gio. Eugenio, al Chioso nel comune del Monte dell’Acqua,
oltre la chiesa di S. Pietro di Tresivio e 5 botti che si trovano nelle
case degli eredi del q. dominus Codeo S. Benedetto nella contrada del Dosso
della Rogna.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Dosso Boisio (133), 1560 febbraio 12
Il magnificus dominus Gio. Andrea q. dominus Gio. Antonio Foliani di
Bormio promette al dominus Gio. Andrea Sermondi q. dominus Antonio del
Dosso Boisio, entro le calende di gennaio, £ 462 per plaustri 7 di
vino datogli a £ 66 imp. al plaustro, oltre un debito vecchio di
£ 94 e soldi 17 e ½.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Tresivio (134), 1560 maggio 16
Ser Giacomo q. ser Nicolò de Musatio, Giovanni q. Abbondio Canclini
e Francesco di Nicolò de Gratiola, tutti di Piatta, promettono al
dominus Gio. Gregorio q. dominus Gabriele Sermondi di Tresivio, entro S.
Tommaso, £ 121 e soldi 12 per 13 condi, 3 staia e 1 boccale di vino,
oltre alle spese cibarie, col patto che debitores possint aliquo modo offerre
alia bona et res loco et scontro pecuniarum.
A.S.So., Notarile, n. 1339, Giovanni Varesio
Dosso Boisio (135), 1560 dicembre 18
Ser Antonio q. ser Domenico Colturi detto Pedenales di Fumarogo promette
al rev. Michele q. mastro Togno Ferrari del Dosso Boisio, che stipula anche
a nome dei fratelli Stefano e Giovanni, entro S. Andrea, £ 160 per
condi 25 e staia 13 di vino.
A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili
Tresivio (136), 1561 marzo 12
Dominus Sigismondo q. dominus Taddeo de Imeltis di Bormio promette
al dominus Paolo q. dominus Battista Schenardi di Tresivio, entro tre mesi,
£ 1011, cioè £ 511, entro S. Giacomo, e £ 500,
entro S. Michele, per vino datogli nel 1560.
Ibique statim Dominus Sigismondo promette al dominus Paolo £
520, entro S. Andrea, per 10 carri di vino.
A.S.So., Notarile, n. 1556 Eugenio Quadrio
Tresivio (137), 1561 aprile 23
Pedrotto q. Rainaldo de Carpinis di Cepina promette al dominus Gio.
Antonio q. dominus Gio. Lorenzo Sormani di Tresivio, entro la fine di maggio,
£ 23, come resto per vino datogli in giornata.
A.S.So., Notarile, n. 1339, Giovanni Varesio
Tresivio, 1561 aprile 26
Giacomo q. Francesco del Pelono di Cepina promette al dominus Gio.
Antonio q. dominus Gio. Lorenzo Sormani di Tresivio, entro la metà
di luglio, £ 42, come resto di vino datogli in giornata.
A.S.So., Notarile, n. 1339, Giovanni Varesio
Tresivio, 1561 novembre 26
Ser Romerio figlio separato di Pedrotto de Carpino di Cepina promette
al dominus Gio. Antonio q. dominus Gio. Lorenzo Sormani abitante nella
contrada di Romanasco, comune del Monte dell’Acqua, £ 307 soldi 19
denari 6 per tanto vino.
A.S.So., Notarile, n. 1556 Eugenio Quadrio
Monte dell’Acqua (138), 1561 novembre 27
Ser Salomone q. Andrea olim Salomonis de Fumarolis comune di Bormio
promette al dominus Gio. Antonio q. dominus Lorenzo Sormani, abitante in
contrada di Romanasca nel comune di Monte dell’Acqua, £ 152 circa
unius scriptuli fatto da Tonio q. Pedrotto de Carpini di Bormio, fra cui
£ 8 e soldi 10 che Tonio rilevò da Vasino de Garaldis. Fra
i testimoni compaiono ser Melchione q. Lorenzo olim Melchione de Bracchis,
dominus Vincenzo q. dominus Giovanni Foliani di Bormio e Fomasio q. Giacomo
de Pechia di Cepina.
Tresivio (139), 1561 dicembre 1
Franceschino q. ser Gabriele Foliani di Bormio promette al dominus
Gio. Antonio q. dominus Gio. Lorenzo Sormani del Monte dell’Acqua, £
82 e soldi 11, metà entro le calende di maggio del 1562, per una
cavalla pili brunati e 1 soma e 8 staia di vino et hoc absque onere ipsi
creditori incombenti alicuius defectus vel vicii quod possit esse in ipsa
equa et prout vulgariter dicitur “Jo te la dago per uno sacco de ossi”.
A.S.So., Notarile, n. 1339, Giovanni Varesio
Ponte in Valtellina (140), 1562 gennaio 13
Ser Giovanni q. Gabriele Schena di Bormio promette al dominus Gio.
Maria e al fratello Marco Antonio q. dominus Antonio Guicciardi di Ponte,
entro S. Andrea, £ 144 per 2 carri di vino.
A.S.So., Notarile, n. 1556 Eugenio Quadrio
Tresivio (141), 1562 marzo 13
Vasolo q. Augusto de Guraldis di Cepina promette al dominus Gio. Antonio
q. Gio. Lorenzo Sormani abitante nella contrada di Romanasco, comune di
Monte dell’Acqua, entro la metà di giugno, £ 127 e denari
15 salvo que teneatur consignari ut supra somas duas salis schodrij (sic)
ad computum denariorum 24:18 et somama unam sagri ad computum soldorum
24 imp. pro qualibet pensa ad terminum suprascriptum cum omnibus expensis,
per condi 10 di vino nuovo e condi 4 di vino vecchio £ 73 il carro,
datigli in giornata.
A.S.So., Notarile, n. 1556 Eugenio Quadrio
Montagna (142), 1562 aprile 6
Dominus Giovanni q. dominus Battista Mazolati di Bormio promette al
nobiluomo Vincenzo q. nobiluomo Gio. Brunoro de Prata di Montagna, entro
le calende di gennaio del 1563, £ 700 per 10 carri di vino.
