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Il colera a Sondalo

di GIANNI SALA
 

Il canonico Fanti nelle sue note scrive: 1836, il colera morbus infierì in Italia ed altri regni. Anche in Valtellina, Sondrio, Tirano e Grosio ove ne morirono oltre trecento nei mesi d'estate.
Sondalo fu preservato l'a Dio mercé e della B(eata) V(ergine) oltre pubbliche preci. Si disposero preventivi come guardie nei luoghi di comunicazione, sullo stradale, ai confini delle montagne . Suffumigi nell'osteria in faccia alla chiesa del Boladore, ove io stesso, reduce dagli studi da Sondrio, il 25 luglio dovetti sottomettermi e poco mancò rimanessi soffocato per la troppa abbondante dose di ingredienti suffumigi fatti dal medico condotto Mottini di Grosotto , e dal Cursor comunale e mi rimase una tosse toccata allo stomaco per alcuni mesi.
Si fece voto dal popolo di far festa il giorno di s. Rocco colle funzioni e processione al Ponte per venti anni: ora è decaduta sebbene si facciano dal clero le funzioni e processione anno 1876  .
Le prime avvisaglie del male s'erano già avvertite cinque o sei anni prima e le autorità pubbliche s'erano date di fare per prevenire il contagio. Ad es. già il 18 agosto 1831 un dispaccio dell'Imperial Regio Commissario distrettuale di Tirano, certo Piccinini, alla Deputazione comunale recita: Se v'ha momento in cui la polizia sanitaria spiegar deve tutta la sua energia all'importantissimo scopo di conservare la pubblica salute, lo è fuor d'ogni dubbio questo in cui una terribile malattia qual'è il colera morbus imperversa in molte regioni d'Europa limitrofe a questi stati e vi mena quindi stragi.
Egli è perciò che seguendo gli ordini di recente abbassati dall'Imperial Regio Governo, trova quest'Ufficio del più stretto dovere di richiamare in proposito l'attenzione e la vigilanza delle Deputazioni Civili affinché non risparmino l'efficacia della loro opera onde allontanare ogni causa che potesse influire a danno dello stato sanitario.
E principalmente vigileranno le Deputazioni con ogni cura sui comestibili che si pongono in vendita, massime alle frutta, funghi, patate, ecc. visitandosi spesso in un col medico condotto, e quando si ritrovassero immature, guaste e non salubri, le farà immediatamente distruggere. Disporrà poi che le pubbliche vie e piazze si mantengano nella maggior nettezza e polizia possibile, facendo allontanare tutti quei mucchi di letame che sogliono collocarsi ne' cortili e nelle strade.
Visiterà pure in un col medico condotto e sarà all'uopo espurgare le abitazioni malsane e ristrette dagli indigenti, non che locali ove (come succede nelle filande e filatoi) per la qualità delle operazioni che si eseguiscono soglionsi ingenerare delle fetide esalazioni.
E siccome la classe degli indigenti in generale è la prima ad essere presa dalle malattie contagiose per mancanza di mezzi d'una solida sussistenza, così come sarà loro cura di procurare dei lavori ai poveri sia in opere pubbliche, sia presso i privati onde non manchino gli elementi per un sufficiente e salubre vivere.
Concerteranno inoltre gli istituti locali di beneficenza per alimentare i poveri incapaci al lavoro, eccitando anche la commiserazione di privati a soccorrerli all'uopo, su di che sono stati interessati anche i reverendi parrochi… .
Ciò che risultava strano era che mentre a Bormio non vi furono casi, infierì (come ha scritto il Fanti) a Grosio lasciando invece indenne il vicinissimo Grosotto per tornare a imperversare a Tirano, dove avrebbe colpito stranamente più le persone agiate che il popolo. Proprio per questo Francesco Visconti Venosta parla di morbo inesplicabile .
Il 26 agosto sempre del 1831, con una nuova circolare, il Commissario chiedeva la collaborazione dei parroci. A più facilmente conseguire li risultamenti delle governative disposizioni preservative del temuto cholera, dovrebbero essere stati, dagli Ordinari diocesani interessati anche li reverendi parrochi per indurre con opportune istruzioni le rispettive popolazioni alle necessarie riforme di polizia delle loro persone, delle strade, de cortili, della case e speculare ancora sulla qualità di cibi di cui usano.
Per collimare all'ottenimento di così importanti risultamenti da parte dell'autorità politica, che già da vari giorni a tale scopo travaglia, occorrendo a quest'ufficio di sapere se già siasi infatti da signori parrochi nell'argomento perorato, ne prega dalla asserita loro compiacenza un cenno, come continuare le efficaci loro instruzioni a tanto scopo tendenti  .