A.S.So., Notarile, 1483, Gio. Giacomo Merli
Tresivio (143), 1562 agosto 1
Francesco q. Nicolò del Pelono di Cepina promette al dominus
Gio. Andrea q. dominus Antonio Sermondi del Dosso Boisio, la metà
entro S. Michele e l’altra entro S. Martino, 765 e soldi 15 per tanto vino
e altre cose non specificate.
A.S.So., Notarile, n. 1339, Giovanni Varesio
Monte dell’Acqua (144), 1562 dicembre 12
Giovanni q. Giovanni de Boratis di Piazza promette al dominus Gio.
Andrea Sermondi q. dominus Antonio del Dosso Boisio, £ 370 per tanto
vino ed altre cose non specificate.
A.S.So., Notarile, n. 1339, Giovanni Varesio
Montagna (145), 1563 ottobre 20
Dominus Giovanni q. dominus Battista Mazolati, hospes balneorum de
Burmio, promette al nobiluomo Vincenzo q. nobiluomo Gio. Brunoro de Prata
di Montagna, entro S. Andrea, £ 179 per tanto vino. Il saldo avvenne
il 3 gennaio 1564.
A.S.So., Notarile, 1483, Gio. Giacomo Merli
Dosso Boisio (146), 1567 gennaio 31
Dominus Melchione q. dominus Melchione de Florinis nominato dalla comunità
di Bormio insieme a ser Donato q. ser Nicolò de Guana promette,
entro S. Andrea, al dominus Filippo figlio separato del dominus Nicolò
Nobili di Pendolasco, abitante al Dosso Boisio, £ 500 per 9 plaustri
e 2 condi di vino et hoc pro usu Taberne majori predicti comunitatis Burmii
(rogito del notaio Antonio Marioli q. dominus Giovanni, in data 13 gennaio
1567).
A.S.So., Notarile, 1585, Martino Nobili
NOTE:
(*) L’antico toponimo dal suffisso ligure di luogo –asco
fu sostituito con delibera del Regio Podestà Cesare Orsatti del
10 ottobre 1929; in Archivio Comunale Poggiridenti. Assolutamente risibile
la motivazione di cui si riporta un estratto: Che il nome di Pendolasco
si presta a interpretazioni sconvenienti in contrasto con la sana giovinezza
del paese, e che il Comune recentemente ampliato di territorio, seguendo
il nuovo impulso demografico nazionale si avvia a sicuro migliore avvenire.
(1) L. MARTINELLI, Bormio medioevale. Vie di comunicazione
e strutture urbane, in “Nuova rivista storica, a. LVI, fasc. III – IV,
1972, p. 315.
(2) Fin nell’anno 1300 i bormini avevano stipulato un
trattato bilaterale con i duchi di Carinzia; in esso, tra l’altro, si contemplava
che: Item quod homines et persone de Burmio possint et debeant ire et redire
secure cum rebus et personis cum omnibus mercandariis vel mercimoniis ciuscumque
qualitatis per universum districtum dominorum ducum ducendis ad terram
Burmii hinc ad predictos tres annos. Vedi: BESTA E., Bormio antica e medioevale
e le sue relazioni con le potenze finitime, Milano, 1945, pp. 213 – 217.
(3) R. CELLI, Longevità di una democrazia comunale,
Udine, 1984, pp. 33 – 37.
(4) G. SCARAMELLINI, La Valtellina fra il XVIII e il
XIX secolo, Torino, 1978, in particolare pp. 76 – 86, dove riporta una
tabella in cui sono stimate la produzione e le esportazioni di vino valtellinese
nei secoli XVII – XIX.
(5) T. BAGIOTTI, Storia economica della Valtellina e
della Valchiavenna, Sondrio, 1958, pp. 21 – 22; N. CANETTA, L’importanza
strategica della strada del Muretto dal XIII al XVII secolo, in “BOLLETTINO
DELLA SOCIETA’ STORICA VALTELLINESE” (d’ora in avanti B.S.S.V.), n. 31,
Sondrio, 1979, pp. 37 – 40; S. MASA, L’osteria di Chiareggio durante il
periodo grigione, in B.S.S.V., n. 46, Sondrio, 1994, pp. 95 – 114; G. CORBELLINI,
Fra Valtellina ed Engadina, natura cultura escursioni, Bologna, 1987, pp.
84 – 85.
(6) In merito alle varie problematiche vedi: T. BAGIOTTI,
Storia…, cit., pp. 29 – 30; G. P. TORRICELLI, Territoire et agriculture
en Valteline, tesi di dottorato discussa presso l’Università di
Ginevra, Facoltà di Scienze Economiche e Sociali, 1990, soprattutto
pp. 189 – 190. S. JACINI, Sulle condizioni economiche della provincia di
Sondrio, Milano, 1858 ( ristampa, Sondrio, 1963), pp. 26 e sgg.; G. SCARAMELLINI,
Il vigneto in Valtellina. Origini e sviluppo di una coltura tradizionale,
in “Valtellina terra di vigna”, Sondrio, 1996, pp. 173 – 179; E. BASSI,
La Valtellina, Milano, 1890 (ristampa, Bologna, 1981), pp. 96 e sgg.
(7) Il privilegio più significativo fu senz’altro
l’esercizio dell’alta giurisdizione civile e penale con il potere di decretare
la pena di morte. R. CELLI, Longevità…, cit., pp. 106 – 107.
(8) Ibidem, pp. 113 – 114.
(9) G. COLÒ G., Cronologia compendiata dei privilegi,
decreti dominicali, ordini e rescritti del Contado di Bormio dal 1365 al
1777, in “Periodico della Società Storica Comense”, V. IX, fasc.
35, Como, 1893, p. 136.
(10) Ibidem. In E. BESTA, Bormio…, cit., , risultano
annose, se non secolari, le controversie con i tellini; forse proprio per
il trasporto del vino quelle avutesi nel 1333 (pp. 69 – 70); al 1363 risale
un lodo che concedeva ai Tellini la facoltà di condur vino sino
a Bormio, ma non oltre senza l’assenso dei Bormiesi e pagando per imbottato
18 imperiali ogni anfora e, pel vino e per altre merci, i consueti diritti
di ripatico, di pedaggio, di pesatura (p. 81); nel 1421 le discordie si
riaccesero e fu compito del duca sedarle con il provvedimento citato nel
testo (p. 97). Al 1316 risale invece una convenzione stipulata con Stazzona
che poneva fine ad un contenzioso con cavallanti di quella zona, forse
troppo intraprendenti, secondo i concorrenti bormini (p. 65).
(11) G. COLÒ, Cronologia …, cit., p. 137.
(12) Ibidem, pp. 137 - 148. Nel 1484 i bormini ottennero
il monopolio del trasporto del vino verso la Germania e di condurre fuori
dalla Valtellina, senza dazio, 500 carri di vino, mentre per ognuno in
più avrebbero dovuto pagare 15 soldi; nel 1488 Gian Galeazzo Sforza
concesse loro l’esenzione per altri 500 carri, da esportarsi liberamente
in Germania; nel 1495 Lodovico Maria Sforza le confermò assieme
ai diritti acquisiti; nel 1496 ottennero nuove esenzioni sui dazi. Durante
il breve dominio francese i privilegi vennero confermati ed anche accresciuti,
per ciò che concerne il vino, fino ad arrivare a 1500 plaustri,
nel 1503. Con il passaggio alle Tre Leghe, furono confermati a più
riprese, nel 1536, 1581, 1599 e poi successivamente.
(13) Nell’agosto del 1453 Francesco Sforza dovette, per
esempio, intervenire presso il conte di Matsch, poiché pretendeva
di esigere dei tributi dai bormini, contrariamente alle consuetudini e
ai trattati. Vedi: E. BESTA, Bormio…, cit., p. 102. Lo studioso, però,
non specifica se siano coinvolti anche i commerci del vino.
(14) T. BAGIOTTI, Storia…, cit., p. 60; E. BESTA, Bormio…,
cit., p. 118, così si esprime: Potevano entrare in Bormio e starvi
e commerciarvi liberamente, estraendo con propri mezzi le merci di cui
abbisognavano, purché mantenessero rapporti di buon vicinato. Era
cioè franato l’edificio monopolistico già sapientemente eretto:
fu per Bormio […] una dura ferita. Già da anni, tuttavia, i Grigioni
godevano di privilegi doganali, soprattutto concernenti il vino, a loro
accordati dal ducato di Milano. I principali beneficiati furono i comuni,
e le famiglie ivi più influenti, posti nei pressi dei confini: Poschiavo
e l’abbazia di Disentis nel 1430; i Salis di Bregaglia nel 1440; il Rheinwald
nel 1442. Vedi: F. HITZ, Società e economia nel tardo medioevo,
in AA.VV:, Storia dei Grigioni, V. 1, Dalle origini al Medioevo, Coira
– Bellinzona, 2000, p. 234.
(15) E. BESTA, Bormio…, cit., pp. 59 – 60.
(16) Ibidem, pp. 61 – 62. La pace con la città
di Como aveva chiuso un decennio di ostilità, a causa del rifiuto
di Bormio di sottoporsi al pagamento di imposte a favore di quel comune
e, forse anche, delle decime dovute al vescovo. Longevità…, cit.,
pp. 81 – 82. Il testo del trattato di pace è riportato in E. BESTA,
Bormio…, cit., p. 207 – 213. Fra le clausole considerate sottolineo quella
relative alle strade: Et stratam seu viam a Burmio in iosum usque in Vallem
[Valtellina] de ne debent bene aptare et aptatam tenere omni tempore ita
quod carra possint ire cum honere et sine honere.
(17) Si tratta di un registro in cui sono raccolti i
regesti di circa 800 documenti che interessano il comune e che vanno dal
1185 al 1344. Vedi: L. MARTINELLI PERELLI, L’inventario di un archivio
comunale del Trecento: il Quaternus eventariorum di Bormio, in “Studi di
Storia Medioevale e di diplomatica”, n. 2, Università degli Studi
di Milano, 1977, pp. 229 e sgg.
(18) Ibidem, p. 241. I Quadrio erano già presenti
a Tresivio e Ponte, alla fine del 1100; diedero vita a vari rami nel secondo
comune e da lì si portarono a Chiuro e in molte altre località
della Valtellina. La famiglia Lambertenghi, fiorì soprattutto con
il ceppo radicatosi a Cosseto, nei pressi di Stazzona, da cui discesero
i rami che allignarono nel territorio compreso fra Teglio e Sondalo. I
Rusca, o Rusconi, furono presenti a Tresivio e a Chiuro, per quanto concerne
la nostra zona. I Beccaria erano a Tresivio già alla metà
del XII sec. e in seguito vari ceppi si insediarono in diverse località
della valle, avendo vaste proprietà fino a Sondalo. Da Tresivio,
all’inizio del Quattrocento, Giovanni si portò al Dosso della Rogna,
nell’odierno comune di Poggiridenti; il figlio Antonio, avendo sposato
Giacomina, l’ultima erede dei Capitanei di Masegra, si trasferì
a Sondrio. Sulle varie famiglie vedi: Stemmi della Rezia minore, a cura
di F. PALAZZI TRIVELLI, M. PRAOLINI CORAZZA, N. ORSINI DE MARZO, Sondrio,
1996, pp. 33 – 34, 111 – 112, 179; sui Beccaria del ramo della Rogna, F.
PRANDI, La casa della torre di Pendolasco, in B.S.S.V., n. 52, Sondrio,
2000, pp. 46 –59; su Antonio Beccaria: M. DELLA MISERICORDIA, La disciplina
contrattata. Vescovi e vassalli tra Como e le Alpi nel tardo Medioevo,
Milano, 2000, pp. 311 – 333.
(19) L. MARTINELLI PERELLI, L’inventario…, cit., p. 290.
Sono ricordati due confessi in merito a fiscaricie dovute dal comune al
dominus Pietro Quadrio.
(20) Ibidem, p. 287, 7 gennaio 1303.
(21) Ibidem, p. 291 e 293.
(22) Ibidem, p. 314, 315, 318, 324 e 351.
(23) E. BESTA, Bormio…, cit., p. 66.