Ma la tentazione era tanta e la paura non era da meno, e poi forse i Sondalini e non solo loro, non si dimostravano sufficientemente ossequienti alle grida delle autorità, sta di fatto che il 3 settembre la Deputazione comunale scriveva al prevosto Cristani  pregandolo di pubblicare dal pubblico una nuova ordinanza dove si minacciavano anche sanzioni severe per gli inadempienti. Nel pregare la esperimentata di lei compiacenza, reverendo signor parroco, di pubblicare oggi dall'altare l'unita circolare ordinanza dell'Imperial Regio Commissario distrettuale, la s'incarica ancora di avvertire gli propri amministrati che resta loro accordato il termine perentorio di otto giorni per allontanare tutti quei mucchi di letame che si trovano ne cortili e nelle strade, diffidandoli che li renitenti saranno condannati a gravi multe pecuniarie se solvibili ed a rigorosi arresti se nulla possidenti.
Tanto collima a superiori emanate prescrizioni.
La Deputazione - Camozzi - Togni .
Nella primavera dell'anno seguente le cose non dovevano essere per niente migliorate perché una ennesima circolare commissariale giungeva a proibire le processioni .
Ecco il testo: 
D'ordine superiore vennero proibite generalmente per l'anno 1832 le processioni fuori dal luogo delle rispettive parrocchie a motivo delle malattie, che da tali pellegrinaggi facilmente ne derivano. Ciò le si comunica per la più esatta osservanza.
Sondalo 26 agosto 1832
La deputazione
Pozzi - Togni 

Da noi, comunque, si registrò un aumento nei decessi alquanto superiore alla media degli altri anni: nel 1831 furono 27, nel 32 salirono a 46, nel 33 a 66, nel 34 a 53, nel 35 a 39, nel 36 a 44, nel 37 a 41. Stranamente, però, tra le cause di morte non figura mai il colera. Sono tantissimi i morti per gotta, molti anche i malati di petto, tanti bambini morti perché nati immaturi, ma nessuno risulta morto a causa del colera. Nei paesi vicini, pare corresse voce che i Sondalini si premunissero contro il male nutrendosi con latte e carne di capra e riparando sulle contrade di Monte Feleit. Forse i medici locali furono anche più diligenti nel praticare le vaccinazioni, cosa che in altri paesi pare fosse alquanto trascurata, Infatti la circolare 1936/134 dell'Imperial Regia Delegazione Provinciale all'Imperial Regio Commissariato Distrettuale di Tirano, datata 14 maggio 1835, lamenta trascuratezza da parte di certi medici del distretto.
Torna di vivo dispiacere alla Delegazione d'osservare come negli ultimi scorsi anni sia venuta meno la solerzia dei medici vaccinatori in questa provincia. Cosicché in luogo di sempre più progredire siffatta operazione (com'era avvenuto negli anni antecedenti), parve anzi andasse in decremento dando risultati numerici minori.
Laonde diede motivo all'Imperial Regio Governo medesimo di osservare con dispaccio 15 febbraio prossimo passato la propria dispiacenza con ingiunzione di riferire di qualche mancanza in detto argomento.
Di conseguenza la stessa circolare dava incarico al Commissario di richiamare il personale sanitario impiegato nella vaccinazione al più esatto disimpegno del proprio dover in oggetto cotanto importante, comunicando ai medici ed ai reverendi Parrochi e Deputati comunali pur anco la sopraccitata governativa dispiacenza.
Veniva poi raccomandato ai vaccinatori l'obbligo assoluto di ripetere quante volte può occorrere l'operazione dell'innesto, sicché ciascuno dei comunisti (abitanti del Comune) rimanga privo di salutare preservativo, al quale intanto non dovrà prescindere il medico dal recarsi di recarsi di persona, se invitato da un membro della Deputazioni e dal parroco, due volte all'anno alla visita domiciliare, onde formare l'elenco B. dei vaccinandi.
Infine al Commissario veniva fatto preciso dovere giusta l'ordine superiore di riferire intorno a quelli, sia medico, sia altro allegato, che si rendessero colpevoli di qualche negligenza o mancanza in siffatto oggetto per qualche misura di rigore che potessero essere del caso .
Una spiegazione esauriente al diffondersi del male però sarà ben difficile trovarla. Sicché non ebbe tutti i torti Francesco Visconti Venosta parlando di morbo inesplicabile.
Nei registri civili della parrocchia di Grosio, dove la popolazione doveva essere più o meno la stessa che da noi, nel 1836 i morti sono 145 e per 95  deceduti tra il 20 giugno e l'agosto, la causa della morte è espressamente indicata nel colera. Per arrivare ai trecento ai quali accennava il canonico Fanti, bisognerebbe comunque aggiungerne almeno altrettanti. Va però tenuto presente che mancano quelli funerati nella parrocchia di Ravoledo e nell'allora vice parrocchia di Tiolo. Meraviglia, inoltre, la differenza tra i dati dei registri civili, che, in quell'epoca per disposizioni governative, erano compilati anch'essi dal parroco. Nei registri ecclesiastici i morti elencati sono soltanto 31, in quelli civili, come si è detto, sono 145. Ma il motivo è semplice: per molti, data la paura e il pericolo del contagio, la sepoltura avveniva senza funerale religioso.
Va, infine, tenuto presente che la vaccinazione parrebbe riferirsi più al vaiuolo che al colera.