(24) Rispetto alle botti normali, avevano forma oblunga
e sezione ellissoidale; una carera compare nell’inventario dei beni lasciati
dal dominus Nicolò olim dominus Gio. Andrea Quadrio di Chiuro. Vedi:
ARCHIVIO DI STATO DI SONDRIO (d’ora in avanti A.S.So.), Notarile, n. 774,
Paolo Ferrari, 23 maggio 1544.
(25) T. BAGIOTTI, Storia…, cit., p. 77 - 79.
(26) E. BESTA, Bormio…, cit., p. 172
(27) Così recita l’art. 61 degli Statuti. Vedi:
Statuti ossia leggi municipali del comune di Bormio civili e penali, a
cura di L. MARTINELLI, S. ROVARIS, Sondrio, 1984, p. 93.
(28) Ibidem, art. 62, pp. 95 – 97.
(29) Ibidem, art. 108, pp. 135 – 137.
(30) Ibidem, art. 325, pp. 295 – 299.
(31) È la taverna maggiore o comunale che aveva
sede in Bormio. Come risulta dal Liber stratarum, ai piani inferiori dell’edificio
chiamato cortivo erano le cantine comunali, dove si conservava il vino
da distribuire sulla piazza pubblica, dopo ogni adunanza del popolo, mentre
al piano terra era collocata la taverna. Per mezzo di una scala esterna
si accedeva al primo piano, dove c’era un’unica sala in cui si tenevano
le riunioni ristrette. Vedi: L. MARTINELLI, Bormio…, cit., p. 327.
(32) Un’ampia panoramica dei giochi ammessi o proibiti
in Bormio, sta in: R. BRACCHI, Antichi giochi in Bormio, in “Bollettino
Storico Alta Valtellina, n. 3, Bormio, 2000, pp. 17- 68.
(33) Statuti ossia…, cit., art. 325, pp. 295 – 299.
(34) E. BESTA, Bormio…, cit., p. 172.
(35) Già nel 1287 è attestata la presenza
di un hospitale, a S. Giacomo di Fraele. Vedi: R. BRACCHI, La chiesa e
l’”hospitale” di S. Giacomo di Fraele in una pergamena del 1287, in B.S.S.V.,
n. 48, Sondrio, 1996, pp. 7 – 36.
(36) R. CELLI, Longevità…, cit., p. 39, n. 61.
(37) L. MARTINELLI, Bormio…, cit., p. 327, n. 77.
(38) In proposito vedi l’esauriente studio di L. FUMAGALLI,
La “Taverna del Cortivo” a Bormio, in B.S.S.V., n. 44, Sondrio, 1992, pp.
51 – 56.
(39) Statuti ossia…, cit., art. 61, p. 93.
(40) Provenire cioè da una delle vicinie delle
quattro valli (di Sotto, di Dentro, Furva e di Livigno) che concorrevano
a formare il territorio comunale di Bormio.
(41) A.S.So., Notarile, n. 975, Giovanolo Nobili. MDXLIII
Inditione prima die Merchurii XXIIII januarii. Magister Antonius ferarius
de Panguetis de Burmio Deputatus unacum domino Jacobo de Albertis simul
et insolutum peragentes nomine comunitatis Burmii in consilio generali
personarum numero centumviginti ipsius comunitatis per instrumentum ipsius
deputationis tradatur & per dominum Jo. Antonium de Meldis notarium
publicum et ipsius comunitatis scribam anno 1542 Inditione presenti die
lune 27 novembris sigillatumque sigillo solito predicte comunitatis et
a me viso lecto et examinato dicto nomine et nomine dicti domini Jacobi
de Albertis.
(42) L. MARTINELLI PERELLI, L’inventario…, cit., p. 252.
Così si dice: Item habet sigillum parvum comunis. Sull’araldica
comunale vedi: M. FOPPOLI, Appunti di araldica in Valtellina e Valchiavenna,
Sondrio, 1997, pp. 37 – 74. A.S.So., Notarile,, n. 1582, Martino Nobili,
11 gennaio 1559: et que quod actum premissum […] sigillatum in cera rubea
sigillo solito predicte comunitatis.
(43) L. DELLA BRIOTTA, Ponte, un paese tutto da leggere,
in Un paese di nome Ponte, Ponte, 1983, pp. 8 – 9.
(44) Pendolasco con il Dosso Boisio, Surana e Ca’ Formolli
costituì, nel 1514, la cura di S. Fedele, staccandosi dalla chiesa
matrice di S. Giorgio di Montagna, comune del quale fece parte fino al
1816, quando si costituì comune autonomo con il nome di Pendolasco.
Le quadre in cui era divisa Montagna erano quattro: quella dei nobili;
quella de Bono a cui appartenevano le contrade di Pendolasco e Dosso Boisio,
assieme a quella di Prada; di Surana, di cui facevano parte, oltre alla
contrada omonima, quelle supra montem che si radunavano intorno alla chiesa
di S. Maria di Perlungo; infine quella dei Lepuzi, a ovest del torrente
Davaglione. Dal 1632 furono ridotte a tre: Pendolasco, con Dosso Boisio
e Surana, S. Maria e S. Giovanni. La richiesta per una riduzione del numero
delle quadre venne da un sindacato degli uomini della cura di S. Fedele,
in data 25 marzo 1632. Vedi: A.S.So., Notarile, n. 2830, Gio. Battista
Paini. Con i toponimi di Dosso Boisio o Dosso della Rogna si definivano
le contrade poste a ovest e nord – ovest della chiesa di S. Fedele, fino
al torrente Rogna, che segnava il confine con Tresivio.
(45) Gli Atti privati milanesi e comaschi del sec. X,.
V. IV (a. 1075 – 1111), a cura di C. Manaresi e C. Santoro, Milano, 1969.
(46) Permane ancora nel Seicento, infatti in una vendita
del 19 febbraio 1654 si dice in Baragia di Pendolasco u.d. alle Vigne Novelle.
ARCHIVIO PARROCCHIALE DI POGGIRIDENTI (d’ora in avanti A.P.P.), Titolo
XIII, Atti estranei, n. 11, Vendita di ser Stefano q. ser Michele Mozzi
detti Lanzini di Pendolasco al rev. Michele Ferrari q. d. Gio. Andrea del
Dosso della Rogna di un campo tirampolato per £ 100 imp., rogata
dal notaio Filippo q. Rodolfo Crivelli di Montagna. Il toponimo si riferisce
all’area che oggi si trova ad est della valle dell’Albüsana; per baragia
si intende un terreno incolto, non dissodato; vedi: BOSSHARD H., Saggio
di un glossario dell’antico lombardo, Firenze, 1938 (ristampa anastatica,
Bologna, 1986), pp. 75 – 76 e MONTI S., Vocabolario dei dialetti della
città e diocesi di Como, Milano, 1845 (ristampa anastatica, Bologna,
1984), p. 14.
(47) Questi ammassi ordinati di pietra sono chiamati
müràca e spesso segnano il confine tra i vari fondi.
(48) L’atto è trascritto nel sito Internet della
Società Storica Valle di Poschiavo, alla voce Valtellina (www.biblioteca.progetto-poschiavo.ch/ssvp).
Di vigne nella parte bassa del paese (allora facente parte del comune di
Tresivio Piano, ovvero Piateda) si fa cenno in: M. A. CARUGO, Tresivio
una pieve valtellinese tra Riforma e Controriforma, Sondrio, 1990, p. 85:
l’autrice cita una pergamena conservata nell’Archivio Parrocchiale di Tresivio
che riporta un atto di vendita fatta da Giovanni di Agneda, comune di Tresivio
Piano, ad Alberto Berlende di Pendolasco, di una vigna appartenente ai
canonici della chiesa di S. Martino, sita in località ad Ratum,
(Tresivio Piano) al prezzo di 3 denari nuovi milanesi pro acola iamscripte
terre et vinee, luminarie ecclesie Sancti Martini de ipso loco Trisivi
plani, omni anno, in oleo.
(49) Si tratta di Raimondo Ferrari, Cristoforo Somazzo,
Giovanni de Prata, Gio. Giacomo Ferrari, Cristoforo Interiortoli e Giovanni
Panzera.
(50) La siligine è un tipo di frumento; la domega,
simile all’orzo, si differenzia per i chicchi che sono oblunghi. Molti
fitti livellari erano pagati in mistura, cioè metà segale
e metà miglio.
(51) I primi erano terreni molto umidi e, in certi periodi,
paludosi, dove crescevano erbe palustri e canne; i secondi erano inseriti
tra un ramo e l’altro dell’Adda che allora, non regimata, vagava nel Piano
a suo piacimento.
(52) Per il periodo che ci interessa non sono riuscita
ad individuare i vitigni coltivati; mi è stato possibile per i secoli
seguenti. Il prete Gio. Pietro Beliotti investendo a mezzadria il rev.
Giorgio Fomiatti, di un campo al Campo del Nobile stabilì il seguente
patto: che il Fomiatti sia tenuto vidare [piantare a viti] del tutto detto
Campo del Nobile ma che le tere [spazio fra due filari di viti] sijno distanti
una dall’altra per puoter godere anche il grano, e che non vi introduca
viti che faccino vino mancho meno della chiavennasca. In: A.S.So., Notarile,
n. 5834, Martino Nobili, 7 ottobre 1686. In un livello concesso da Ignazio
Quadrio di Ponte, marito della domina Margherita S. Benedetto, in favore
di Simone q. Simone Carlini di Pendolasco, così si pattuisce: fare
ogni anno le zocche [fosse per il letame] per mantenere le viti e per farle
correre [farle propagare] massime le chiuvinasche [chiavennasca, dalla
voce dialettale giüinàsca]. In: Ibidem, n. 5746, Andrea S.
Benedetto, 20 luglio 1700.
(53) Il toponimo Inferno, che si riferisce ad una fascia
costiera molto più ristretta della zona a d.o.c. odierna, si estende
dal piccolo solco vallivo subito ad est dello sperone roccioso di Somsassa,
oggi detto del Carmine, a quello del torrente Rogna. L’ho trovato citato
per la prima volta nel 1445 quando dominus Baldassarre Beccaria di Tresivio,
detto abitante a Sondrio, investì a locazione Andriolo fu Giacomo
e Zanone fu Togno de Mellis di Surana de petia una terre vineate et sassive
jacente in territorio Trixiviplani ubi dicitur ad Inferum. Ibidem, n. 125,
Gallolo Galli. La data è mancante a causa del foglio lacerato, tuttavia
è anteriore al 1° marzo
(54) I dissodamenti continuarono anche nel Seicento.
Nel 1681 Giovanni q. Pietro Conforto di Pendolasco subinvestiva a locazione
terminale Ambrogio q. Gio. Pietro Paruscio, dello stesso luogo, di due
appezzamenti con diverse piante di castagno, posti a Surana, al Ronchetto,
per il fitto annuo di 2 staia di segale. I patti stipulati tra i due prevedevano
che Ambrogio fosse tenuto, a sue spese, di piantar delle viti e di ridurre
le due pezze in bona coltura di vigna; di portare la terra del primo leciatto
[piccolo ronco] dal fondo alla cima e di farvi li muri dove mancano et
strappare li sarmenti e spine et altre piante infrutifere aciò possano
crescere le viti et produrre frutti. Vedi: A.S.So., Notarile, n. 5740,
Andrea S. Benedetto, 6 giugno 1681.
(55) Fra gli acquirenti risultano numerosi quelli Grigioni
provenienti dalla Val Monastero: ser Gianolo detto Gianola fu Menico di
S. Maria, ma abitante a Coira (2 maggio 1552, Ibidem, n. 1339, Giovanni
Varesio e 12 marzo 1557, Ibidem, n. 976, Giovanolo Nobili); Lorenzo q.
Nicolò olim Lorenzo di S. Maria (17 dicembre 1540, Ibidem, n. 975,
Giovanolo Nobili); Francesco detto Francischetus q. Vitale de Permalio
abitante a S. Maria (10 febbraio 1542, Ibidem); Giovanni q. Pietro Cotti
di S. Maria, (9 giugno 1542, Ibidem); Giacomo q. [omissis] del Puelto di
S. Maria (12 luglio 1544, Ibidem); Giacomo detto Spagnolus q. Gianoti e
Adamo di Cervo (6 ottobre 1554), Ibidem, n. 1057 Vincenzo Cappucci), Giacomo
q. Leonardo del Melto di S. Maria (21 ottobre 1545, Ibidem, n. 975, Giovanolo
Nobili); Toni q. Giannetto Trabati di S. Maria di Venosta (sic) Val Monastero
(4 marzo 1550, Ibidem, n. 976, Giovanolo Nobili); Maurizio q. Giannetto
de Cervo di S. Maria (4 marzo 1550, Ibidem). Alcuni arrivavano dall’Engadina:
Giacomo q. Bertramo de Zaffo di Seglio (Sils) abitante a Silvaplana, (18
luglio 1551, Ibidem, n. 1057, Vincenzo Cappucci), Gio. Gaudenzio figlio
separato di Gaudenzio Madolino di Camoasca (18 febbraio 1553, Ibidem, n.