Che l'epidemia di colera abbia causato anche il vaiuolo? Non è da escludere, perché i mali non vengono mai uno alla volta.
Ma, evidentemente, le prevenzioni a riguardo delle vaccinazioni erano parecchie. Del resto alcuni medici stessi erano contrari. In questo caso, però, se scoperti, venivano immediatamente dimessi dalle condotte. Date le circostanze, poi, vennero riesumate e rimesse in vigore disposizioni di legge emanate in anni precedenti in situazioni analoghe.
Così nessuno poteva essere ricevuto ne' collegi, negli orfanotrofi, ed in qualunque altro stabilimento avente convitto sia pubblico che privato, né poteva avere una pensione o sussidio per mantenersi agli studi se non fosse stato munito del certificato di vaccinazioni, o se non avesse potuto provare di aver avuto il vaiuolo umano.
Agli stessi Istituti di beneficenza era proibito dare sussidi a quei genitori i quali non avessero presentato il certificato di vaccinazione de' loro figli o il certificato comprovante che i medesimi avessero avuto il vaiuolo umano.
Alla Congregazione municipale o alla Deputazione all'Amministrazione comunale, poi, era fatto obbligo di fare tosto affiggere sopra porta della casa ove si fosse trovato il vaioloso un cartello a caratteri intelligibili l'iscrizione: «Nella famiglia di … abitante in questa casa si è manifestato il vaiuolo umano» e tutta la famiglia e tutti coloro i quali avevano avuto la comunicazione col vaioloso venivano messi sotto rigoroso sequestro nella stessa di lui casa, donde non potevano uscire se non dopo la guarigione o la morte dell'infetto e dopo che fossero stati praticati gli spurghi alle persone e agli effetti e masserizie contaminate. Se la famiglia del vaioloso non era in grado di sostenerle, le spese del sequestro e degli spurghi erano a carico della stessa, se, invece la famiglia era miserabile, lo che doveva, però comprovarsi nelle forme legali, erano a carico dello Stato.
Le leggi disponevano inoltre che i cadaveri delle persone morte di vaiuolo umano venissero trasportati entro il termine di ventiquattr'ore dopo la morte direttamente dalla casa al cimitero senza accompagnamento di sacerdoti, né di altre persone, tranne quelle necessarie al trasporto.
Non basta: le Congregazioni municipali dovevano notificare immediatamente alle Delegazioni provinciali il nome, il cognome e la condizione dei genitori e tutori di quegli individui che fossero morti di vaiuolo umano, acciocché fossero denunciati al pubblico nelle gazzette quali persone che, dominate dai pregiudizi, avevano preferito di sacrificare i loro figli o pupilli, anziché far uso del mezzo che loro offriva il Governo colla vaccinazione per salvarli.
Nella campagna, poi, i parrochi dovevano leggere dal pulpito ogni tre mesi i nomi degli individui che fossero morti di vaiuolo umano nel trimestre precedente e con breve, ma chiara allocuzione dovevano far sentire ai genitori il dovere che avevano verso Dio e lo Stato di non trascurare un mezzo che tendeva a preservare i loro figli da molte difformità e malattie e dalla morte .
Naturalmente col tempo le cose andarono normalizzandosi, ma il pericolo e la paura continuarono a lungo e talvolta pubblici amministratori si dimostravano anche più zelanti del necessario. È vero d'altra parte che la prudenza non è mai troppa. Il 30 luglio 1855 Mons. Calcaterra, vicario generale della diocesi, oltre a raccomandare ai parroci di evitare per quanto possibile l'eccessiva concentrazione di popolo, li invitava ad essere brevi nelle loro celebrazioni e a tenerle nelle ore meno calde. Così in data 16 agosto 1855, la fabbriceria di Sondalo si vide recapitare la seguente missiva a firma del locale deputato politico tale Gaspare Cenini: È un fatto innegabile che al mattino e in seguito alle adunanze popolari (sic!) nella chiesa parrocchiale di Sondalo durante i mesi d'estate si trova un'aria assai dispiacente tufetica che pare quasi impedisca la respirazione o sconvolga l'interno, causa che alcuni amalano o che per non essere sturbati d'eggino rimanere in su le porte e ne d'intorni della chiesa, cosa che molto potrebbe nuocere anche nelle presenti circostanze della dominazione in provincie a noi vicine del morbo asiatico. Un tanto inconveniente potrebbe essere tolto con tenere aperti durante i mesi caldi i finestroni più elevati della chiesa parrocchiale. Ella impertanto disporrà, ogni eccezzione rimossa, che per domenica prossima ventura tali finestroni sieno aperti e tenuti aperti sino a nuovo avviso . Altro che le odierne ASL! D'altra parte, è vero, oggi si può anche sorridere, ma allora… Ancora il canonico Fanti scrive che nel 1854 scoppiò di nuovo il colera in Sondrio e circonvicini fino a Tirano, ma leggero. Infierì in Europa, Lombardo Veneto, Italia, Piemonte, Francia. Dunque non c'era per nulla da scherzare. 

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