1339, Giovanni Varesio), Gio. Andrea q. Andrea Guizi di Samaden (4 luglio
1554, Ibidem, n. 1057, Vincenzo Cappucci); dall’Obersaxen: Dominus Florino
q. ser Mattia de Castro de Supra Saxus abitante di Castris (Ibidem, 29
luglio 1551); dalla Val Bregaglia: Fedrinus q. Antonio Ferrari di Soglio
(Ibidem, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli, 20 aprile 1548); dalla Val
Poschiavo: ser Giovanni q. ser Bernardino de Minghinis (22 dicembre 1551,
Ibidem, n. 662, Gio. Giorgio Interiortoli), Giovanni q. Antonio de Pedrono
(18 gennaio 1552, Ibidem) e Romerio figlio separato di Tognolo detto el
Pagnone di Pisciadello in comune di Poschiavo (29 novembre 1559, Ibidem,
n. 1582, Martino Nobili). Altri erano della dalla Valmalenco: Giovanni
q. Antonio Falderini (26 luglio 1543, Ibidem, n. 975 Giovanolo Nobili),
oppure della Val Venosta: Gaspare q. Giacomo de Sclu abitante a Malles
e Cristen q. Lucio Bernardi di Burgusio (Ibidem, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli,
2 marzo 1549).
(56) A.S.So., Notarile, n. 246, Lazzaro Marioli. L’atto
è citato in Il commercio e le relazioni economiche della Valle di
Livigno e del Bormiese con le aree limitrofe in Storia di Livigno dal medioevo
al 1797, Livigno, 1995, V. 1, p.548, n. 62.
(57) Il toponimo di Bormio veniva indicato genericamente;
per esempio, Domenico q. Antonio olim Giacomo de Belloto quasi sicuramente
era della Valdidentro, come ser Nicolò q. ser Giovanni Antonioli
della Valfurva (A.S.So., Notarile, n. 976, Giovanolo Nobili, 23 dicembre
1556 e Ibidem, n. 975, Giovanolo Nobili, 14 settembre 1545).
(58) Per ciò che riguarda l’acquisto di vino da
parte di mercanti di Livigno vedi: Il commercio e le relazioni economiche
della Valle di Livigno…, cit., pag. 549, n. 63.
(59) Di origine sondalina, i Sermondi erano arrivati
al Dosso di Boisio, o della Rogna, all’inizio del Cinquecento, con Martino,
notaio, che intratteneva relazioni con la Mensa Vescovile di Como. Si estinsero
all’inizio del Seicento con Margherita andata sposa a Giacomo di Nicolò
Venosta del ramo di Vervio, abitante a Tirano. Vedi: , PRANDI F., La casa…,
cit., pp. 8 – 22.
(60) Dall’inventario redatto dopo la morte del figlio
Gio. Andrea, avvenuta nel 1567, si ricava che le case erano composte dai
seguenti ambienti: tre cantine grandi e una piccola (invòlto e involtaiòlo),
una canepa, la cucina, 2 camere più una terza dove altre volte si
faceva bottega, la stüa, lo spazacà e il portico, oltre al
torchio, una cucina annessa ed un’altra casa lì vicino. Ricchi erano
gli arredi e i corredi ritrovati che denotano una solida situazione economica.
A.S.So., Notarile, n. 2051, Gio. Battista Colombera, 3 settembre 1567.
Nell’inventario del 22 settembre seguente il notaio Martino Nobili annotò
il vino che si conservava nelle cantine, cioè 200 condi esatti dai
massari e dai debitori. Ibidem, n. 1585, Martino Nobili.
(61) Per esempio: Martino q. Lorenzo de Fazino di Morignone
doveva al Sermondi 100 £ per vino avuto e per una cavalla duxeline;
Giacomo q. Martino Calveto di Bormio, £ 163 imp. per vino ed un cavallo
pilli falchi; Martino de Fazino, £ 234 per vino e due cavalli (Ibidem,
n. 976, Giovanolo Nobili, 9 novembre 1548, 18 novembre 1552 e 14 novembre
1555).
(62) Ibidem, n. 1483, Gio. Giacomo Merli, 6 aprile 1562
e 20 ottobre 1563. Il Mazzolati fu oste dei Bagni negli anni Sessanta e
per un decennio; durante la sua gestione gli edifici furono oggetto di
abbellimenti, come anche la chiesa di S. Martino che, nel 1564, fu affrescata
dal pittore Cipriano Valorsa di Grosio: Vedi: SOSIO D., I bagni di Bormio
nel corso dei secoli, Sondrio 1985, pp. 50 e 63 - 68.
(63) Si impegnavano a pagare in sale numerosi mercanti
bormini, come si può vedere in Appendice documentaria. Anche i mercanti
d’oltralpe scambiavano il vino con il sale. Il 6 febbraio 1534 Antonio
figlio separato di Tommaso olim Cristoforo de Anzo di S. Maria Val Monastero
promise a ser Antonio figlio del dominus Martino Sermondi di Sondalo, abitante
al Dosso Boisio, entro l’8 di maggio, 9 some salis schodri(sic) pulchri
ad illud justum pretium prout commune vendebitur tunc temporis de consignationis
consignatas in Dosso Boysii communis Montanee ad eius ser Antonii domum
habitationis e ciò a soluzione di £ 152 e soldi 15 per vino
datogli, compresa la somma di £ 10 e soldi 9, rilevata dal ser Giovanolo
di Sondalo, ad opera del Sermondi. A.S.So., Notarile, n. 974.
(64) Ibidem, n. 661, Gio. Giorgio Interiortoli: 24 novembre
1546, 6 marzo 1548, 14 giugno 1548, 6 e 9 gennaio 1549.
(65) Ibidem, n. 976, Giovanolo Nobili, 7 dicembre 1556:
Martino q. Lorenzo de Facino di Morignone si impegnò a consegnare
al dominus Antonio Sermondi 20 some di segale per un totale di £
350 e s. 5 imp.
(66) E’ il caso di ser Giovannino q. ser Romerio de Johaninolis
seu de Rainoldis di Bormio, deputato assieme a ser Nicolò q. ser
Giacomino Fogliani di Bormio, ad acquistare vino per la taverna maggiore
che si impegnò a pagare al dominus Gio. Eugenio q. Gio. Andrea Beccaria
di Sondrio le £ 1392 imp. dovutegli, in buoni denari e in 5 libbre
di candele. Vedi: Ibidem, n. 1582, Martino Nobili, 11 gennaio 1559.
(67) Difficile è stabilire l’esatto rapporto condio/litro,
poiché la misura poteva variare dai 60 agli 80 litri e più.
Ogni carro o plaustro corrispondeva a 8 condi, cioè circa 5 hl.
(68) E’ il prezzo spuntato da Iseppo q. Zoia Prandi di
Surana che aveva venduto a ser Romerio q. ser Otto e Gio. Bartolomeo q.
Gasparino del Johaneto di Bormio, 40 condi di vino. A. S. .So., Notarile,
n. 975, Giovanolo Nobili, 1 marzo 1536.
(69) Si tratta di 124 condi di vino nuovo, di quello
delle vigne di Sondrio e Pendolasco, venduto dalla nobildonna Faustina
de Prata a ser Francesco q. dominus Alberto Alberti di Bormio, che lo aveva
acquistato per l’osteria comunale. Ibidem, n. 976, Giovanolo Nobili, 8
febbraio 1548.
(70) E’ il prezzo richiesto dal mastro ferraio Togno
q. Michele Ferrari della Rogna ad Antonio q. Domenico Colturi detto Pedenales
di Fumarogo che aveva acquistato 28 condi e 1 staio di vino. Ibidem, n.
1582, Martino Nobili, 26 gennaio 1559.
(71) E’ la cifra richiesta per 30 carri di vino, parte
ritirato nelle cantine del Chioso, in comune del Monte dell’Acqua, e parte
nelle cantine degli eredi del q. dominus Codeo S. Benedetto della Rogna,
dal dominus Gio. Eugenio Beccaria di Sondrio, ai domini Ludovico q. dominus
Simone Alberti, Melchione q. Lorenzo Melchione olim dicti Blaxii de Florinis
ed al mastro Gervasio q. Romerio de Groxino, anche a nome del dominus Simone
q. dominus Giovanni Alberti, tutti di Bormio. Ibidem, 4 dicembre 1559
(72) E’ il costo pattuito fra il dominus Vincenzo q.
nobiliuomo Gio. Brunoro de Prata di Montagna e il dominus Giovanni q. dominus
Battista Mazolati di Bormio, il 6 aprile 1562 (Ibidem, n. 1483, Gio. Giacomo
Merli).
(73) Nella supplica presentata al duca, così si
dice: Item supplicant cum aliqui et quidem plures homines dictae terrae
de Burmio dicantur debitores, seu dictum comune de Burmio aliquorum subjectorum
vestrorum et specialiter hominum Vallistelline pro vino eis dato antequam
dicta terra vestra fuerit derobata. La trascrizione è in: BESTA
E., Bormio …, cit., p. 225.
(74) A.S.So., Notarile, n. 1582, Martino Nobili, 9 dicembre
1558. Martino, il 7 dicembre 1556, aveva acquistato dal Sermondi vino per
£ 350 e s. 5, obbligandosi a saldare il debito entro S. Martino del
1557. Vedi regesto dell’atto in Appendice documentaria.
(75) Ibidem, n. 1339, Giovanni Varesio.
(76) Ibidem, n. 1556, Eugenio Quadrio. Il campo era così
coerenziato: 1. gli eredi del q. Giovanni olim Fomasio de Angelo e patrui
di S. Vitale 2. e 4. strada vicinale 3. ser Gio. Antonio Caselli. Il Sermondi
aveva acquistato vino, prodotto in Pendolasco, dai fratelli Paravicini
di Caspano, nel 1533 e nel 1543 da Zane Pelizzatti di Montagna (Vedi appendice
documentaria).
(77) E’ il caso di ser Nicolò q. Johannolini de
magistro Bono di Ponte, abitante nella contrada Gera di Chiuro, il quale
strinse questo patto con Gio. Gaudenzio figlio separato di Gaudenzio Madolini
di Camoasca (Engadina): suprascriptus Nicolaus creditor possit adire domum
habitationis suprascripti debitoris ad exigendum et consequendum suprascriptum
debitum unacum omnibus expensis que per ipsum Nicolaum pati contingerit,
ac etiam omnes expensiones ut supra faciendas per eum in itinere eundo
et redeundo tam equester quam pedester, et ultra ea omnia soldos 40 imp.
pro quolibet et singulo die, quo suprascriptus creditor steterit in mora
[…] incipiendo eo die qua suprascriptus creditor discessum fecerit ab eius
domo usque ad diem reditus sui usque ad eiusdem domum. Testimoni, fra gli
altri, furono Leonkeler q. Simone di Camoasca e Gian pizen Fofa di Bergognio.
A.S.So, Notarile, n. 1339, Giovanni Varesio, 18 febbraio 1553.
(78) Nel 1541 fu appaltato a ser Luchino Galli q. ser
Innocenzo di Pendolasco per la somma di £ 38 e soldi 5 imp. da saldare
in due rate (una entro Pasqua e l’altra entro S. Lorenzo) alla Venerabile
Scuola di S. Maria esistente presso la chiesa di S. Fedele. A.S.So., Notarile,
n. 975, Giovanolo Nobili, 7 gennaio 1541.
(79) F. PRANDI, Dalla pieve di Tresivio alla cura di
Pendolasco, in AA. VV., Pendolasco e l’Oratorio di Gesù Cristo Salvatore
o del SS. Crocifisso, Poggiridenti, 1994, p. 41.
(80) A. P. P., Fondo Pergamene, n. 9.
(81) A.S.So., Notarile, n. 477, Giovanni Panzera, 26
aprile 1484: ad Carboneram supra stratam maestram per quam itur a loco
dela Piaza (contrada di Montagna, dove aveva sede la chiesa di S. Giorgio)
ad Pendolaschum. Da lì proseguiva verso la Rogna dove, passato il
torrente omonimo, raggiungeva la contrada di Romanasco a Tresivio; sorpassato
il torrente Rhon si dirigeva verso Ponte e continuava verso l’alta valle.
(82) Sopra uno spiazzo, davanti alle case di abitazione
del dominus Antonio.
(83) In casa del notaio Gio. Andrea Merli
(84) Nella canepa di Iseppo.
(85) In casa del dottore in legge dominus Nicolò
q. dominus Andrea Carbonera.
(86) In casa del dottore in legge dominus Nicolò
q. dominus Andrea Carbonera.
(87) In platea magna (Piazza Cavour, cioè la cosiddetta
Piazza Vecchia), davanti alla porta della casa del dominus Viviano Marlianici.
(88) In platea magna, davanti alla porta della casa del
dominus Viviano Marlianici.
(89) Nella contrada della torre, nell’andedo sotto la
casa di Antonio.
(90) Nelle case di abitazione dei fratelli Lavizzari.
(91) Per bruschus si può intendere non dolce,
più che aspro; in: G. ANTONIOLI, R. BRACCHI, Dizionario etimologico
grosino, Grosio, 1995, alla voce brus-ch si legge: aspro, rude, sbrigativo.
L’espressione: vino dolce de pulveris non sono riuscita a scioglierla,
a meno che non si intenda vino addolcito artificialmente, in contrapposizione
al vino dolce prodotto naturalmente.
(92) L’espressione si può spiegare con: sale bianco
o pulito, contrapposto al sale sludro, cioè sporco. Vedi: Ibidem,
alle voci: lludrièr: insudiciare, imbrattare, inzaccherare e lludrión:
pasticcione, che si inzacchera facilmente mentre mangia.
(93) Nella casa del dominus Ferdinando Beccaria, sita
nella contrada di Masegra.
(94) Nella casa di abitazione dei Lavizzari.
(95) Nel Castello Masegra.
(96) Nel Castello Masegra.
(97) Nel Castello Masegra.
(98) Nel Castello Masegra.
(99) In casa di Codeo S. Benedetto.
(100) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(101) Nella stüa della casa del notaio.
(102) Nella stüa della casa del notaio.
(103) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(104) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(105) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(106) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(107) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(108) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(109) Sicuramente, anche se non specificato, si tratta
di debiti relativi all’acquisto di vino.
(110) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(111) Nella stüa che una volta era del dominus Floramando
Marlianici
(112) Davanti all’apoteca di ser Pietro Antonio.
(113) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(114) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(115) Nell’apoteca di Andrea Girardoni.
(116) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(117) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(118) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(119) L’obbligo fu rogato dal notaio Gio. Giacomo Malacrida
come consta da uno strumento di vendita rogato dal notaio Gio. Giorgio
Interiortoli (A.S.So., n. 662, 19 ottobre 1557) in cui Tonino Gottardi
vendette ai fratelli Girardoni l’utile dominio e il possesso su un prato
giacente nella contrada di Premadio, ad Pratum de mexo, di cui era investito
a livello da ser Giacomo Casolari di Bormio, e su un sedime di più
case con l’orto appresso, sito nello stesso luogo, di cui era investito
dal cavaliere Nicolò Alberti di Bormio. Il prezzo pattuito fu di
£ 500 imp., quelle per cui si era impegnato nel suddetto obbligo.
(120) Nell’apoteca dei fratelli Girardoni.
(121) Nella canepa dei creditori in contrada del Chioso.
(122) Nella casa degli eredi del q. dominus Codeo di
S. Benedetto.
(123) Nella corte delle case del mastro Togno.
(124) Nella canepa del notaio che si trovava sopra le
case di abitazione dei Pignotti.
(125) Nella canepa del notaio che si trovava sopra le
case di abitazione dei Pignotti.
(126) In strata publica que est intra domos et Turrim
ipsius Domini Antonii.
(127) Davanti alla casa del dominus Antonio, che è
vicino alle case dei Bormini di Boisio.
(128) In porticu quo itur ad Ecclesiam Sancti Fidelis.
(129) In porticu quo itur ad Ecclesiam Sancti Fidelis.
(130) In porticu quo itur ad Ecclesiam Sancti Fidelis.
(131) Nella casa d’abitazione dei fratelli Ferrari.
(132) Il rev. Michele Ferrari fu eletto curato della
chiesa di S. Fedele di Pendolasco il 28 ottobre 1549. Il 7 gennaio 1554
fu inoltre nominato parroco di S. Giorgio di Montagna, carica che tenne
fino al 1582, anno del suo decesso. A.S.SO., Notarile, n. 774, Paolo Ferrari
(133) Nelle case di abitazione di Gio. Andrea.
(134) Nella strada pubblica davanti alla porta della
casa di Gio. Gregorio.
(135) Nella casa di abitazione dei fratelli Ferrari.
(136) Nella stüa del dominus Paolo.
(137) Nella strada pubblica davanti alla corte delle
case della Scuola di S. Maria e S. Pietro.
(138) Nella stüa di Gio. Antonio.
(139) Nella strada pubblica vicino alla chiesa di S.
Giovanni Battista, che sorgeva a fianco della plebana.
(140) Nella stüa del dominus Gio. Maria.
(141) Presso la Piazza di Tresivio, davanti alla casa
del dominus Paolo Schenardi.
(142) Nella contrada di Prada, nella saletta di Vincenzo.
(143) Nella piazza pubblica vicino alle case del figlio
del q. dominus Paolo Schenardi.
(144) Il comune di Monte dell’Acqua comprendeva le contrade
a monte della chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Tresivio, comune nel quale
è confluito in età contemporanea.
(145) Nella contrada di Prada, nella stüa di Vincenzo.
(146) In casa di Filippo. |